Prince of Tears

Prince of Tears

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Diviso in due capitoli, diseguali per durata e ispirazione, Prince of Tears scandaglia le vicende personali e amorose di una famiglia, per meglio tratteggiare la condizione e lo stato d’animo di una nazione ferita, oppressa, dissanguata. Più della seconda parte, che forse eccede nel chiarire alcune dinamiche narrative e sentimentali e che sembra avvicinarsi pericolosamente alle sabbie mobili dell’ipermelodramma, convince appieno il primo capitolo, “Storia dei bambini”.

È tutto passato

Accadde negli anni cinquanta a Taiwan, durante il periodo noto come il “Terrore Bianco”, quando nell’isola imperversava la campagna anticomunista e regnava l’isteria. Un pomeriggio d’autunno, due giovani sorelle ritornano da scuola e trovano la loro casa, un tempo felice, depredata dalla polizia militare, e i loro genitori arrestati con l’accusa di essere spie comuniste… [sinossi – Catalogo Venezia 66]

In una delle sequenze più commoventi di Prince of Tears (Lei wangzi), la bellissima moglie del generale Liu [1] lascia alla figlia, ancora bambina, una splendida collana di perle: è un gesto che racchiude un amore profondo e la disperata consapevolezza del proprio destino e che sottolinea l’importanza della memoria, uno dei temi portanti dell’opera diretta da Yonfan, regista nato in Cina, cresciuto a Taiwan e residente dal 1965 a Hong Kong. Conosciuto a livello internazionale già dal 1999, anno in cui venne proiettato a Berlino il melodrammatico Beauty (Mei shao nian zhi lian), Yonfan, anche apprezzato fotografo, ricostruisce gli anni bui del Terrore Bianco [2] attraverso le vicende di alcuni personaggi strettamente legati tra loro. Yonfan mette in scena la forza, a volte devastante, dell’amore e l’importanza capitale della memoria personale e storica, realizzando un melodramma intenso, estremamente elegante e nobilitato dal forte contenuto culturale, morale e politico. Eloquente, in questo senso, il commento dello stesso regista: “Questo film è tratto in larga parte dai miei ricordi d’infanzia. Ho udito, sentito e visto tutte le cose che accadono in questo film ambientato durante il periodo del Terrore Bianco a Taiwan. C’erano così tante cose che non dovevamo sapere e di cui non potevamo parlare. Praticamente contro ogni aspettativa, non soltanto il film è stato portato a termine, ma è probabilmente il primo che si basa su questo contesto. Mi sento debitore per la totale libertà che mi è stata concessa nel poterlo fare a Taiwan. La libertà è uno degli elementi più importanti in ogni forma di società e specialmente per l’arte”.

Diviso in due capitoli, diseguali per durata e ispirazione, Prince of Tears scandaglia le vicende personali e amorose di una famiglia, per meglio tratteggiare la condizione e lo stato d’animo di una nazione ferita, oppressa, dissanguata. Più della seconda parte, Storia degli amanti perduti, che forse eccede nel chiarire alcune dinamiche narrative e sentimentali e che sembra avvicinarsi pericolosamente alle sabbie mobili dell’ipermelodramma, convince appieno il primo capitolo, Storia dei bambini. Fondamentale, nei primi novanta minuti, lo sguardo innocente delle due sorelline Zhou e Li e della piccola Rainbow, personaggi che permettono a Yonfan, con la loro stupefacente innocenza, di abbandonarsi a sequenze molto cariche dal punto di vista estetico, senza scivolare in una messa in scena fine a sé stessa: la sequenza iniziale nel bosco, rappresentato come un luogo quasi fantastico, enfatizzato dai colori vivissimi, dalla struggente melodia della fisarmonica e dalla voce narrante, rappresenta la cifra stilistica dell’intera pellicola, uno stile elegante, diremmo ricorrente nella cinematografia taiwanese e hongkonghese.

Lavorando sulla memoria, a partire dalle vicende del singolo individuo per giungere alla Storia della collettività,Yonfan sceglie di mostrare, con tutte le suggestioni del melò, non sempre perfettamente sotto controllo, le relazioni interpersonali, filtrandole attraverso molteplici punti di vista: lo sguardo innocente dei bambini, quello più consapevole dei genitori e quello silenziosamente disperato di chi vive il Terrore Bianco dalla parte del potere. Alla forza dei sentimenti Yonfan affianca la capitale importanza del passato, del ricordo, della elaborazione critica: “è tutto passato”, ma nulla può essere dimenticato. Nulla deve essere dimenticato.

Note
1. Il riferimento indiretto al personaggio femminile, soffocato da un matrimonio insensato, non è casuale. Il ruolo è affidato all’attrice taiwanese Terri Kwan (The Heirloom di Leste Chen, Turn Left, Turn Right di Johnnie To e Ka-Fai Wai), indubbiamente dotata di talento e di una bellezza splendente e incredibilmente raffinata.
2. Il periodo detto “Terrore Bianco” cominciò con il massacro di molti civili il 28 febbraio 1947. Questa data è conosciuta col nome di 228 Incident o Massacre. Nel corso degli anni scomparvero migliaia di taiwanesi, uccisi o imprigionati dal governo del Guomindang (trad. Partito Nazionalista Cinese, fondato da Sun Yat-sen nel 1912).
Info
Il trailer originale di Prince of Tears.
  • Prince-of-Tears-2009-Yonfan-01.jpg
  • Prince-of-Tears-2009-Yonfan-02.jpg

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