Narciso, dietro i cannoni, davanti ai muli
di Dario Baldi, Marcello Baldi
Film testamento per il compianto Marcello Baldi, deceduto durante le riprese, Narciso, dietro i cannoni, davanti ai muli (portato a termine dal figlio del regista, Dario Baldi) non manca di sincerità ma appare approssimativo, semplicistico, privo di una reale forza.
Nonno Ciso soccombe ai cattivi produttori
Ciso Dal Cason è un anziano signore, da sempre vissuto in montagna. All’improvviso la sua esistenza viene scossa dal ritorno del figlio Tommaso, scomparso vent’anni prima. Con lui la compagna indiana e il loro bimbo Samir, di sei anni. Tra nonno e nipotino si instaura fin da subito una speciale intesa, un solido legame d’affetto che supera ogni barriera e pregiudizio legato alla diversità di culture e tradizioni. Da parte sua, Ciso cerca di tramandare al piccolo il patrimonio dei valori alpini, il rispetto per l’ambiente, il sacrificio, il silenzio e la semplicità della vita in montagna. [sinossi]
Senza dubbio uno dei difetti, o debolezze, che non manca storicamente allo spettatore è il cinismo; inteso soprattutto come schietto e crudele godimento di ciò per cui i fautori di uno spettacolo, sia cinema, teatro o dintorni, danno tutto sé stessi sacrificandosi. Tra queste forme di esibizione un posto a parte meritano i festival, in quanto vi è una sorta di prolungamento forzato nel tempo dello spettacolo, con sfilate più o meno mondane, (auto)celebrazioni e nel mezzo, a volte con la sensazione di corpi estranei, per l’appunto i film. Fatto sta che il suddetto cinismo di chi osserva, nel caso del RIFF, ha messo in secondo piano Narciso, dietro i cannoni, davanti ai muli, premiato come miglior film italiano, considerando la sua proiezione uno spettacolo minore rispetto alla sua presentazione. Si era già partiti col peso, enorme per chi ne doveva parlare, della morte di Marcello Baldi, regista di lungo corso deceduto dopo le riprese (un tragico accadimento che forse ha influito nella scelta del premio), facendo sì che il figlio (coautore del soggetto) portasse a termine il montaggio. Ahinoi anche questo evento è stato spettacolarizzato, soprattutto perché il produttore Paolo Ghezzi, dopo tante parole col groppo in gola verso il regista scomparso, e indignate verso il sistema produttivo italiano, si ritrovava poi al centro di un’improvvisa protesta in sala. Ad animarla una parte, e anche cospicua, della troupe, che faceva presente al pubblico che il loro datore di lavoro non li pagava da un anno e mezzo, tra l’altro negandosi continuamente a chiunque di loro. Al culmine delle accuse, piuttosto gravi e (sembrerebbe) documentate, fatte al produttore persino qualcuno del pubblico sin lì ammutolito si univa agli insulti rivolti verso chi si beava di essere una vittima, scopertosi invece un truffatore del sistema cinema. Questo era davvero un segnale di coinvolgimento, come a volte accade nel picco drammatico di una vicenda di finzione. Ma al di là di una punta di spietato divertimento nell’interessarsi a una situazione piuttosto grave, e che purtroppo è un’importante testimonianza su chi fa cinema in Italia (e, peggio ancora, indipendente), avremmo voluto che Narciso si fosse dimostrato superiore come grado emotivo al suo preludio, cosa che poi purtroppo non si è verificata. Sì, perché il film sin da subito sembra volersi reggere sulle spalle, robuste ma non abbastanza, di Herlitzka (che tra l’altro, pur non intervenendo, ha solidarizzato con la troupe). Un attore che porta con sé una rara grazia, mai convenzionale nelle interpretazioni, compassato e intenso in ogni gesto, cui si accompagna profondamente il suo volto scavato. Il problema è che, tra le montagne del Trentino, Herlitzka deve fare i salti mortali per divincolarsi dalla semplicità, che diventa banalità, della storia di cui è protagonista.
L’intreccio è tuttavia abbastanza articolato con il vecchio Narciso, ex alpino da sempre vissuto tra le montagne che ritrova il figliol prodigo tornato dall’India, con tanto di moglie e nipote extracomunitari e dunque, è presto detto, con una bigotta comunità paesana che cercherà di mettere i bastoni tra le ruote all’idillio che va a formarsi tra il vecchio e il nuovo, rappresentati da “nonno Ciso” con i suoi valori arcaici e dal suo nipotino, proveniente da un altro mondo. Un rapporto che, né più né meno, ricorda quello di Heidi con il nonno, con quest’ultimo che si fa portatore della sapienza di un luogo e con esso di un mondo che rischia di sparire, fatto soprattutto di fatica quotidiana, piccoli pascoli, allevamenti e prodotti fatti in casa con maestria, cose su cui far convergere l’entusiamo dell’infanzia. Una responsabilità che Herlitzka sopporta a pieno, quasi che gli unici personaggi veri fossero lui e la montagna, verso la quale sembrano nascostamente rivolgersi le sue parole. Il problema però è il fardello di patetismo al limite del ricattatorio che Baldi carica sulla storia: le peggiori sventure dovrà sopportare Narciso prima che il suo cuore ceda (si capisce immediatamente dal piglio malinconico che il vecchio saggio prima o poi dovrà lasciarci), compresa una malattia incurabile del figlio, integerrimo lavoratore al limite della santità nonostante le crisi.
Ciò concorre a rendere Narciso una favola malinconica ma piuttosto pessimista, che parla dell’uomo e della natura, e dell’incontro fra culture diverse, pesantemente retorica e prevedibile, ma che si segue abbastanza bene, anche per la buona aderenza al reale grazie ad azzeccate facce e parlate locali. Non crediamo possa trovare un interesse distributivo proprio per la sua pochezza, accresciuta poi da una fotografia piuttosto sciatta, e da qualche errore evidente di raccordo. Ci viene il sospetto, visto l’onesto mestiere del regista scomparso, che qualcosa tra budget ed organizzazione non abbia funzionato a dovere, e torniamo dunque a quella drammatica introduzione in sala che in fin dei conti riesce a spiegare molte cose sul risultato in pellicola.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Narciso, dietro i cannoni, davanti ai muli
- Paese/Anno: Italia | 2008
- Regia: Dario Baldi, Marcello Baldi
- Sceneggiatura: Dario Baldi, Marcello Baldi
- Fotografia: Maurizio Tiella, Ugo Menegatti
- Interpreti: Alessandro Di Natale, Amina Sayed, Catherine Feller , Gennaro Piccirillo, Roberto Herlitzka
- Colonna sonora: Giuliano Sangiorgi
- Produzione: Nervous Pixels
- Durata: 95'

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