L’incredibile viaggio della tartaruga

L’incredibile viaggio della tartaruga

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Nick Stringer con L’incredibile viaggio della tartaruga firma un’avventura naturale, raccontando la vita di una testuggine dalla nascita fino al confronto con l’oceano. Un lavoro interessante su cui però grava il peso di aver voluto eccessivamente antropomorfizzare il mondo animale. A Roma 2009 e subito in sala.

E il naufragar m’è dolce in questo oceano

Una piccola tartaruga marina segue la via dei suoi antenati lungo uno dei più straordinari viaggi del mondo naturale. Nata su una spiaggia della Florida, segue la Corrente del Golfo fino ai ghiacci del nord e nuota attraverso l’Atlantico del Nord, fino all’Africa, per poi fare ritorno alla spiaggia su cui è nata a deporre le proprie uova. Lungo il tragitto, non mancano le scoperte – l’oceano sta attraversando profondi cambiamenti provocati dallo scioglimento dei ghiacci – e le difficoltà: solo una tartaruga marina su mille riesce a sopravvivere a questo incredibile viaggio. [sinossi]

Per riuscire a penetrare in profondità nei segreti de L’incredibile viaggio della tartaruga, fino a comprendere in tutto e per tutto il senso di un’operazione siffatta, è necessario tornare indietro con la memoria. Non preoccupatevi, comunque, non si tratta di un viaggio nel tempo troppo lungo o periglioso, visto e considerato che la data da raggiungere è il 2005: in quell’anno apparve sugli schermi di mezzo mondo, commuovendo le più diverse fasce di pubblico, La marcia dei pinguini di Luc Jacquet. Davanti agli occhi estasiati e partecipi di grandi e piccini presero corpo le (dis)avventure di una colonia di pinguini imperatore: il National Geographic, una volta compreso il potenziale economico che si dispiegava senza apparenti sforzi davanti ai propri occhi, ha tentato il secondo colpaccio trascinando sul grande schermo (ma non in Italia, dove è stato distribuito direttamente in dvd) Arctic Tale, resoconto della vita al Polo diretto da Adam Ravetch e Sarah Robertson. L’approccio rimane identico: grande dispiego di mezzi per catturare fotograficamente lo splendore della natura incontaminata (si fa per dire), una linea narrativa che riesca a far entrare in empatia lo spettatore medio con quanto avviene sullo schermo e, per essere d’aiuto al secondo punto appena enunciato, uno stuolo di doppiatori d’eccezione.

Questo, in sintesi, è anche lo schema su cui si adagia L’incredibile viaggio della tartaruga, che esce in sala a pochi giorni di distanza dalla sua presentazione al quarto Festival Internazionale del Film di Roma, dove è stato alloggiato all’interno della sezione Alice nella città: diventa dunque interessante notare come il film non sia prodotto con i soldi del National Geographic. Certo, il curriculum di Nick Stringer, regista impegnato in questa sfida oceanica (è proprio il caso di dirlo), lega il nome della più prestigiosa testata mondiale dedicata al mondo naturale anche all’avventura in questione, ma probabilmente si tratta di qualcosa di poco più di una semplice casualità. Sia come sia, i dubbi che permangono al termine della visione de L’incredibile viaggio della tartaruga sono in tutto e per tutto gli stessi che agitavano le riflessioni al seguito de La marcia dei pinguini e Arctic Tale, e riguardano la definizione stessa dell’opera e la sua catalogazione all’interno dei generi cinematografici. L’incredibile viaggio della tartaruga, definito a destra e a manca un nuovo tassello all’interno del puzzle del documentario, in realtà appare più che altro un’abile operazione di fiction, in grado di sfruttare l’arma non convenzionale delle riprese dal vero per procedere a un’articolata costruzione narrativa atta ad avviluppare tra le proprie spire il pubblico, in particolar modo quello dei più piccini. Non v’è dubbio che così facendo le nuove generazioni avranno un’imperdibile opportunità di scoprire il mondo subacqueo, troppo spesso celato ai loro occhi e ancora avvolto da una coltre di mistero non poi così distante, a ben vedere, dalla paura dell’ignoto che accompagnava la credulità popolare nel medioevo: l’oceano non è il luogo in cui si annidano eserciti di creature bramose di assaggiare la carne umana – e diventa interessante il modo in cui viene messo in scena l’esemplare femmina dello squalo blu – ma un cosmo a sé stante, da conoscere prima che corra seriamente il rischio di scomparire.

Va dunque riconosciuto il merito a L’incredibile viaggio della tartaruga di tentare di portare alla ribalta un mondo in via d’estinzione a causa delle azioni dell’uomo moderno, ma ciò non può comportare un’assoluzione anche di fronte al tribunale del cinema: passi per l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti della tempistica – il film si svolge in un arco di tempo di quindici anni, vale a dire il periodo che passa tra la nascita delle giovani tartarughine e il momento in cui tornano alla riva natia per deporre a loro volta le uova –, e per la pur fastidiosa antropomorfizzazione dei vari animali (compresi i gamberetti e il plancton), ma come si fa ad accettare la ricostruzione in studio di alcuni dei momenti salienti della vita di questi splendidi animali millenari? Una volta compresa la difficoltà a riprendere, in pieno oceano, atti quali l’accoppiamento, o l’ardua impresa di riuscire a cogliere i dettagli dello schiudersi delle uova, davvero non si può glissare su una prevaricazione così forte della macchina industriale nei confronti della realtà: più che a un documentario, sembra di assistere a un nuovo episodio della serie True Life Adventures, prodotta da Walt Disney e diretta da James Algar tra il 1948 e il 1960, e che comprendeva titoli quali La grande prateria e Il deserto che vive. Anche lì, come nel caso de L’incredibile viaggio della Tartaruga tante buone intenzioni (e panorami e inquadrature da far sgranare gli occhi e spalancare le mascelle) ma un approccio falsato al documentario: perché, e forse sarebbe il caso che anche i bambini lo scoprissero da subito, i granchi che attentano alla vita delle tartarughe neonate non sono animali cattivi e crudeli, ma svolgono semplicemente il proprio ruolo all’interno della catena alimentare. Qualcosa che l’uomo della società dello spettacolo ha dimenticato da troppo, troppo tempo.

Info
L’incredibile viaggio della tartaruga, il trailer.

  • lincredibile-viaggio-della-tartaruga-2009-nick-strynger-01.jpg

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    Arctic Tale Recensione dvdArctic Tale

    di , Un'opera come Arctic Tale, diretta da Adam Ravetch e Sarah Robertson e arrivata in Italia in DVD grazie alla 01 Distribution, merita una lettura stratificata, unico viatico possibile per comprenderne il senso.