Pelham 1 2 3: Ostaggi in metropolitana

Pelham 1 2 3: Ostaggi in metropolitana

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A parte una serie di incongruenze e qualche passaggio evitabile,  Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana non riesce a sfruttare l’ambientazione, annullando qualsiasi suggestione claustrofobica, negata dalla messa in scena di Tony Scott.

Intrappolati nel binario del remake

Quello che poteva sembrare un comune giorno lavorativo, si trasformerà ben presto nel peggior incubo per Walter Garber, controllore della metropolitana di New York, e per i passeggeri di un treno dirottato da una banda di malviventi, che per non uccidere gli ostaggi, chiedono un milione di dollari per ognuno di loro… [sinossi]

Alla base di Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana di Tony Scott (Top Gun, L’ultimo boyscout – Missione sopravvivere, Nemico pubblico) c’è una questione delicata, una sorta di inevitabile tormentone che chiama in causa scomode comparazioni, processi creativi, logiche produttive e commerciali, corsi e ricorsi storici dell’industria (ma anche della critica) cinematografica. Alludiamo, ça va sans dire, al remake, operazione sempre più à la page a Hollywood e dintorni. Dobbiamo considerare il remake alla stregua di un delitto artistico o, per essere meno bruschi, una mera operazione commerciale senza alcuna velleità artistica? No, non sempre. Prima di inabissarci nel confronto tra il lungometraggio di Tony Scott e la versione originale, ovvero il poco conosciuto Il colpo della metropolitana – un ostaggio al minuto di Joseph Sargent, datato 1974 e rispolverato dal cultore del cinema di genere Quentin Tarantino, prendiamo in esame un altro remake, recente e soprattutto ispirato: Un matrimonio all’inglese, maldestro titolo italiano del divertente Easy Virtue (2008) di Stephan Elliott, ottimo rifacimento di Fragile virtù (Easy Virtue) del 1928, pellicola realizzata da Sir Alfred Hitchcock.

Grazie alla maggiore libertà di linguaggio, Stephan Elliott, tornato finalmente ai fasti di Priscilla, la regina del deserto, ha potuto aggiungere mordente all’originale Fragile virtù, facendo di Un matrimonio all’inglese una delle commedie più vivaci ed eleganti della stagione scorsa. Un remake che, aggiornando il linguaggio dell’originale, pur rispettandone il testo, ha una sua concreta ragion d’essere. Si potrebbe dire lo stesso di Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana se ci si soffermasse, superficialmente, al (maldestro) sottotesto politico, attualizzazione che tira in ballo Wall Street, odierna incarnazione del Male assoluto, e la corruzione dilagante, quasi a indicare che “nessuno è innocente” (come Walter Garber, il personaggio interpretato da Denzel Washington) perché è il sistema il grande corruttore – e, in un certo senso, i colpevoli tornano a essere innocenti. Ma sull’altare della (confusa) critica socio-politica, dell’ingombrante divismo di Denzel Washington e John Travolta e dello stile sovrabbondante e adrenalinico di Tony Scott, costantemente terrorizzato dall’idea di dover fermare per un istante la macchina da presa, vengono sacrificate le peculiarità de Il colpo della metropolitana – un ostaggio al minuto: a parte una serie di incongruenze e qualche passaggio evitabile (il siparietto amoroso tra i due fidanzatini, uniti da una assai improbabile connessione internet, è davvero fuori contesto),  Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana non riesce a sfruttare l’ambientazione, annullando qualsiasi suggestione claustrofobica, negata dalla messa in scena di Tony Scott.

La regia del cineasta inglese, da sempre sedotto dagli ampi e ripetuti movimenti di macchina e da un montaggio convulso, non sembra proprio riuscire a conciliarsi con una storia che avrebbe meritato maggior spazio, uno sviluppo più lineare. Scott e lo sceneggiatore Brian Helgeland (Mystic River, Il circo degli orrori) sacrificano ad esempio i componenti della banda (e quindi il riferimento a Le Iene di Tarantino) e gli ostaggi, impalpabili dal punto di vista psicologico (si veda la sequenza, blandamente motivata, del sacrificio dell’ex-paracadutista), incentrando tutto il film sul duello ampiamente sopra le righe tra Travolta (Ryder) e Washington (Garber). Il meccanismo a orologeria de Il colpo della metropolitana finisce quindi per sfaldarsi, venendo a mancare la componente claustrofobica, l’ironia di Walter Matthau, sostituita dall’istrionismo di Travolta, e una messa in scena adatta: emblematica, in questo senso, la macchina da presa che compie una serie di gratuite e ridondanti evoluzioni a 360° attorno al sindaco di New York (James Gandolfini).

Info
Il trailer italiano di Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana.
Il trailer originale di Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana.
Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana sul canale SonyPicsHomeEntItaly.
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