Tra le nuvole

Tra le nuvole

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Tra le nuvole di Jason Reitman è una commedia amara e politica, che entra come una lama nel cuore della crisi statunitense e la narra attraverso la storia di un uomo e delle sue solitudini.

Tutti hanno bisogno di un co-pilota

Ryan, manager esperto in riorganizzazione del personale, è stressato dalla crisi che gli impone troppi licenziamenti e vive con una sola idea fissa: raccogliere punti millemiglia per raggiungere lo status di “one million frequent flyer”. Distaccato e cinico, finché non incontra la donna dei suoi sogni… [sinossi]

Parlare di Tra le nuvole può significare partire da molto, molto lontano…
C’era una volta, in un paese lontano lontano, un giovane cecoslovacco emigrato dall’altra parte dell’oceano in cerca di gloria nel mondo dello spettacolo; nelle vesti di produttore, l’alacre giovanotto cura nell’arco di una manciata di anni le sorti di due suoi coetanei di sicuro avvenire, David Cronenberg e John Landis. Per il primo si arrabatta, dandogli la possibilità di dimostrare la sua verve orrorifica e destabilizzante ne Il demone sotto la pelle e Rabid, mentre al secondo viene concesso di portare in scena l’anarchia demenziale e deflagrante di Animal House. Successi di critica e – soprattutto nel caso di Landis – grande apprezzamento da parte del pubblico: così grande che il nostro giovane ex-cecoslovacco decide di dedicarsi anche alla regia, cercando di cavalcare l’onda anomala seguita proprio al maremoto provocato dallo tsunami-Landis. Nel 1981 è la volta di Meatballs, e le cose vanno così e così, ma Ivan (nato Ivanco) Reitman – questo il nome del nostro “eroe” – ha un asso nella manica e si intitola Ghostbusters, ancora oggi, a venticinque anni di distanza, uno dei maggiori incassi di Hollywood; questo il parto creativo a cui Reitman relegherà eternamente la sua fama, tanto più che le sue creature seguenti (I gemelli, Un poliziotto alle elementari, Dave, Junior) pur continuando a ottenere riscontri non indifferenti al botteghino, abbandonano ben presto la memoria di chi vi assiste. A proposito di parti e di creature, nel frattempo Ivan ha avuto tempo e modo di metter su famiglia, e con sua moglie Geneviève Robert – attrice di scarso valore che ha ben presto abbandonato il mestiere – ha generato Jason (1977), Catherine (1981) e Caroline (1988): delle due ragazze ci sarà forse modo di parlare in altre occasioni, ma oggi è invece il caso di soffermarsi su Jason, unico dei pargoli di casa Reitman ad aver seguito le registiche orme paterne. Ed ecco che il “c’era una volta” finisce e si approda all’oggi…

Up in the Air (questo il titolo originale di Tra le nuvole) rappresenta un punto di passaggio decisamente non trascurabile nel percorso artistico del giovane cineasta canadese: prima sua opera prodotta direttamente da una major, arriva dopo la sbornia collettiva procurata da Juno, senza dubbio il film indie che ha maggiormente segnato l’industria statunitense degli ultimissimi anni. Nei meritati peana che hanno accompagnato le vicissitudini dell’adolescente Ellen Page alle prese con un’inaspettata gravidanza, si è spesso e volentieri perso per strada Thank You for Smoking, opera d’esordio dell’allora ventottenne Jason: un errore non di poco conto, e non solo per i meriti artistici del film. Se diventasse necessario trovare una pietra di paragone per Tra le nuvole all’interno della scarna filmografia del suo autore, l’occhio si dovrebbe difatti muovere senza indugi proprio verso Thank You for Smoking; non si parla qui solo di pure e semplici “somiglianze” strutturali – che pure in parte vi sono, e anche decisamente presenti – ma anche e soprattutto di una modalità produttiva che presenta, e senza dover scrutare il fondo del pozzo con troppa attenzione, dei punti di contatto non indifferenti. Il più immediato riguarda ovviamente la scrittura dell’opera: laddove Juno era in tutto e per tutto il parto della fervida mente di Diablo Cody (ed è ora che anche nel nostro martoriato paese approdi il discusso Jennifer’s Body di Karyn Kusama, seconda sceneggiatura della trentenne di Chicago), sia Thank You for Smoking che Tra le nuvole portano in calce la firma dello stesso Reitman, anche se per il secondo deve dividere oneri e onori con Sheldon Turner. Ancora di più: entrambi sono tratti da romanzi, il primo di Christopher Buckley e il secondo di Walter Kirn. Perché sottolineare questo punto? Perché è proprio da un punto di vista puramente strutturale e narrativo che si possono trovare le maggiori divergenze tra Juno e gli altri due film: in Tra le nuvole si ride, in alcuni momenti anche di gusto, ma la pellicola non è attraversata da quel dirompente furore iconoclasta, punk e al contempo dolcissimo, che innervava e arricchiva Juno.

