Get Low
di Aaron Schneider
Aaron Schneider – al suo primo lungometraggio dopo l’Oscar per il miglior corto conquistato con Two Soldiers – porta sullo schermo con Get Low la presa di coscienza del tempo che passa, la vecchiaia, il senso di abbandono e il disagio nei confronti del resto della comunità.
La calunnia è un venticello
Felix Bush per quarant’anni ha vissuto come un eremita nel mezzo delle foreste del Tennessee. I suoi abiti sono laceri, i suoi modi rudi e l suo viso sepolto sotto una folta barba. Attorno a lui sono nate inquietati leggende popolari e la gente del paese lo evita come la peste. Un giorno Felix si reca in paese con il fucile in mano chiedendo di pagare il proprio funerale. Desidera infatti essere presente al suo stesso ricevimento funebre, in modo che chiunque abbia sentito qualche storia su di lui la possa raccontare, per rivelare infine egli stesso la sua verità. [sinossi]
Quando si sceglie di confrontarsi con un ampio ventaglio di esperienze emotive umane, il rischio di apparire retorici e superficiali è sempre presente: Get Low cerca di divincolarsi dalla stretta di ampollosi stereotipi sulla vita e le sue vicissitudini, dedicandosi a uno spaccato piuttosto impegnativo sulle difficoltà di un’esistenza vissuta all’insegna della solitudine.
Aaron Schneider – al suo primo lungometraggio dopo l’Oscar per il miglior corto conquistato con Two Soldiers – porta sullo schermo la presa di coscienza del tempo che passa, la vecchiaia, il senso di abbandono e il disagio nei confronti del resto della comunità: attraverso l’eclettica figura di Felix Bush il regista si dedica alla descrizione proteiforme di una caduta verso l’abisso dell’emarginazione.
Sarebbe sbagliato però tinteggiare Get Low esclusivamente con i toni della “tragedia” umana: il film infatti riesce nell’equilibrare il peso dell’amarezza con il desiderio di aprirsi a un futuro più speranzoso, sgravato di tutti i pesi accumulati sulla coscienza. Aaron Schneider bilancia i momenti di leggerezza – graffiati da una delicata vena ironica – con lunghe sequenze che, soprattutto nel finale, cercano di coinvolgere emotivamente lo spettatore commuovendolo, facendogli prendere parte al commosso percorso verso la verità.
In un monocromatico Tennessee, tinteggiato con la sobrietà e la naturalezza dei toni del grigio e del marrone, l’intera comunità che popola la contea è assorbita dalla quotidianità rurale, nutrita spesso dalle dicerie popolari, dai pettegolezzi che si rincorrono e si ingigantiscono l’un con altro: storie reali e racconti elaborati dalla finzione si intessono in una trama i cui nodi appaiono indissolubili. Get Low richiama l’importanza della comunicazione e sottolinea il potere della parola, capace di condannare o riabilitare un’intera esistenza: Felix, malgrado sia ancora vivo, sceglie di organizzare in prima persona il suo funeral party per poter ascoltare tutte le leggende che sono state costruite sulla sua persona ma in realtà ciò che cerca è la possibilità di poter raccontare la sua verità.
Sincerità e menzogna, senso di colpa e “redenzione”: è questo costante chiasmo a sorreggere la struttura del film, caratterizzato da una forte impostazione classica, sostenuta da una sceneggiatura robusta che coordina le impressioni e le emozioni catalizzate nel corso della pellicola.
Get Low è un film dalle molteplici anime: il leit-motiv sentimentale si confronta con un dichiarato background drammatico, destinato a tingersi di giallo. Il regista ha dichiarato di essersi ispirato all’idea di un lutto e delle sue influenze e conseguenze sulla vita dei “superstiti”: Schneider scava nei segreti nascosti in una morte prematura, disseminando l’intero impianto narrativo di indizi rispetto alle possibili evoluzioni della storia. La morte e la vita, la compagnia e la solitudine: il film resta sempre coerente nel suo sviluppo, continuando a contrapporre “gli opposti”, in un continuo contraltare fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, mentre il Bene e il Male, il bianco e il nero finiscono per fondersi nel grigio della quotidianità e delle difficoltà del vivere.
Il vero punto di forza di Get Low è sicuramente rappresentato da un cast davvero eccellente che non a caso ha fatto guadagnare al film il premio per la migliore interpretazione maschile al ventisettesimo Torino Film Festival, attribuito ex-aequo a Robert Duvall (Felix Bush) e Bill Murray (Frank Quinn, l’uomo che accetterà di organizzare il “funerale” del protagonista): due interpretazioni estremamente coinvolgenti, che sanno modulare con incredibile maestria le tante contraddizioni che animano i loro personaggi. Non bisogna però dimenticare altre significative prove attoriali dedicate a figure solo apparentemente minori: da Sissy Spacek a Lucas Black, Schneider può sicuramente contare su un’ottima base interpretativa.
Get Low è una finestra su un’umanità instabile, che presto sarà vittima degli sconvolgimenti della Storia (il film è ambientato negli anni ’30, giusto a cavallo fra le due Guerre Mondiali), e disegna con partecipazione emotiva una vicenda realmente accaduta, un eremitaggio volontario dettato dal disagio e dal malessere indotto dall’indiscrezione degli sguardi altrui. Riflettendo sul tema del perdono, Schneider pur portando a termine un lavoro pregevole (soprattutto nella prima parte è decisamente efficace), sul finale sembra smarrire la lucidità descrittivo-narrativa che aveva caratterizzato l’avvio del film e si ritrova alle prese con una conclusione sicuramente commovente ed emotivamente coinvolgente (basti pensare al lungo monologo di Duvall) ma purtroppo sovraccaricato di elementi “sdolcinati” che finiscono per ovattare e ammorbidire la ruvidità che invece aveva caratterizzato i momenti migliori della pellicola.
Info
Get Low sul sito del TFF.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Get Low
- Paese/Anno: USA | 2009
- Regia: Aaron Schneider
- Sceneggiatura: C. Gaby Mitchell, Chris Provenzano
- Fotografia: David Boyd
- Montaggio: Aaron Schneider
- Interpreti: Bill Cobbs, Bill Murray, Gerald McRaney, Lucas Black, Robert Duvall, Sissy Spacek
- Colonna sonora: Jan A.P. Kaczmarek
- Produzione: LARA Enterprises, Zanuck Independent
- Durata: 101'


Torino 2009 – Bilancio