Nel paese delle creature selvagge

Nel paese delle creature selvagge

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Nel paese delle creature selvagge percorre le varie tappe del rapporto bambino/adulto, dall’amore incondizionato all’incomunicabilità, senza sminuire o nascondere i sentimenti negativi ma sottolineandoli, mostrandoli con estrema chiarezza, cogliendo anche le impercettibili sfumature.

All (You Need) Is Love

Il film racconta la storia di Max, un bambino sfrenato e sensibile che si sente incompreso in famiglia e scappa nel Paese delle Creature Selvagge. Max arriva in un’isola dove incontra creature strane e misteriose le cui emozioni sono selvagge e imprevedibili come le loro azioni. Le Creature Selvagge desiderano ardentemente avere un capo che le guidi, allo stesso modo in cui Max sta cercando un regno da governare. Quando Max viene incoronato re, promette di creare un posto dove tutti saranno felici. In breve tempo, però, Max scopre che il suo regno non è facile da governare e che i rapporti sono molto più complicati di quanto pensasse inizialmente… [sinossi]
One, two, ready, go!!
Grow some big feet, holes in history
Is where you’ll find me, is where you’ll find
All is Love, is love, is love, is love
L.O.V.E, it’s a mystery
Where you’ll find me, where you’ll find
All is Love, is love, is love, is love…
All Is Love – Karen O

Where the Wild Things Are, aka Nel paese delle creature selvagge, era per diversi motivi uno dei titoli più attesi della stagione: la favola di partenza, scritta e illustrata nel 1963 da Maurice Sendak, la colonna sonora di Karen O, la sceneggiatura di Dave Eggers e soprattutto la presenza dietro la macchina da presa di Spike Jonze, autore che come pochi altri sa coniugare potenza immaginifica ed eleganza della messa in scena. Era lecito, dunque, aspettarsi un ottimo risultato, alla luce delle pellicole precedenti di Jonze, Essere John Malkovich (1999) e Il ladro di orchidee (2002), e dei suoi numerosi e ispirati videoclip – tre tra i tanti: California (1995) per Wax, Weapon of Choice (2000)  per Fatboy Slim, con uno strabiliante Christopher Walken, e Island in the Sun (2001) per Weezer, in cui le “creature selvagge” sono adorabili cuccioli.

Dopo tutte queste premesse, colme di ottimismo, dobbiamo comunque confessare un certo stupore provato durante e dopo la visione di Nel paese delle creature selvagge, esempio non comune di cinema capace di guardare il mondo e la vita con gli occhi di un bambino, restituendo allo spettatore le travolgenti emozioni, le paure e i sogni del piccolo protagonista. Jonze è riuscito, evitando accuratamente di impantanarsi nella melassa di tanto (troppo!) cinema per bambini/ragazzi, a percorrere la strada tracciata dalle opere illuminate di Hayao Miyazaki, Isao Takahata, John Lasseter e via discorrendo. L’approccio autoriale, sincero e appassionato di Jonze, sostenuto dalla scrittura di Eggers, rimanda a opere intense come Lo spirito dell’alveare (1973) di Víctor Erice, Riflessi sulla pelle (1990) di Philip Ridley, Je m’appelle Elisabeth (2006) di Jean-Pierre Améris, in cui lo sguardo dei piccoli protagonisti coincide quasi miracolosamente con lo sguardo dell’autore.

Nel paese delle creature selvagge, come Il mio vicino Totoro (1988) e Ponyo sulla scogliera (2008), non è un film per bambini ma un’opera che mette in scena un bambino e la sua vita, in un coinvolgente intreccio tra fantasia e realtà. Tra i tanti meriti di Jonze, appare non secondaria la capacità di restituire con estremo vigore l’energia (devastante) del piccolo Max e i suoi sbalzi umorali, fino alla paura della solitudine – Max Records (The Brothers Bloom, Directions), classe 1997, è un nome e un volto da tenere a mente. Nel paese delle creature selvagge indaga le inquietudini e la vivace emotività del bambino, seguendolo nelle sue corse sfrenate, nella battaglia di zolle di terra con le creature selvagge, nei momenti di assoluto sconforto, incollando la macchina da presa spesso in perenne e disordinato movimento al suo volto sorridente o rigato di lacrime. Esemplare, in questo senso, la sequenza iniziale con la macchina a mano che tiene il passo di Max, che corre a perdifiato per le scale col suo buffo e indimenticabile costume da lupo, per poi scatenarsi in una battaglia di palle di neve, gridando al mondo tutta la sua anarchica voglia di giocare, sfasciare, comandare. E poi l’igloo che crolla sotto il peso di un ragazzo più grande, la rabbia, il pianto disperato: Jonze costruisce il suo film sul realismo dei sentimenti, cogliendo l’essenza dell’infanzia, dell’instabilità emotiva, degli eccessi. E sulla stessa linea è anche la felicissima colonna sonora, trascinante, commovente: dalle sonorità tribali che accompagnano la fuga del bambino-lupo, dopo il violento litigio con la madre (una parte breve ma intensa per la brava Catherine Keener), alla gioiosa All Is Love di Karen O.

Nel paese delle creature selvagge percorre, attraverso il magico viaggio di Max e il suo incontro con le buffe creature, quasi dei teletubbies carnivori sotto acido, le varie tappe del rapporto bambino/adulto, dall’amore incondizionato all’incomunicabilità, senza sminuire o nascondere i sentimenti negativi ma sottolineandoli, mostrandoli con estrema chiarezza, cogliendo anche le impercettibili sfumature. Si veda, ad esempio, il repentino passaggio dall’euforia all’inquietudine di Max durante i giochi (pericolosi) con le creature selvagge. Affascinante dal punto di vista visivo (le lunghe camminate nel deserto di Max con Carol e KW, il mondo in miniatura, i colori notturni, lo splendido controluce del risveglio di Max sulle spalle di Carol), Nel paese delle creature selvagge utilizza gli effetti speciali per integrare perfettamente Max e le creature selvagge, senza cercare altre soluzioni, inutilmente spettacolari. Tutto il necessario è già nel talento di Jonze.
One, two, ready, go…

Info
Il sito ufficiale di Nel paese delle creature selvagge.
Il trailer italiano di Nel paese delle creature selvagge.
Nel paese delle creature selvagge su youtube.
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