Rupi del vino

Rupi del vino

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Dopo Terra Madre, un nuovo lavoro su commissione per Ermanno Olmi: Rupi del vino. Ed è un nuovo capitolo della sua filmografia dedicato all’amore per la bellezza del paesaggio.

Il nettare degli Dei

Un viaggio tra valli, rupi, tradizioni e cultura della Valtellina… [sinossi]

“Cinque sono i motivi per bere: l’arrivo di un amico, la bontà del vino, la sete presente e quella che verrà, e qualunque altro”. Potrebbero sembrare le parole pronunciate in uno dei pochi momenti di sobrietà da Bacco, ma in realtà a pronunciarle è stato Papa Martino V nell’ormai lontano 1431. Cinque motivi severamente banditi da qualsiasi ritrovo per alcolisti anonimi, che al contrario si trasformano in un punto di partenza per l’ultima fatica di Ermanno Olmi. Rupi del vino è l’omaggio di un Maestro a una tradizione pluri-centenaria, le cui radici scavano nel tempo e nello spazio fino al 1400. Si tratta di terrazzamenti abbarbicati sui pendii delle montagne, ancor oggi ricavati con il sapiente e amorevole lavoro manuale. Lì, sulle splendide rotondità della Valtellina, crescono vitigni d’eccellenza che partoriscono vini altrettanto pregiati.
Nonostante si trovi a fare i conti con un prodotto su commissione, esattamente come successo con Terra Madre (presentato con successo all’ultima edizione della Berlinale), Olmi confeziona un documentario sincero e delicato, “epidermico” e viscerale, che ripudia e allontana da sé le ombre di una mera commercializzazione. È sì un progetto nato per un’esigenza promozionale e turistica, ma nelle sue mani si permea di autorialità e poesia. Lo sguardo sulle cose, sui volti della gente e sui luoghi resta perennemente immacolato, incontaminato, pulito. Olmi in questo è maestro, così come lo sono colleghi come Vittorio De Seta o Luigi Di Gianni.

Da parte sua il regista de L’albero degli zoccoli e Il mestiere delle armi prosegue il suo personalissimo viaggio alla scoperta della natura e dei suoi frutti. Rupi del vino è una nuova tappa di questo tour emotivo, che Olmi affronta con lo stesso amore e con la medesima passione dei folgoranti esordi documentaristici degli anni Sessanta. Un genere che non ha mai abbandonato, nemmeno quando i successi del suo cinema più strettamente di finzione lo hanno assorbito e rapito artisticamente: da La leggenda del Santo bevitore (Leone d’Oro alla Mostra di Venezia) al già citato L’albero degli zoccoli (Palma d’Oro al Festival di Cannes).
Così dopo l’addio definitivo alla finzione con Centochiodi, Olmi ha deciso di vivere una seconda giovinezza all’insegna del cinema del reale, tuffandosi con lo stesso entusiasmo che caratterizzava i suoi inizi. Così come allora, in questo ultimo lavoro, presentato come evento speciale alla quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione “L’Altro Cinema/Extra”, l’occhio indiscreto e mai invasivo della videocamera penetra nei luoghi e fra la gente che li anima con una sacralità e un’attenzione disarmante. I silenzi diventano attimi di contemplazione e le immagini si riempiono di significati sempre nuovi. I piccoli gesti quotidiani come le mani che sapientemente solcano la terra diventano momenti di puro lirismo visivo, che Olmi prepara nei minimi dettagli regalandoli poi allo spettatore in tutta la loro bellezza.

Il risultato in Rupi del vino è un trionfo di colori e suoni, una sinfonia ben eseguita che raggiunge la vetta quando un pianoforte e un musicista sprigionano un concerto di note tra le valli verdeggianti della Valtellina. Proprio la descrizione dei paesaggi e il modo in cui la macchina da presa riesce a catturare la loro essenza sono la colonna portante di questo documentario. Il regista bergamasco ci trascina tra le montagne e le valli con voli pindarici in elicottero, che restituiscono la solennità e la bellezza di quei luoghi, o con chirurgiche carrellate nei boschi o sui ruscelli. Segue la genesi del terrazzamento fino allo stadio ultimo, quando un sommelier versa il vino nei bicchieri di una tavola imbandita. Citazioni colte da Mario Soldati a Pietro Ligari sposano accostamenti musicali arditi che finiscono con l’ impreziosire il tutto. Grazie a Olmi torniamo a rivivere e apprezzare le piccole cose, quei gesti quotidiani che la frenesia e il caos della vita moderna sta provando a logorare. Ma lì, lontano dalle metropoli e dalle tecnologie, qualcuno prova a resistere e a conservare la propria dignità.

Info
Il trailer di Rupi del vino su Youtube.
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