Fantastic Mr. Fox

Fantastic Mr. Fox

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Con Fantastic Mr. Fox Wes Anderson si confronta per la prima volta con il cinema d’animazione e firma una delle sue opere più complete e stratificate.

La volpe anarchica

La vita domestica non fa per il signor Fox: dopo dodici anni-volpe trascorsi nella quiete della tana sotto l’albero con la moglie, il figlio Ash e il nipote Kristofferson, l’istinto cacciatore della volpe si fa sentire e il signor Fox ritorna alla vecchia vita di ladro di polli. Peccato che i proprietari della fattoria, Boggis, Bunce e Bean, non siano così contenti del ritrovato istinto naturale del signor Fox e delle sue incursioni notturne nel pollaio. I tre fattori iniziano una caccia spietata alla volpe che minaccia l’intera comunità animale della zona; solo l’arguzia del signor Fox potrà mettere tutti in salvo. [sinossi]

Se abitassimo nel migliore dei mondi possibile, volpi, tassi e conigli potrebbero muoversi a loro agio per la campagna senza doversi guardare le spalle dalle fucilate degli allevatori. Se abitassimo nel migliore dei mondi possibile, o quantomeno in una sua immagine di una certa credibilità, il cinema d’animazione non dovrebbe aggirarsi per i festival con lo sguardo sempre rivolto alle spalle, teso a cogliere possibili fucilate nella schiena da parte della critica.

Dunque, sempre nell’ipotesi che esista un iper-mondo ai limiti della perfezione, in questo paradiso in terra un regista come Wes Anderson sarebbe considerato un genio e portato in palmo di mano; il condizionale, com’è fin troppo ovvio, non è stato scelto a caso durante la costruzione della frase precedente, dato che Anderson, nonostante un curriculum che si sta facendo anno dopo anno sempre più corposo e stratificato, continua a essere guardato con la bocca storta da non pochi addetti ai lavori. Pare infatti non siano bastati (in ordine puramente cronologico) Bottle Rocket, Rushmore, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Il treno per Darjeeling e Hotel Chevalier – tra i migliori cortometraggi circolati nell’ultimo lustro – per fugare ogni miserabile dubbio sulla classe cristallina del quarantenne cineasta texano. Consapevole del rapporto non propriamente idilliaco con una parte del suo uditorio (anche il pubblico, probabilmente incapace di cogliere la sottile arguzia delle sue messe in scena, gli ha voltato in più di un’occasione le spalle), Anderson ha pensato bene di andarsi a complicare ulteriormente la vita, estraendo dal cassetto un racconto di Roald Dahl e scegliendo la via dell’animazione in stop-motion per dargli vita sul grande schermo. Per affrontare al meglio la sfida ecco affiancarsi ad Anderson uno stuolo di nomi che potrebbero finanche essere fatti rientrare in un’ideale factory capitanata dal regista statunitense: a partire dalla sceneggiatura, scritta a quattro mani con il fido Noah Baumbach (la cui penna continua  a dimostrarsi una delle più ispirate nella Hollywood degli ultimi decenni), si tratta di una vera e propria invasione di amici e affezionati colleghi impegnati a prestare le voci ai protagonisti della vicenda narrata, da Jason Schwartzman a Owen Wilson, da Willem Dafoe all’immarcescibile Bill Murray. Se poi aggiungete il pezzo da novanta rappresentato dall’animazione curata da Mark Gustafson e dalla scelta di George Clooney e Meryl Streep a interpretare la coppia volpina intorno a cui ruota l’intera narrazione, comprenderete facilmente la portata di un’operazione come Fantastic Mr. Fox. Operazione che, al di là del valore puramente estetico (altissimo, e su cui torneremo tra poco), rappresenta un punto di approdo di non secondaria importanza per quel che concerne la produzione animata d’oltreoceano: opere come Fantastic Mr. Fox – ma anche come lo splendido Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze, purtroppo snobbato con malagrazia nel nostro paese – dimostrano in maniera incontrovertibile una verità troppo spesso taciuta da chi dovrebbe avere a cuore la diffusione e la difesa della settima arte, vale a dire il livello di assoluta parità tra le creature d’animazione e quelle girate in live action. Lo andiamo dicendo da anni, ma poche occasioni sono state ghiotte come questa: l’animazione è una tecnica, non un genere cinematografico. Pensare e produrre film seguendo gli stilemi dell’animazione – macrocosmo in cui rientrano le tecniche più disparate – è un mezzo, una metodologia espressiva, un’occasione in più per diversificare il proprio punto di vista e metterlo in gioco.

Ed è proprio Fantastic Mr. Fox a centrare perfettamente il bersaglio in questo senso: solo un cieco potrebbe non riconoscere nella prassi narrativa, nella descrizione dei personaggi, nei campi di ripresa, nel mood imperante e persino nella soundtrack, lo stile inconfondibile di Wes Anderson. Forse il film a cui viene naturale apparentare questa gioviale e irresistibile commedia anarchica – inno alla libertà collettiva, in una propensione quasi marxiana che raggiunge il suo apice nello splendido incontro a distanza tra il signor Volpe e il lupo, nemesi a lungo temuta dal protagonista che si risolve in un reciproco pugno chiuso a mo’ di saluto – è Le avventure acquatiche di Steve Zissou: il Mr. Fox del titolo ne è infatti una versione animalesca e aggiornata, con quel suo cinismo che riesce a non cozzare mai con l’umanesimo sottile e deflagrante che è la vera e propria cifra stilistica del cinema di Anderson. Che perfino qui, alle prese con un caposaldo della letteratura per l’infanzia – nei paesi anglosassoni, visto che in Italia Dahl è ancora il nome di un perfetto sconosciuto, almeno per la stragrande maggioranza della popolazione – non rinuncia al suo ritratto fatalista della vita: lo dimostra in maniera essenziale la sequenza del duello tra Fox e il ratto, tra le sequenze cinematografiche che più ci hanno rapito nel corso di questo 2009 oramai giunto, o quasi, alla sua morte naturale. Fantastic Mr. Fox non è un film per l’infanzia, ma come ogni capolavoro degno di questo nome ha la capacità di essere letto, in maniera differente e diversificata, a seconda della fascia d’età nella quale vi si entra in contatto. Perfetta commedia da salotto buono newyorchese, sapida incursione nell’humour di stampo britannico, delirante e agitatissimo helzapoppin’ animato – la sequenza iniziale, con i due futuri coniugi che devono andare a far razzia nel pollaio, è esilarante, così come le tre rapine orchestrate da Mr. Fox con l’aiuto del fedele e dolcissimo opossum Kilye –, tenero ritratto delle turbe adolescenziali: Fantastic Mr. Fox è tutto questo e ancora di più, confezionato in un’elegante animazione in stop-motion che sfoggia un lavoro di charachter design da leccarsi i baffi.

A uscire trionfante dalla contesa è, non è neanche il caso di sottolinearlo, proprio Wes Anderson, tra i più grandi registi della contemporaneità: nell’approcciarsi a una tecnica mai tentata – o quasi, dato che nel già citato Le avventure acquatiche di Steve Zissou erano presenti inserti animati, primo fra tutti il fantomatico squalo leopardo – ci dà per l’ennesima volta una profonda, arguta e imperdibile lezione di stile. Non cosa, questa, di tutti i giorni…

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Fantastic Mr. Fox, il sito ufficiale
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