Videocracy – Basta apparire
di Erik Gandini
Il senso Videocracy – Basta apparire è tutto in quel finale stralunato, che pare davvero provenire da un altro mondo, quello del sogno e dell’illusione di diventare famosi che attanaglia gran parte del paese e che è il marchio di fabbrica dell’impero berlusconiano. Una masnada di belle ragazze che ballano su un palco improvvisato in uno dei tanti casting che serpeggiano per l’Italia. Ognuna balla il proprio ritmo, seguendo una misteriosa e sorda musica interiore. Una contro l’altra, senza pietà, a scannarsi per un posto al sole. Ma magari va bene anche nella penombra.
Video Killed Italy
Lele Mora, Simona Ventura, Flavio Briatore, Fabrizio Corona, aspiranti veline e tronisti sono i protagonisti, a volte consapevoli altre no, di un affresco spietato che ritrae gli ultimi trent’anni della televisione (e della politica) italiana dall’avvento delle tv private a oggi… [sinossi]
Sembra davvero essere arrivato il momento che a Erik Gandini, italo-svedese ormai da anni trapiantato in Svezia, venga riconosciuto il valore e il successo che merita. Un valore che gli è altresì già riconosciuto in mezzo mondo, dove i suoi documentari fanno da anni faville nei festival, nelle sale e nelle televisioni, ma che in Italia gli è sempre stato negato. Forse perché non abbiamo mai amato tanto i figli del nostro paese che hanno scelto per mille motivi diversi di andarsene dalla terra dei cachi, fatto sta che Erik Gandini approda per la prima volta nella sale cinematografiche italiane (in contemporanea al passaggio nella Settimana della Critica veneziana). E lo fa deflagrando con la potenza di una bomba, visto che il suo Videocracy – Basta apparire è il film di cui più si parla in questi ultimi giorni.
Censurato da RAI e Mediaset – e spiccano soprattutto le giustificazioni fornite da Viale Mazzini che ha dichiarato la propria volontà di non reclamizzare un film politicamente schierato contro l’attuale Presidente del Consiglio (inutile forse rimarcare quanto questa presa di posizione sia grave per un sistema pluralista e generalista come quello della televisione pubblica) – il film di Gandini è nient’altro che il controcampo documentaristico de Il Caimano morettiano, ennesima dimostrazione di quanto l’Italia si sia concessa, facile facile come quelle grasse e laide puttane cantate da De André, al ducetto di turno che se l’è incartata e messa in tasca come fosse un decino raccattato alla bell’è meglio dopo esser caduto dal didietro di un qualche tordo. Proprio come il capolavoro di Nanni Moretti, Videocracy non è un film su Berlusconi, o contro Berlusconi, ma un film sull’Italia. E che oramai ci sia una totale sovrapponibilità tra il paese e il suo leader – forse questo italiano è uno degli esempi storici più clamorosi per perfezione, la realizzazione di un sentire comune tra il popolo e il suo carismatico capo che è degna di una dittatura da nascita delle società di massa – questo è tutto un altro discorso.
Videocracy è di una sincerità e di una lucidità allucinanti, che risultano sorprendenti solo qualora non si conosca il resto della filmografia di questo straordinario regista. Fin dai tempi di Sacrificio, il suo primo film inchiesta sulla fine di Ernesto Che Guevara, Gandini ha sempre condotto, anche grazie a estenuanti e rigorose ricerche storico-estetiche, le proprie opere dando in mano allo spettatore una quantità di immagini tale da soddisfare qualsivoglia pretesa di universalità ed evitare qualsiasi accusa di parzialità. E così ha fatto nel bellissimo Surplus, opera quasi d’avanguardia sul consumo globale, probabilmente la migliore dell’intero lotto di Gandini, quella in cui forse maggiormente emerge la sua capacità d’intrattenere senza dimenticarsi di affrontare tematiche necessarie. Gitmo, il suo penultimo film, è forse più raccolto, e in questo sembra avvicinarsi maggiormente a questa sua ultima opera, anche se sceglie di rinchiudersi nella più tristemente famosa tra le prigioni mondiali (Guantanamo) dando il là ad un documentario che è un viaggio impressionate nella banalità del male. Ma c’è un dettaglio che ci fa pensare che in Videocracy, più che in tutte le sue altre opere, ci sia forte la volontà del proprio autore di realizzare un film quasi intimo, personalissimo: è il vederlo e soprattutto sentirlo, o comunque avvertirlo, spesso in campo o nei pressi a dimostrazione di quanto ci sia di lui, del suo essere comunque (almeno in parte) italiano, in questa ultima opera. Anche il fatto di narrarlo così incessantemente, evocando spesso qualcos’altro dalle sue immagini (un procedere che definiremmo herzoghiano), col quel suo timbro quasi sussurrato che infonde senza dubbio sull’opera un’atmosfera da confessione, un flusso di coscienza che punta sì il dito sull’Italia ma lo fa senza schierarsi dall’altra parte, parlando in prima persona, mettendosi in prima linea tra chi ha assistito a questo stillicidio socio-culturale nel quale è caduto il paese.
