In viaggio sulla Malastrada
Un viaggio nella galassia Malastrada, centro autonomo di produzione e diffusione dal basso nato per volontà di due ragazzi di Catania, Alessandro Gagliardo e Giuseppe Spina.
C’è un luogo, nella sterminata topografia del web, dove quello che una volta si sarebbe chiamato cinema sembra addensarsi prepotentemente per dare forma a un progetto coerente e coraggioso di alterità. È l’indirizzo che risponde al nome di malastrada.film, centro autonomo di produzione e diffusione dal basso, crocevia di atti creativi e percorsi espressivi apparentemente molto distanti tra loro. Nato da appena un lustro per volontà di due ragazzi di Catania (Alessandro Gagliardo e Giuseppe Spina) allo scopo di riconoscere e sostenere quei cineasti che lavorano in modo ostinato e appartato nei territori del cinema come arte, il website della malastrada si configura come un vero e proprio palinsesto di distribuzione alternativa interamente immolato al cinema di ricerca, forte di un catalogo di lavori in costante aggiornamento, editati in dvd e pronti per essere divulgati direttamente on-demand, in base alle richieste che giungono dalla rete. Sezione store a parte, sul loro sito ci si può davvero ubriacare davanti alla quantità sterminata di note, appunti, immagini, video, tracciati, progetti messi a disposizione dell’internauta; segno dell’enorme lavoro da cani da tartufo che la malastrada sta portando avanti negli ultimi anni, setacciando tra Italia, Francia e persino Uruguay le pratiche audiovisive più scomode e isolate, per metterle finalmente a disposizione di un pubblico alla ricerca di altro (cinema). I più brevi tra questi lavori sono integralmente e gratuitamente visibili on-streaming, con una qualità audio video finalmente degna (tutt’altra cosa dallo standard da supermercato della visione cui ci ha abituato YouTube), mentre di tutti gli altri sono comunque presenti degli assaggi significativi, che fanno da invito alla successiva fruizione in dvd.
L’offerta spazia dai videosaggi di Canecapovolto agli esperimenti di collage di Virgilio Villoresi, dalla videoarte di Jean Françoise Neplaz all’animazione sperimentale di Paolo Bonfiglio (Mater), dall’incredibile lavoro in stop-motion realizzato con sculture in ferro, legno e bulloni dall’artista francese Gregory Petitqueux (Gramma) fino al tarkovskijano Una ballata bianca di Stefano Odoardi, dall’ultrarealismo dell’uruguaiano Hector Javier di Lavello Occhiuzzi (El Rey del Viento) esempio di cinema in prima persona, impressionista e animista, che si propone di registrare, più che quel che si vede, «ciò che si prova di fronte a una determinata situazione», all’interessantissimo manucinema di Tuia Cherici, un neologismo «ricavato dall’idea di cine-manufatto: qualcosa di impastato con le mani ed esposto alla lente di una videocamera». Non poteva mancare, nell’elenco dei cineasti da diffondere, un appartato per vocazione del cinema indipendente contemporaneo come Davide Manuli, di cui sono visibili integralmente tutti i cortometraggi (significativamente realizzati in bianco e nero e in 16mm, come i suoi due lungometraggi) mentre è disponibile in dvd il suo Inuit – Inauditi, viaggio al Polo Nord intorno ai segreti della telemedicina.
Ad accomunare i gesti di autori così visceralmente e geograficamente distanti è un’etica e una qualità dello sguardo di cui in questi tempi avvertiamo un disperato bisogno: un rigore scopico che non conosce compromessi. È come se malastrada.film stesse tracciando un percorso, un’idea di cinema forte e riconoscibile, legata a un’estetica limpida, netta, consacrata all’autenticità del mondo che si sceglie di interpretare, attenta a sondare la materia in esso contenuta senza il filtro di schematismi preconcetti, ma con un abbandono, semmai, e una sincerità totali; un gesto che include disciplina (con conseguente ascesi dei mezzi tecnici) e sensibilità da antropologo del tutto estranee al contesto del cinema industriale. E un cinema, ancora una volta, che si interroga sul senso stesso del narrare, sull’operazione stessa del “fare”, del “fare arte” e formalizzare (nel senso di “mettere in forma”) un’idea, una visione del mondo, un evento o una realtà data.
È in questo senso che il progetto “cinemautonome”, una delle principali direttrici di lavoro ripercorribili attraverso il sito, acquista vitalità e valore indiscutibili: perfezionando la modalità produttiva dal basso già sperimentata nei due lavori realizzati direttamente dai ragazzi della malastrada (il documentario 13 variazioni su un tema barocco e l’intenso Même Pére Même Mére, entrambi concepiti attraverso una campagna di coproduzione che ha riguardato più di 1500 piccoli finanziatori), sono stati messi in cantiere ben cinque progetti audiovisivi, che allo stato attuale si configurano come delle preziose playlist di appunti per un film da farsi: documenti programmatici del progetto fin dalla sua fase di ideazione, formazione e sviluppo, materiali video, diari, note di regia e di produzione offerti allo spettatore/visitatore per uno scambio che sia davvero reale, creativo e prolifico. Per un cinema indipendente e di ricerca che sia condivisibile dal basso, democraticamente, fin dalla sua prima apparizione. E che sia davvero, come recita lo slogan in home-page, «povero, aperto, sinergico e soggettivo!».
Info
Il sito di Malastrada.

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