Torso
di Yutaka Yamazaki
Yutaka Yamazaki, dopo una florida carriera come direttore della fotografia (particolarmente interessante la collaborazione con Hirokazu Kore-eda), esordisce alla regia firmando Torso, drammatico excursus in una vicenda al femminile declinata con eleganza e discrezione: attraverso le figure di Hiroko e di sua sorella Mina, Yamazaki delinea il ritratto di due donne le cui vicende si incrociano e si intrecciano, sottolineandone le profonde differenze, le rare sintonie e allo stesso tempo sancendo l’indissolubilità del rapporto sororale. In concorso al Torino Film Festival 2009.
Basta che non respiri
Hiroko è una donna dalla vita ordinaria: nel silenzio di una casa dall’arredamento minimalista – vivacizzata da alcune eco dei passati studi da designer di moda -, la donna allontana le persone che le stanno intorno, isolandosi in un limbo ovattato nel quale può incasellare gli eventi quotidiani cercando di sfuggire al marasma degli imprevisti. Per colorare una vita apparentemente alienata da tutti gli affetti Hiroko può contare su un torso gonfiabile, al quale dedica tempo e attenzione, sostituendolo come surrogato a una relazione sentimentale. Quando Mina, la sorella minore, si trasferirà a casa di Hiroko per sfuggire alle violenze del fidanzato, la vita di quest’ultima verrà travolta e la donna dovrà mettere in discussione se stessa e il mondo che ha scelto di costruire attorno a sé. [sinossi]
Yutaka Yamazaki, dopo una florida carriera come direttore della fotografia (particolarmente interessante la collaborazione con Hirokazu Kore-eda), esordisce alla regia firmando Torso, drammatico excursus in una vicenda al femminile declinata con eleganza e discrezione: attraverso le figure di Hiroko e di sua sorella Mina, Yamazaki delinea il ritratto di due donne le cui vicende si incrociano e si intrecciano, sottolineandone le profonde differenze, le rare sintonie e allo stesso tempo sancendo l’indissolubilità del rapporto sororale.
L’amore e la fisicità: può un torso gonfiabile sostituire l’affetto, l’appoggio e il rispetto che costituiscono la base di un rapporto di coppia? Un essere umano può riversare tutta la propria devozione nei confronti di un pupazzo di lattice? Nell’era telematica, mentre i mezzi di comunicazione – internet su tutti – rendono fortemente valicabile il confine della “materialità” di un rapporto, Yamazaki si affida invece a un racconto imperniato sull’istinto tattile insito nell’uomo. Dall’orsacchiotto che accompagna i sogni di milioni di bambini, al cuscino stretto fra le braccia degli innamorati non corrisposti, fino ad arrivare al busto artificiale (un modellino per disegnare abiti maschili, ma anche un semplice articolo da sexy shop – Yamazaki ha dichiarato proprio di essersi ispirato a un oggetto osservato fra gli scaffali di un negozio di prodotti erotici): l’essere umano sembra necessitare di un oggetto fisico che colmi l’assenza di un proprio simile verso il quale convogliare sentimenti.
La regia di Yamazaki è equilibrata e abilmente supportata da una sceneggiatura ben scritta, costruita con attenzione attorno a dialoghi naturali ma allo stesso tempo incisivi (basti pensare al toccante confronto madre-figlia, ma anche ai numerosi scambi di battute fra le due sorelle). Malgrado però si tratti indubbiamente di un film ben ponderato, Torso non sembra essere del tutto esente dalle inevitabili imperfezioni proprie degli esordi: talvolta si ha infatti l’impressione che Yamazaki cerchi con insistenza di dare voce al maggior numero di esperienze possibili, condensandole tutte assieme nei vari momenti che si susseguono nel corso della pellicola. Pur senza appesantire eccessivamente le dinamiche narrative, Torso si trova quindi a dover dipanare un considerevole repertorio di situazioni, che sondano territori estremamente ampi e complessi dello spirito.
La difficoltà nel relazionarsi con l’esterno, il desiderio di amare ed essere amati, la violenza sulle donne, la maternità, la paura dell’altro, la delusione, l’invidia: questi sono solo alcuni spunti d’ispirazione che animano il progetto di Yamazaki. L’accumularsi di racconti – volti spesso a suggerire una riflessione su determinati temi sociali – finisce per rendere più vischioso lo svolgimento della narrazione, che pur senza risultare particolarmente appesantita perde parte della propria naturalezza.
Totalmente imperniato sui sentimenti e le loro implicazioni nei rapporti fra l’essere umano e la collettività, Torso punta i riflettori sulla sensibilità femminile, relegando le figure maschili a ruoli minori, squallidi: gli uomini tratteggiati da Yamazaki sono violenti e opportunisti (come Jiro, il fidanzato di Mina e già ex-compagno di Hiroko, che ad anni di distanza dalla loro rottura convive con difficoltà con il ricordo del giovane, convinta che la sorella glielo abbia “rubato”) oppure tristi e relegati alla misera funzione di oggetti di un desiderio momentaneo e fortemente aleatorio (basti pensare al ragazzo che offre da bere a Hiroko in un bar). Gli uomini filtrati attraverso l’obiettivo del regista nipponico sono irrecuperabilmente legati alle dinamiche delle passioni improvvise, apparentemente incapaci di assumersi delle responsabilità (fuggono di fronte a una possibile maternità, rifuggono la stabilità nei rapporti): ecco perché Hiroko riversa il suo bisogno di affetto su un oggetto che non sarà mai in grado di amare ma che allo stesso tempo ha il pregio di essere incapace di ferire. Fra immagini estremamente curate (la fotografia è firmata dallo stesso Yamazaki) e le musiche di Akira Matsumoto, Torso segue forse con un andamento incostante il tortuoso sentiero della fragilità umana, ma scandaglia con abilità quelle insicurezze e quei tentennamenti amplificati dalla modernità, soffocando il gran caos della quotidianità di ognuno e immergendo il suo racconto in una bolla di silenzio.
Info
La scheda di Torso sul sito del TFF.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Torso
- Paese/Anno: Giappone | 2009
- Regia: Yutaka Yamazaki
- Sceneggiatura: Aki Sato, Yutaka Yamazaki
- Fotografia: Yutaka Yamazaki
- Montaggio: Yuji Oshige
- Interpreti: Arata, Makiko Watanabe, Miyako Yamaguchi, Renji Ishibashi, Sakura Andō, Sola Aoi
- Colonna sonora: Akira Matsumoto
- Produzione: 104, Transformer
- Durata: 104'


Torino 2009 – Bilancio