La donna di nessuno

La donna di nessuno

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Opera prima di Vincenzo Marano, italiano trapiantato in Francia, La donna di nessuno non è pellicola da liquidare come quasi tutte quelle che affollano il cartellone estivo nostrano. Non lo è soprattutto grazie a un’interessante parte iniziale, dove il registro registico impreciso, squilibrato, se non slabbrato di Marano riesce a condurre agilmente gli orizzonti torbidi che il film sottende.

Il giudice e la escort (una storia italiana?)

Una prostituta di lusso, un giudice arrivista, una giornalista incorruttibile, tre culture differenti, tre essere umani con nessun valore in comune. Tre vite che si incontrano e scontrano per poi annullarsi definitivamente in un epilogo doloroso e drammatico. Sullo sfondo di una inchiesta della polizia circa il presunto suicidio di una prostituta di nome Maddalena, testimone chiave nel processo contro una famosa maitresse, Sarah, Delvaux e Jeanne si incontreranno… [sinossi]

Nell’estate degli scandali e soprattutto delle escort, invitate ricattate pagate minacciate coccolate e infine molto incazzate per non aver ricevuto in cambio quello che era stato loro promesso, arriva questo film non freschissimo (è uscito in Francia ad aprile dello scorso anno) ma attualissimo per le tematiche affrontate. A dirigerlo troviamo Vincenzo Marano, regista italiano trapiantato oltralpe che lavora prevalentemente per la televisione, dove mette la firma in molte serie tv: La donna di nessuno è dunque il suo esordio sul grande schermo e non poteva certo aspettare un periodo migliore di questo per presentare la sua pellicola nel nostro paese. Al centro del film, infatti, vi è una società che gestisce una nidiata di belle ragazze, la quale finisce in mezzo a un polverone giudiziario dopo che alcune delle signorine vengono beccate con i loro nasini sporchi di polvere bianca. Ci scapperà anche il morto, come chiede giustamente il genere (noir) al quale il film prova ad appartenere, in mezzo a tanti risvolti sentimentali, parecchi cliché e a qualche situazione un poco pruriginosa.

La donna di nessuno non è però pellicola da liquidare come quasi tutte quelle che affollano il cartellone estivo nostrano (a proposito, quando i nostri distributori cominceranno a sfruttare degnamente questo periodo? Tra settembre e ottobre sono già imprecisate le pellicole annunciate, che non faranno altro che sbranarsi a vicenda, sottraendosi pubblico vicendevolmente). Non lo è soprattutto grazie a un’interessante parte iniziale, dove il registro registico impreciso, squilibrato, se non slabbrato di Marano riesce a condurre agilmente gli orizzonti torbidi che il film sottende. Cinefilo e intellettuale quanto basta, l’incipit a là Atalante certo è parecchio abusato così come i canti gregoriani che qua e là prendono piede nel film, il film si fa notare soprattutto per certe disincantate sospensioni narrative, certe licenze che l’autore pare prendersi e nelle quali il suo sguardo (interessante) permea spazi misteriosi, come nei lunghi corridoi nei quali (in)segue i personaggi con la steadycam. I problemi sorgono casomai successivamente, nel momento esatto in cui Marano inizia a occhieggiare qua e là col melò – del quale non sembra sviscerarne bene quell’anima tutta fatta di carne, spesso viva e pulsante – provando dunque a continuare a giocare coi generi ma al tempo stesso credendo sempre più in un’autorialità più esibita che realmente posseduta.

Eccolo dunque forzare qualche situazione ben oltre il limite (nel rapporto tra la giornalista e il suo caporedattore, ad esempio), tinteggiando qua e là personaggi perlopiù malamente abbozzati se non decisamente fuori contesto (chissà cosa potrebbe pensare il nostro Premier del giudice arrivista e carrierista che inventa casi di sana piante), e soprattutto spingere assai verso una soluzione tutta sentimentale dell’intreccio, con trielli paradossali e vagamente ridicoli, decidendo dunque di risolvere l’intricato enigma con le sole forze dell’amore e del sesso e lasciando per strada l’interessante evolversi della questione giudiziaria. In fondo trova anche il tempo per servire una morale rischiosa: nel mondo della prostituzione (almeno di quella d’alto borgo) c’è più moralità che nella giustizia o nella polizia, che però fa molto più effetto sulla carta che sullo schermo. Marano insomma sembra dirci che in questo mondo di squali, serviti in testa e in coda al film forse perché preoccupato che l’opera non lo suggerisse abbastanza, non si salva proprio nessuno, e che prima di giudicare una bella signora che vende il proprio corpo (non svendendolo, sia chiaro) bisognerebbe farsi un esamino di coscienza. In effetti potrebbe anche essere la tesi difensiva di un azzeccagarbugli chiamato a parare le toppe di un potente semplicemente troppo generoso.

Info
Il trailer de La donna di nessuno.

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