Non che si annidi in questo la volontà di trovare un punto debole dell’ultima opera di Reitman, sia chiaro: Tra le nuvole è un diesel, parte lento e inizia a lavorare sottopelle con pervicacia e precisione. Non ce ne si rende neanche conto, forse, dispersi come si è tra le nuvole insieme a Ryan Bingham, di professione “licenziatore”, mestiere decisamente indispensabile in un mondo occidentale sempre più in crisi, economica e morale. In pratica l’inappuntabile Ryan si occupa di sfoltire, per conto dei suoi capi, il personale di varie società che hanno “necessità” di diminuire gli stipendiati: l’unico modo per svolgere il suo compito è quello di volare qua e là per gli Stati Uniti d’America, passando giorno dopo giorno da Omaha a Miami, senza mai trovare una città in cui fermarsi.
Tra le nuvole palesa dunque fin dall’incipit la sua natura errabonda, instabile: gli USA raccontatici da Reitman sono solo aeroporti, uffici e alberghi, in cui un’umanità sradicata si affanna a trovare il senso della propria esistenza, finendo per auto convincersi del successo della cerca. Mai nessuno, finora, aveva avuto il coraggio di portare in scena la crisi economica per eleggerla a vero e proprio elemento cruciale della narrazione: seppur mascherato, con abile e accurato lavoro di make-up, da picaresco road-movie romantico, Tra le nuvole è un doloroso e pessimista scandaglio di un paese che ha svenduto l’anelito di libertà dal quale era sorto alle profumate offerte del profitto. È la menzogna a guidare le azioni dei protagonisti del film di Reitman, finzione all’apparenza salvifica, unico viatico per non smarrire la via: solo vivendo nell’ignoranza di questa bugia si può sperare di rimanere puri, come l’ingenua ragazzina fresca di laurea in psicologia che vorrebbe rivoluzionare il mondo dei licenziamenti senza sapere quali sommovimenti umorali e psicologici si possano nascondere dietro un gesto all’apparenza così semplice.

Se per la prima metà Tra le nuvole sembra istradato sui binari della commedia perfetta, con il protagonista destinato alla presa di coscienza e la storia d’amore a colorarsi di rosa confetto, va riconosciuto a Jason Reitman il grande coraggio di interrompere la marcia e cambiare direzione: cosa che, alla prima vera esperienza con una major, non deve essere certo stata una scelta facile. Senza anticipare troppo, la commedia rosa confetto si trasforma, passo dopo passo, in una disillusa corsa verso l’accettazione della sconfitta. Una sconfitta ineluttabile, resa ancor più dolorosa dalla comprensione della stessa. È qui che Tra le nuvole si fa davvero potente, racchiudendo in una frase finale apodittica e dai significati sfaccettati il senso di una messa in scena che, come la progressione narrativa, parte scoppiettante e fantasiosa – i divertiti split screen dei titoli di testa – per terminare rigorosa, quasi esautorata della propria energia. Un film che inizia con gli splendidi panorami ammirabili dalle nuvole, e finisce con le nuvole. E un aereo, solitaria casa in cui non si è mai veramente a casa. La crisi economica non ha fine, ma per lo meno Hollywood ha la conferma di aver trovato un nuovo, eccellente regista.

Info
Il trailer di Tra le nuvole.
La pagina facebook di Tra le nuvole.
Tra le nuvole: intervista a Vera Farmiga.
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