Io, Don Giovanni

Io, Don Giovanni

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Carlos Saura, grande maestro del cinema spagnolo, si confronta con il mito mozartiano con Io, Don Giovanni, ma nonostante la classe registica il film annaspa dietro una sceneggiatura davvero poco convincente. In Anteprima a Roma 2009 e subito in sala.

Ma in Ispagna son già 1003

La vita di Lorenzo da Ponte, l’uomo che non rinunciò al suo animo libertino e alla sua amicizia con Giacomo Casanova nonostante fosse stato ordinato sacerdote. Esiliato da Venezia per 15 anni dalla Santa Inquisizione con l’accusa di appartenere alla Massoneria, da Ponte si rifugiò a Vienna dove, grazie ad una lettera di presentazione di Casanova, conobbe Antonio Salieri e poi Mozart. Scrisse il libretto delle ‘Nozze di Figaro’, che si rivela un grande successo, e ritrovò la giovane Annetta, di cui si era innamorato a Venezia. Dopo un nuovo incontro con Casanova propose a Mozart di scrivere una nuova versione del ‘Don Giovanni’ e man mano che scriveva il testo si immedesimò sempre più nel personaggio. La sua passione per Annetta lo spinse a lasciare la sua vita dissoluta e a dedicarsi solo a lei. La prima di ‘Don Giovanni’, alla presenza dell’Imperatore Giuseppe II, otterrà enorme successo. [sinossi]

Cinquantatre anni fa, con il documentario El pequeño río Manzanares, esordiva Carlos Saura: nel corso del tempo il suo cinema ha attraversato i sommovimenti in seno alla società spagnola, diventando il simbolo di quel “cinema della transizione” che ebbe in Víctor Erice e Narciso Ibáñez Serrador altri due indispensabili cantori. Opere come La madriguera, Ana y los lobos e Cría cuervos rappresentano tuttora l’Olimpo artistico raggiunto da Saura: con il passare degli anni, difatti, la sua vena creativa è andata via via prosciugandosi, come se il regista aragonese non avesse più molto da dire. Un’estinzione autoriale ben più che legittima, e che non rappresenterebbe di certo un caso unico nella storia del cinema, ma che diventa in realtà preoccupante allorquando la qualità media delle sue ultime creature viene messa a paragone con la mole di lavoro portato a termine. A dispetto dell’età Saura è un cineasta infaticabile, a dir poco produttivo: e se titoli quali El séptimo día, Iberia e Fados corrono il rischio di dire davvero poco al pubblico italiano, per non parlare del deludente risultato raggiunto con Buñuel y la mesa del rey Salomón, non si può non riconoscere al regista la volontà di perseguire con pervicacia una propria poetica, per quanto discutibile essa possa apparire.

A paradigma a dir poco perfetto di quanto appena affermato può essere senza dubbio eletto Io, Don Giovanni, presentato nella sezione Anteprima alla quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma: la storia, arcinota, è quella di Lorenzo da Ponte, celebre librettista nella Vienna imperiale di fine settecento, ex-abate, massone, protetto di Giacomo Casanova, raccomandato da Antonio Salieri eppure al lavoro per conto di Wolfgang Amadeus Mozart. Per farla breve, un personaggio in grado di riflettere al suo interno tutte le contraddizioni di un mondo, come quello austro-ungarico all’apice della sua gloria, che ha segnato in maniera indelebile i processi evolutivi, storici e sociali, dell’Europa. Trovandosi a ragionare da vicino sull’abusata teoria del teatro come metafora estrema e irrinunciabile della vita stessa, Saura ha quantomeno l’intuizione (insieme al direttore della fotografia Vittorio Storaro, che sfoggia tutto il suo indubitabile talento cromatico, passando con apparente semplicità da toni freddi e notturni degli esterni al calore quasi soffocante degli interni) di rendere evidente la finzione, lavorando sulla scenografia come si trattasse niente di più e niente di meno che di una quinta teatrale: l’effetto raggiunge il suo scopo principalmente nelle sequenze cittadine, dove il tutto acquista un’aria di illusorietà e di fragile instabilità che ben esemplifica l’indole stessa della pellicola. Si riducesse tutto a questo sarebbero probabilmente giustificati i peana che, orecchiando qua e là al termine della proiezione, è stato possibile annotare: grida di giubilo verso un autore che avrebbe, a detta degli esegeti, sperimentato nuove vie per l’immaginario cinematografico, lanciandosi in un’impresa ardua e intellettuale, lontana dalle miserie della nostra quotidianità: ma forse la verità agita altre acque.

Detto dell’esemplare capacità da puro e semplice metteur en scène dimostrata senza troppi sforzi da Saura, è comunque impossibile glissare sulle notevoli crepe che squarciano in più punti Io, Don Giovanni. La sceneggiatura, firmata dallo stesso cineasta in collaborazione con Raffaello Uboldi e Alessandro Vallini, si inerpica sul pendio di un biopic faticoso, che riesce a rendere perfino noiosa una vicenda nota ai più – grazie anche e soprattutto al successo planetario che arrise all’Amadeus di Milos Forman – e che avrebbe tutti i crismi per potersi imporre, almeno a giudicare dalla carica emotiva data dalla deflagrazione di sentimenti quali amore, gelosia, odio, pentimento. E invece niente: ciò che Saura si limita a cristallizzare sullo schermo è una annaspante riproposizione del teorema dell’arte come imitazione (o, per meglio dire, vera e propria messa in scena) della vita, che francamente lascia davvero il tempo che trova e al massimo può essere considerata degna di un bignami sulla retorica critica. Senza il supporto di un cast completamente inadatto alla bisogna (da un Lorenzo Balducci inespressivo a un Tobias Moretti incapace di rendere le numerose sfaccettature di un personaggio come quello di Giacomo Casanova), Saura si ritrova di colpo in un cul-de-sac dal quale è davvero impossibile fuoriuscire indenni. Così, tra una caduta di stile e l’altra – non ultima il patetico monologo che Mozart, interpretato da Lino Guanciale, dedica alla morte del proprio padre, e che secondo Saura sarebbe l’elemento scatenante in grado di far venire a Lorenzo da Ponte l’intuizione del convitato di pietra – Io, Don Giovanni si trascina come corpo inerte fino alla fine, senza essere mai davvero in grado di trovare il bandolo della matassa della materia che si è scelto di trattare. Difetto, questo, che accomuna molti dei film passati in programma durante le giornate del Festival e che sembra non aver risparmiato neanche uno dei grandi vecchi del cinema europeo. E uno spontaneo moto di nostalgia verso il cinema della transizione si fa largo nell’animo degli spettatori.

Info
Io, Don Giovanni, il trailer.

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