Luis Buñuel – Volume 2

Luis Buñuel – Volume 2

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Decisamente meritoria e degna di nota l’iniziativa della RaroVideo di editare in dvd le opere di Luis Buñuel: dopo il cofanetto L’occhio tagliato: la ferita del cinema, comprendente le opere degli esordi (Un chien andalou, L’âge d’or e Las Hurdes), tocca ora a Box Buñuel 2. Un titolo decisamente più scarno, dunque, ma che non deve assolutamente trarre in inganno; e già, perché con ogni probabilità questo secondo appuntamento con il cinema del maestro spagnolo rischia di essere ancor più deflagrante, bomba impazzita destinata a esplodere quando meno ce lo si aspetta.

Laddove infatti i film sopracitati, pur nella loro splendida urgenza eversiva, hanno avuto comunque modo e tempo per essere storicizzati e metabolizzati dalla storia del cinema, il discorso si fa sensibilmente diverso nell’andare a ripescare titoli quali Adolescenza torbidaL’illusione viaggia in tranvai Salita al cielo, ovvero le opere che avrete modo di trovare in questo Box Buñuel 2: di tutte le “ere” attraversate da Buñuel nel corso della sua esperienza artistica, la parentesi messicana è quella rimasta più oscura, per lo meno agli occhi del grande pubblico. Certo, ogni cinefilo che si rispetti ha avuto l’occasione di inchinarsi di fronte a L’angelo sterminatoreEl o Viridiana, ma chi mai metterebbe la mano sul fuoco nell’affermare lo stesso per quel che concerne Il grande teschioLos Olvidados – a nostro modesto avviso uno dei suoi più alti capolavori –, Il fiume e la morte Il bruto? In realtà il periodo centroamericano, per quanto abbia rappresentato gran parte della vita artistica e civile di Luis Buñuel (vi si trasferì a ridosso dell’affermazione in Spagna della dittatura filo-fascista guidata da Francisco Franco, e vi restò fino alla morte nonostante i numerosi passaggi in Francia), continua a essere spesso e volentieri messo in secondo piano dalla critica, propensa a preferirgli sia l’esperienza surrealista che le opere della maturità – TristanaIl fascino discreto della borghesiaIl fantasma della libertà e Quell’oscuro oggetto del desiderio –: scelta persino comprensibile, visto e considerato che si sta parlando di creature partorite a pochi passi dalla perfezione, ma che comporta una parziale incomprensione della poetica stessa del cineasta iberico.

Prendiamo a esempio, per entrare nel merito della disamina, proprio i tre film che compongono il cofanetto in questione: Adolescenza torbidaSalita al cielo L’illusione viaggia in tranvai sono senza dubbio opere interessanti, argute, a dir poco seducenti. Non rientrano, sia ben chiaro, nell’empireo del portfolio artistico buñueliano, ma ciò non significa che non rappresentino, forse anche con maggior chiarezza rispetto a opere assai più riuscite, l’indole creativa del loro autore: perché il viaggio intrapreso da Buñuel nel corso della sua esistenza, fin dall’immortale sequenza dell’occhio tagliato su cui abbiamo avuto la sorte di soffermarci durante la lettura critica di Un chien andalou, si è dimostrato con il passare degli anni e dei decenni sempre più coerente e incorruttibile. Come i protagonisti de L’illusione viaggia in tranvai prendono possesso di una vettura destinata alla rottamazione a la trascinano nella calca urbana, sconvolgendo di fatto una prassi sì stratificata da non essere più nemmeno compresa dai cittadini (ovvero l’idea che un tram debba seguire un percorso obbligato e che sia obbligatorio pagare un biglietto per salirvi a bordo), così Luis Buñuel ha costruito film dopo film, in maniera certosina e ingegnosa, un percorso che deviasse dalla norma, dalla prassi, dalla logica produttiva, etica ed estetica. Conducendoci per tracciati laterali, sentieri poco o mai battuti, ha avuto la forza e il coraggio di svelarci universi esistenziali disadorni e sottaciuti, reali proprio perché esasperati, credibili proprio in virtù di una sovrastruttura così propensa ai voli pindarici del surreale e al ghigno sadico del grottesco.

La dissoluzione della morale borghese, che gran parte dell’occidente innalzò a vessillo di una stagione contestataria e carezzata dai venti di una rivoluzione che avrebbe dovuto sconvolgere il mondo, Luis Buñuel ce la regala con anni di anticipo, scavando in profondità e senza alcuna remora o edulcorazione; e anche quando ci mette lo zampino la censura dell’epoca, riscrivendo di fatto il finale di Adolescenza torbida – che del trittico qui presentato è senza dubbio l’apice artistico, sorta di riscrittura e negazione del mito della femme fatale – il regista di Nazarin dimostra di saper gestire con astuzia la situazione spinosa. Proprio in virtù della ricomposizione moralista che accompagna la conclusione di Adolescenza torbida, infatti, il colpo assestato da Buñuel si fa ancora più doloroso, più evidente, meno ricomponibile. È l’osceno che si fa normale, e svela le miserrime ambiguità di ciò che siamo stati educati a comprendere come quotidianoovviogiusto.

È così in Adolescenza torbida, con la giovane protagonista che appare quasi una Lolita consapevole del proprio corpo e del proprio “essere al mondo”, ma è così a ben vedere anche in Salita al cielo e L’illusione viaggia in tranvai: perché il cinema di Luis Buñuel è sempre stato uno specchio della società attento e privo di compromessi. Uno specchio deformato, vi diranno, ma voi non siate così propensi a credere a fanfaluche di siffatto ordito: perché è proprio lì che si gioca il punto decisivo della contesa. Se c’è deformazione, nel cinema di Buñuel, la si può trovare proprio nella messa in scena del reale: perché è lì, in mezzo a noi, che l’immagine si fa meno netta, meno definita. Ed è solo con operazioni a loro modo terroristiche come quelle portate a termine in quasi cinquant’anni di carriera da Luis Buñuel da Calanda, Spagna, che si può tornare ad acquistare la vista.

Info
La scheda di Luis Buñuel – Volume 2 sul sito della RaroVideo.

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