Come spesso ha fatto anche nei suoi film precedenti, Gandini sceglie alcuni personaggi al limite con cui giocare e con cui arrivare al fulcro del discorso. Sono tre i personaggi a cui Gandini dedica più tempo di tutti, tre personaggi con cui tratteggiare l’immagine di quell’Italia nata più di trent’anni fa in un esperimento televisivo praticamente inedito e che il regista ripropone a inizio film. Il più singolare è Ricky, ragazzotto del profondo Nord che sogna di essere ricordato per sempre grazie alla televisione in cui tenta (sempre inutilmente) di entrare dalla porta principale, accontentandosi invece di spiare il tutto dal buco della serratura. È lui l’icona perfetta di quest’Italia che sogna d’esser qualcun altro mentre fatica in fabbrica per guadagnare quei due spicci che gli consentiranno di pagarsi il viaggio per il prossimo provino. Ma Gandini, dopo aver guardato insieme a Ricky l’ombra del successo, decide di infilarsi sontuosamente in quel mondo, il mondo dei vip e dei presunti tali. Un mondo che è ben felice di esporsi e che spalanca le proprie luride budella all’occhio di Gandini che sfrutta l’occasione magistralmente. Eccoci dunque arrivati ai due personaggi nodali dell’epopea odierna italica: Lele Mora e Fabrizio Corona. I due si concedono voluttuosi e indefessi di fronte all’obiettivo spietato di Gandini, il quale li incalza di domande a cui i due rispondono senza reticenze finendo con lo scoprire un vaso di Pandora malsano e fetido in cui sguazzano felice e beati. Mussoliniano convinto il primo, Robin Hood moderno il secondo (entrambe le definizioni sono degli stessi interessati), sono loro la faccia sorridente e impaccata di soldi che alle spalle dei tanti Ricky della situazione se la gode spensierata. Un sistema malato messo in piedi da un uomo, il Presidente (come lo chiama ripetutamente Gandini, il quale non pronuncia mai il suo nome) Berlusconi, che è poi nient’altro che il proprietario di tutto il baraccone.
Il senso Videocracy – Basta apparire è tutto in quel finale stralunato, che pare davvero provenire da un altro mondo, quello del sogno e dell’illusione di diventare famosi che attanaglia gran parte del paese e che è il marchio di fabbrica dell’impero berlusconiano. Una masnada di belle ragazze che ballano su un palco improvvisato in uno dei tanti casting che serpeggiano per l’Italia.
Ognuna balla il proprio ritmo, seguendo una misteriosa e sorda musica interiore.
Una contro l’altra, senza pietà, a scannarsi per un posto al sole.
Ma magari va bene anche nella penombra.
Info
Il trailer italiano di Videocracy – Basta apparire.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Videocracy
- Paese/Anno: Danimarca, Finlandia, GB, Svezia | 2009
- Regia: Erik Gandini
- Sceneggiatura: Erik Gandini
- Fotografia: Lukas Eisenhauer, Manuel Alberto Claro
- Montaggio: Johan Söderberg
- Interpreti: Fabio Calvi, Fabrizio Corona, Flavio Briatore, Franco Nero, Lele Mora, Lorenzo Paolini, Marella Giovannelli, Nina Heric, Rick Canelli, Samantha Crippa, Silvio Berlusconi, Simona Ventura
- Colonna sonora: David Österberg, Johan Söderberg, Krister Linder
- Produzione: ATMO, BBC Storyville, Danmarks Radio (DR), Det Danske Filminstitut, Nordisk Film- & TV-Fond, Sveriges Television (SVT), Swedish Film Institute, YLE Co-Productions, Zentropa Entertainments
- Distribuzione: Fandango
- Durata: 80'
- Data di uscita: 04/09/2009










Videocracy – Basta apparire
Intervista a Erik Gandini
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