Sherlock Holmes

Sherlock Holmes

di

Immerso in una Londra grigia, buia e piovosa, a tratti spettrale, protagonista di spettacolari e gratuite scazzottate, costretto a correre, saltare, combattere e mostrare addominali e pettorali, lo Sherlock Holmes griffato Guy Ritchie si trova purtroppo prigioniero di un film scritto e diretto per girare a mille all’ora.

Il mio nome è Holmes… Sherlock Holmes!

Dopo una serie di brutali omicidi rituali, Holmes e Watson arrivano appena in tempo per salvare l’ultima vittima e scoprire il killer: Lord Blackwood. Mentre si avvicina l’ora dell’impiccagione, Blackwood – che ha terrorizzato compagni di cella e carcerieri con la sua apparente connessione con forze oscure e potenti – avverte Holmes che la morte non ha potere su di lui e che l’esecuzione rientra nei suoi piani. E quando Blackwood mantiene la promessa, la sua apparente resurrezione getta nel panico Londra e sconcerta Scotland Yard, ma per Holmes “il gioco è appena iniziato”… [sinossi]

La svolta bondiana di Sherlock Holmes, blockbuster affidato alla regia del modaiolo Guy Ritchie, rientra nella logica delle riletture, condivisibili o meno, di personaggi che appartengono così tanto, e da così tanto tempo, all’immaginario collettivo da essere oramai stati vivisezionati e assimilati anche dal più disattento dei lettorispettatori. Molto sensibili alla facile noia del grande pubblico, le case di produzione (ma anche le case editrici e via discorrendo) operano quindi una sorta di restyling, di aggiornamento al gusto corrente. L’investigatore britannico creato dalla fervida immaginazione e dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, e già modernizzato dal fumetto di Lionel Wigram, produttore della pellicola, ci viene quindi presentato come un uomo d’azione, una sorta di James Bond ottocentesco, con alcune abilità degne di Chuck Norris. Seduttore, intrigante, combattivo, atletico, pragmatico, intuitivo ai limiti della genialità e tutto quel che segue, il novello Holmes, interpretato dal sempre bravo Robert Downey Jr., è un prodotto dei nostri tempi, immerso in ralenti che ne esaltano l’abilità nella lotta e nella arti marziali più che le doti intellettive, legato mani e piedi a una relazione ben poco ottocentesca e quasi totalmente depurato da qualsiasi deriva autodistruttiva, sgradita al Box Office – non a caso, una delle sequenze più interessanti di questa nuova trasposizione, con Holmes quasi delirante dopo la drammatica esplosione al mattatoio, non ha ulteriori sviluppi.

Immerso in una Londra grigia, buia e piovosa, a tratti spettrale, protagonista di spettacolari e gratuite scazzottate, costretto a correre, saltare, combattere e mostrare addominali e pettorali, lo Sherlock Holmes griffato Guy Ritchie (con la complicità degli sceneggiatori Michael Robert Johnson, Anthony Peckham e Simon Kinberg, del suddetto Wigram e di Michael Robert Johnson) si trova purtroppo prigioniero di un film scritto e diretto per girare a mille all’ora, ma privo di reali appigli per lo spettatore: perché si dovrebbe saltare sulla carrozza lanciata a tutta velocità tra le strade di Londra? Perché lo spettatore dovrebbe appassionarsi a una detection che latita? Per quale motivo uno Sherlock Holmes in versione trendy karateka dovrebbe reggere un intero lungometraggio sulle sue pur atletiche spalle? Il difetto principale di Sherlock Holmes, prima ancora delle oramai trite e ritrite soluzioni stilistiche del regista inglese, ben lontano dagli apprezzabili risultati di Lock & Stock – Pazzi scatenati (1998) e Snatch – lo strappo (2000), sembra essere la superficialità della scrittura, davvero poco ispirata nei dialoghi e nell’intreccio, totalmente proiettata sulla decontestualizzazione dell’eroe ottocentesco, calato in un’epoca che oramai non gli appartiene. Holmes il contemporaneo, quasi un viaggiatore del tempo, si ritrova intrappolato in una sceneggiatura che cerca di percorrere troppe strade, dall’action alla love story.
Rimane un buon cast (oltre a Robert Downey Jr., non sfigurano Jude Law e l’affascinante Rachel McAdams), una confezione tecnico-artistica di alto livello e, per coloro che apprezzeranno, la certezza di un seguito.
Quasi irrefrenabile, dopo la visione, la voglia di recuperare Piramide di paura (1985) di Barry Levinson (con sceneggiatura di Chris Columbus), una rilettura assai più frizzante e divertente, in chiave adolescenziale, delle imprese dell’investigatore di Arthur Conan Doyle.

Info
La pagina Facebook ufficiale di Sherlock Holmes.
  • sherlock-holmes-2009-guy-ritchie-01.jpg
  • sherlock-holmes-2009-guy-ritchie-02.jpg
  • sherlock-holmes-2009-guy-ritchie-03.jpg
  • sherlock-holmes-2009-guy-ritchie-04.jpg
  • sherlock-holmes-2009-guy-ritchie-05.jpg
  • sherlock-holmes-2009-guy-ritchie-06.jpg
  • sherlock-holmes-2009-guy-ritchie-07.jpg
  • sherlock-holmes-2009-guy-ritchie-08.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Sherlock Holmes - Gioco di ombre RecensioneSherlock Holmes – Gioco di ombre

    di Un'overdose di ralenti, frastornanti flashforward e flashback dilatati in puro stile Guy Ritchie, per il secondo capitolo dedicato al personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle e diretto, come il precedente, dal regista britannico.
  • Archivio

    RocknRolla RecensioneRocknRolla

    di Con RocknRolla Guy Ritchie costruisce una action comedy ruffiana e sovrabbondante: ma più che coerenza, la sua ci sembra una sterile astuzia.
  • Archivio

    Operazione U.N.C.L.E. RecensioneOperazione U.N.C.L.E.

    di Operazione vintage per Guy Ritchie che traspone sul grande schermo la serie Tv anni '60 Organizzazione U.N.C.L.E. realizzando un pilot– lungometraggio manierista andante, senza brio.
  • Pordenone 2015

    Sherlock Holmes RecensioneSherlock Holmes

    di Tratta da un testo teatrale di William Gillette, che fu anche l'autore della pièce del Too Much Johnson ripresa da Welles, questa versione del 1916 di Sherlock Holmes appare un po' imbalsamata, ma presenta anche dei curiosi tratti in comune con i recenti adattamenti firmati da Guy Ritchie. Tra le riscoperte della 34esima edizione delle Giornate del Cinema Muto.
  • Archivio

    Victor - La storia segreta del dottor Frankenstein RecensioneVictor – La storia segreta del dottor Frankenstein

    di Ennesimo adattamento del romanzo di Mary Shelley, Victor - La storia segreta del dottor Frankenstein è una versione iper-spettacolare, molto confusa e poco inventiva, al di là del ruolo di rilievo dato al personaggio di Igor. Presentato alla settima edizione del Bif&st.
  • In sala

    King Arthur – Il potere della spada

    di Tra fantasy high concept e crime suburbano, il King Arthur di Guy Ritchie cerca la sintesi tra volto antico e moderno della mitologia celtica ma sembra più ricreare due film tra loro fuori sincrono.
  • Archivio

    The Raven RecensioneThe Raven

    di La struttura narrativa di The Raven, seppur non originalissima, è comunque interessante: un assassino uccide le sue vittime secondo le caratteristiche di alcuni racconti di Poe. A indagare insieme alla polizia sarà lo stesso scrittore.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento