The Road

The Road

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Hillcoat dilata le sequenze, i tempi narrativi, aprendo ampi spazi di riflessione e costruendo un racconto morale, un road movie psicologico, metaforico, sottilmente ambiguo. Non ci sono raggi di sole in The Road. Solo nel passato, nei vari flashback che ondeggiano tra sogno e incubo, c’è posto per la luce, il colore e il calore. Ma è solo illusione.

Vivere in strada con l’ultimo dio

The Road (La strada) è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo premio Pulitzer di Cormac McCarthy (autore di No Country for Old Man – Non è un paese per vecchi). Quest’epopea postapocalittica narra la vita di due sopravvissuti, un padre e il suo giovane figlio che attraversano un’America desolata distrutta da un misterioso cataclisma. The Road è un’audace rappresentazione di un futuro in cui gli uomini sono costretti a dare il peggio e il meglio di sé – un futuro in cui un padre e il suo bambino trovano sostegno nell’amore… [sinossi – catalogo Venezia 66]

Raramente ci capita di parlare di trailer in una recensione, ma in questo caso ci sembra una sorta di doveroso avvertimento: il film è qualcosa di completamente diverso. Gli spettatori, magari attratti dal ritmo adrenalinico del trailer, sappiano che The Road ha un andamento trattenuto, concede poco all’azione e, paradossalmente, è molto più affine al tragico realismo del post-atomico Una tomba per le lucciole di Isao Takahata che ai tanti lungometraggi post-apocalittici dal taglio commerciale. Uomo avvertito…
Esaurita questa premessa di servizio, liquidiamo in fretta anche le annotazioni sulla messa in scena: molto atteso dopo l’ottimo La proposta (2005), ma già nome noto fin dal lungometraggio d’esordio Ghosts… of the Civil Dead (1988), John Hillcoat catapulta lo spettatore, dopo un incipit in cui il terribile disastro rimane fuori campo, in un mondo in cui il dominante grigio enfatizza la drammatica desolazione, rendendo quasi palpabile il freddo che attanaglia i personaggi. Il regista australiano rinuncia come prevedibile al facile ricorso a una colonna sonora invadente e martellante e a spettacolari movimenti di macchina, ingredienti classici di tanta science fiction apocalittica, confermando il suo stile elegante e rigoroso, ma non calligrafico. Hillcoat dilata le sequenze, i tempi narrativi, aprendo ampi spazi di riflessione e costruendo un racconto morale, un road movie psicologico, metaforico, sottilmente ambiguo – come si vedrà nel finale, interpretabile a più livelli.

Hillcoat cala i personaggi in un mondo fatto di giganteschi alberi che si schiantano al suolo, segno della resa, almeno momentanea, della natura, forza così superiore alle limitate possibilità umane da non lasciare spazio al seppur minimo ottimismo. Non ci sono raggi di sole in The Road. Solo dal passato, nei vari flashback (dominati dalla sempre sorprendente bellezza di Charlize Theron) che ondeggiano tra sogno e incubo, c’è posto per la luce, il colore e il calore. Ma è solo illusione. Il nuovo mondo (e chissà cosa avrebbe combinato Terrence Malick con il romanzo di Cormac McCarthy) di The Road, in attesa di una futura rinascita, è oramai il luogo in cui il Bene e il Male si confrontano, seppur senza costrutto: quelli buoni e quelli cattivi combattono parimenti per una testarda sopravvivenza, i primi con quel che resta della loro umanità, i secondi senza freni, senza morale, spinti da una fame che ha già divorato la loro anima. E la scelta estrema e terrificante del cannibalismo, messa in scena da Hillcoat con convincente realismo ma senza scivolare nella morbosità, è la perfetta rappresentazione dell’abisso in cui l’uomo può sprofondare.
La crudezza visiva, mai compiaciuta, viene sovrastata dalla durezza morale, dalla ferocia animalesca di alcuni personaggi e, soprattutto, dalle profonde contraddizioni del padre, ottimamente interpretato da Viggo Mortensen. La sopravvivenza in condizioni così estreme deve essere perseguita ad ogni costo? Quale dovrebbe essere il confine tra umanità e disumanità, tra bene e male? Ha senso una vita basata sull’odio e la diffidenza nei confronti del prossimo? Il viaggio dei due protagonisti non ha una vera e propria meta – non esiste più nessun rifugio, nessuna Shangri-La – ma è piuttosto un durissimo percorso interiore, che condurrà inevitabilmente padre e figlio (un sorprendente Kodi Smit-McPhee) a percorrere strade diverse, seppur parallele. Non è quindi la sopravvivenza il fine ultimo, il vero obiettivo: in un mondo senza speranza, l’umanità è l’unico valore che ci resta. Quelli cattivi, seppur vivi, sono oramai altro.

The Road è una pellicola indubbiamente stimolante, una tragedia morale che potrebbe, anche per lo stile di Hillcoat molto celebrale e distaccato, risultare indigesta a una parte del pubblico: il percorso compiuto dai due sopravvissuti e i loro vari incontri – citiamo almeno l’incontro con il vecchio, ennesimo ruolo memorabile di Robert Duvall, e quello ancora più illuminante con il ladro (Michael K. Williams) – sono assai lontani dalle regole dei consueti film post-apocalittici.

Info
Il trailer italiano di The Road.
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