Caro papà
di Dino Risi
Continua a poco più di un anno dalla morte la riscoperta di alcune opere del grande regista Dino Risi. In questo caso si può parlare di una rispolveratura, in quanto Caro Papà risultava abbastanza dimenticato. Capita talvolta di rivedere in televisione le peripezie del Gassman anni Sessanta, allegro mascalzone che Risi ha ritratto ne Il sorpasso, Il gaucho, o Il tigre, oltre ovviamente all’immortale I mostri. Negli anni Settanta invece, come diversi registi della commedia all’italiana, Risi trasforma le risate in sempre maggiori riflessioni angosciate e dubbiose sull’Italia del dopo boom economico; ciò ne rende più difficile l’accesso all’etere, in special modo negli ultimi anni. Ben venga quindi l’edizione DVD della 01.
Un industriale italiano, che vota a sinistra ma ha fatto i soldi appoggiandosi ai governi di centro-destra, scopre con angoscia che il figlio studente è un terrorista. Rinviene infatti un diario, nel quale è dettagliatamente descritta una seduta in cui si è decisa l’esecuzione di un magnate il cui nome comincia per “P”. Il protagonista si rompe il capo ad indovinare quale suo collega con quell’iniziale è nel mirino del killer… [sinossi]
Quello di Dino Risi, nella fase più matura della carriera, è un percorso non dissimile dai vari Monicelli e Comencini, che ci ricorda ancora una volta come quel modello di cinema cercasse con costanza immutata, pur nei tardi anni Settanta, di interpretare la società, nonostante quella società gli fosse evidentemente sfuggita di mano e dove gli strumenti per codificarla continuavano a essere i soliti, a partire dal rigore della sceneggiatura, che infatti ricalca modelli non intaccati dalla nuova epoca. Non un film che snatura quindi il vecchio Risi, non un film giovane, o militante sulle tensioni degli anni Settanta, ma se vogliamo il punto di vista della generazione dei padri rispetto ai figli. Perché Caro papà (1979) parla dell’ingrato argomento del terrorismo, e lo fa raccontando di un padre, uomo d’alta finanza e intrallazzatore, con contatti politici importanti, che scopre che il taciturno figlio ventenne è implicato nel terrorismo di sinistra.
Un elemento chiaro di continuità col passato è sicuramente la presenza di Gassman, ed è forse questo che colpisce maggiormente guardando ora all’intera opera di Risi; poiché al di là della qualità del film, non così illuminante forse a livello di tesi su un argomento su cui diversi registi si sono meglio cimentati prima e dopo il 1979 (anno di uscita del film e momento chiave del dibattito sul terrorismo dopo l’omicidio Moro), la figura che il grande attore interpreta traccia una linea precisa non solo all’interno del suo percorso cinematografico ma anche, ovviamente, nell’ambito del ruolo che qui incarna, un esponente di quella classe dirigente che popolò il nostro dopoguerra, e che in Caro papà viene descritta fedelmente. L’imprenditore che ha scoperto il potere dei soldi e si batte per la difesa di questo potere, associandosi perciò ad altri industriali e politici con gli stessi fini, donnaiolo e che mercifica i propri affetti (i regali all’amante e ai figli per tenerseli vicini come prova evidente), in passato è stato un partigiano ma ne ha completamente perduto le prospettive ricordandolo come un vuoto vanto di gioventù.
Simile personaggio lo ritroviamo protagonista de Il nome del popolo italiano, probabilmente il miglior film di Risi negli anni Settanta insieme a Profumo di donna. Ma ne riconosciamo le movenze e l’ipocrisia anche in Gianni, l’ex partigiano che si vergogna della sua vita lussuosa quando rivede i vecchi compagni in C’eravamo tanto amati di Scola. Il trasformismo e l’opportunismo sono un tipico vizio italiano e borghese, sembrano dirci Risi e Gassman, e certo questo le nuove generazioni non possono perdonarlo. Tuttavia i toni farseschi e satirici che sembrano muoversi sulla scia di una famosa canzone di Gaber (“i borghesi son tutti dei porci… più son grassi più c’hanno i milioni…”), tipici del regista, riescono molto più quando si descrive Gassman con la sua gigioneria nelle feste in villa con affaristi e onorevoli DC con tanto di amante, tutti ottimi caratteristi, mentre quando esce dalla macchietta, ma anche dal surreale, rimane lacunosa e arida la descrizione dei ventenni pieni di risentimento e disprezzo nei confronti della generazione dei padri.
In qualche modo il pantano del dramma psicologico imprigiona Caro papà quando si confrontano padre e figlio, come se non si riuscisse a tirar fuori verità da una situazione che talvolta li vede uno di fronte all’altro più per i concetti che si vogliono veicolare che per le persone che incarnano, e in altri momenti viceversa i sentimenti prevalgono sul discorso del problema sociale e politico. E in tutto ciò, insolitamente per Risi, predomina un ambiente da camera, con ville spaziose e semivuote che accrescono il vuoto che si presume avverta il terrorista nei confronti di quel mondo che l’ha cresciuto.
Difficile comunque giudicare un film del genere, anche nell’angoscioso finale dove si abbandona decisamente la commedia, che ricorda molto la trasformazione di Monicelli nel celebre Un borghese piccolo piccolo, che precede di due anni il film, forse perché davvero le avvisaglie degli anni Sessanta partendo da Una vita difficile, storia amarissima ancora di un ex partigiano stavolta non piegato al clientelismo, non permettono anni dopo di ironizzarci sopra. Si può tacciare Caro papà di forzature inverosimili, tuttavia come direbbe Pirandello ci sono le avvertenze sugli scrupoli della fantasia: al di là della funzionalità drammatica, la vicenda ricalca in modo simile quella di Marco Donat-Cattin, terrorista arrestato nel 1980, un anno dopo il film, che sgomentò l’opinone pubblica perché figlio di un importante esponente della Democrazia Cristiana. Nota negativa all’edizione DVD della 01 è la mancanza di contenuti extra, che per un film del genere, in disparte com’è rispetto alla storia del cinema e alle tematiche dell’Italia attuale, avrebbero certo fatto comodo.
Info
Il trailer di Caro papà.
La scheda di Caro papà sul sito della 01.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Caro papà
- Paese/Anno: Canada, Francia, Italia | 1979
- Regia: Dino Risi
- Fotografia: Tonino Delli Colli
- Montaggio: Alberto Gallitti
- Interpreti: Andrée Lachapelle, Andrew Lord Miller, Antonio Maimone, Aurore Clément, Clara Colosimo, Don Arrès, Gérard Arthur, Ileana Fraia, Joanne Côté, Julien Guiomar, Mario Verdon, Nguyen Duong Don, Nola Evans, Piero Del Papa, Pino Ferrara, Sergio Ciulli, Sonny Forbes, Stefano Madia, Terence Haig, Vittorio Gassman
- Colonna sonora: Manuel De Sica
- Produzione: AMLF, Dean Film, Les Films Prospec Inc.
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 105'




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