Dieci inverni

Dieci inverni

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I dieci inverni scandiscono oltre al tempo che passa anche la naturale crescita dei due protagonisti, le decisioni importanti per lo studio, la carriera, la strada da percorrere nella vita. C’è un inverno per l’incoscienza, un inverno per l’amicizia, un inverno per la compassione e uno per gli errori. Presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 2009.

Travolgente gelido amore

Una storia d’amore o meglio il prologo di una storia d’amore, raccontato per quadri: ogni inverno è una finestra aperta a curiosare nella vita di due persone che non si perdono mai del tutto e intanto crescono. Il primo incontro è nell’inverno del 1999 su un vaporetto nella laguna di Venezia. Camilla e Silvestro, diciottenni, sono appena arrivati in città. I due iniziano a guardarsi e, quando il vaporetto attracca, lui decide di seguire la ragazza per le calli nebbiose di un’isola della laguna… Così comincia un’avventura lunga dieci anni che porterà i due ragazzi dalla Venezia quotidiana degli studenti fino alla straniante frenesia di Mosca. Camilla e Silvestro saranno di volta in volta nemici, amici, conoscenti, innamorati, vicini o distanti… [sinossi]

La commedia romantica è un genere che ormai appartiene di diritto alla cinematografia americana. Pochi sono infatti, gli esempi nostrani di film la cui sceneggiatura si basa semplicemente sul cliché “lui incontra lei”, il più forte dei canoni, quello che non tramonterà mai, e che sanno costruirvi attorno messe in scena capaci di reggere il confronto con i prodotti made in USA. Pochi soprattutto quelli che si impongono all’attenzione del pubblico e che possono vantare il merito di riuscire a contrastare l’invasione di pellicole a stelle e strisce che in ogni stagione, e in particolare sotto Natale, colonizzano le sale italiane, con maggiore o minore merito.
Eppure, tra i regali che, in quest’anno di crisi, troviamo sotto l’albero, impacchettato in una confezione delicata, avvolto da un nastro sottile e stretto in una carta leggera, candida come la neve, troviamo Dieci Inverni, opera prima di Valerio Mieli.
Una commedia romantica vera. Lui incontra lei. L’apoteosi del purismo. Quello che rende quest’opera prima degna di una riflessione particolare, è tutto ciò che c’è attorno al cliché, che poi è sempre ciò che fa la differenza. Attorno a Michele Riondino (Silvestro, lo spavaldo Lui) e Isabella Ragonese (Camilla la timida e testarda Lei), entrambi molto bravi, c’è un’idea interessante, c’è un’ambientazione ricercata, quasi raffinata, c’è una capacità di narratore che fa onore al giovane regista da poco diplomato al Centro Sperimentale.

Venezia è la location principale. Il luogo dell’amore di Casanova, appassionato e travolgente, diventa il teatro dell’amore incompreso, difficile e tormentato di una coppia di giovani dei nostri giorni, che si incontrano per caso su un vaporetto nell’inverno del 1999 e per dieci anni (dieci lunghi e freddi inverni) si rimandano, si tormentano, si scontrano e si tradiscono, per imparare ad amarsi.
I dieci inverni scandiscono oltre al tempo che passa anche la naturale crescita dei due protagonisti, le decisioni importanti per lo studio, la carriera, la strada da percorrere nella vita. C’è un inverno per l’incoscienza, un inverno per l’amicizia, un inverno per la compassione e uno per gli errori. Dieci stagioni molto intime, che nascondono tra calli e canali, le paure e la felicità, di un’età di transizione, le maschere di un carnevale poco appariscente ma molto sentito.
Il regista ha definito dieci quadri quelli che ha voluto utilizzare per portare avanti la sua storia, dieci dipinti che è bravissimo a tinteggiare con le tonalità grigie degli inverni veneziani, accompagnando con i colori gli stati d’animo dei suoi protagonisti. Il tutto per poi far esplodere i momenti di più  forte emozione nel bianco luminoso della neve, che si sostituisce al rosso fuoco della passione e ne eredita l’intensità, un candore che stringe e abbraccia i due innamorati.

Insieme a Venezia, Mieli sceglie Mosca, come secondo palcoscenico per i suoi personaggi in cerca di se stessi. La parola non è casuale, in quanto Camilla si trasferisce lì per completare i suoi studi proprio sul teatro russo, segnando la più netta delle rotture tra i due, quella che, nell’inverno della maturità, dà nuovo slancio a Dieci inverni portandolo fino al climax emotivo più intenso.
Con la macchina da presa, Mieli è gentile, mai invadente, preferisce osservare anziché partecipare alla storia, il suo è uno stile che piace, che veste il racconto più che metterlo a nudo, che valorizza e non svela drasticamente. La sua è un’opera prima solida che fa ben sperare, un esordio di qualità, un film dalla struttura intelligente e intrigante su un soggetto ad altissimo rischio di fallimento. Sicuramente da ricordare.

Info
Il trailer di Dieci inverni.

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