Intervista a Francesco Verso

Intervista a Francesco Verso

Come ogni cultore del cinema russo sa bene, «Mosca non crede alle lacrime». Di sicuro la metropoli russa non crederà con facilità a una qualsiasi reazione emotiva, qualora provenga dagli e-Doll, androidi le cui fattezze estremamente seducenti risultano concepite per soddisfare le voglie più inconfessabili del genere umano. Sembra però che dietro alla fine imprevista e violenta, toccata in sorte ad alcuni e-Doll, si annidi un mistero. Un mistero che affonda le sue radici nella loro stessa natura, sospesa tra la programmazione di un’intelligenza artificiale e il suo progredire, apparentemente inaspettato, in direzione di una sensibilità ai confini dell’umano.
Per chiunque cominciasse a sentirsi perso, diciamo che in questo momento ci siamo spostati a Mosca, nell’anno 2053. Ma soprattutto ci siamo spostati in un immaginario estremamente fertile come quello di Francesco Verso, giovane scrittore che si sta facendo strada nella science fiction nostrana, a colpi di romanzi destinati quasi inevitabilmente a creare discussioni e spaccature tra gli appassionati della letteratura di genere. Prima Antidoti umani, e ora questo e-Doll, che per Francesco ha significato un ulteriore salto di qualità, grazie anche alla pubblicazione nella storica collana Urania, già da qualche decennio vetrina privilegiata per gli autori di fantascienza italiani e stranieri. La recentissima pubblicazione del libro, del resto, è da mettere in relazione con un’altra nota di merito, ovvero l’attribuzione del prestigioso Premio Urania 2008; ed è in virtù di questo riconoscimento che Francesco ha potuto presentare il suo e-Doll a Trieste, in una cornice quanto mai appropriata quale è, senza ombra di dubbio, Trieste Science+Fiction Festival, manifestazione dedicata alla fantascienza che proprio con Urania porta avanti, ormai da diversi anni, un fruttuoso rapporto di collaborazione. Al termine dell’incontro, al quale ha partecipato lo stesso curatore della collana Giuseppe Lippi, abbiamo intercettato Francesco Verso per poter analizzare insieme il romanzo, da noi enormemente apprezzato, e gli eventuali punti di contatto con la cultura cinematografica, di genere e non. Ecco cosa ne è uscito fuori.

Con e-Doll, il tuo secondo romanzo, hai raggiunto un obiettivo prestigioso come il Premio Urania. Qualche commento a riguardo?

Francesco Verso: Più che un commento, aggiungo un’esclamazione «Urania!». È la collana su cui ogni scrittore di SF italiana vorrebbe vedersi pubblicato. È il punto di arrivo di un percorso lungo otto anni, che mi ha visto prima finalista con Antidoti umani nel 2004 e poi vincitore al secondo tentativo con e-Doll nel 2008. Festeggerò questa ricorrenza per tutto il 2010, finché qualcun altro non avrà il merito di essere il prossimo premio Urania.

Conseguentemente al conferimento del Premio Urania e alla pubblicazione nella storica collana, E-Doll è stato presentato anche a Trieste; tutto ciò nell’ambito di una manifestazione molto amata dai cultori del genere: Science+Fiction. Cosa puoi dirci di questa esperienza? Sei rimasto colpito dall’atmosfera del festival?

Francesco Verso: È stata un’esperienza fantastica che mi ha consentito di conoscere il curatore storico di Urania, Giuseppe Lippi, e di incontrare un mio idolo, lo scrittore Bruce Sterling, al quale ho fatto autografare la mia copia di Mirrorshades, l’antologia del cyberpunk che tanta influenza ha avuto sulla mia immaginazione.
La manifestazione è stata superlativa. Le proiezioni di ottimo livello e la rassegna monografica su Edgar Allan Poe mi ha permesso di vedere alcuni film tratti dai suoi romanzi e conoscere molti dettagli sullo scrittore da cui è nata la letteratura di genere. Poe infatti ha inventato i libri gialli, quelli noir e tanta parte dell’horror. Davvero un precursore come ce ne sono stati pochi altri nella storia della letteratura.

Sappiamo che il tuo romanzo è legato in qualche misura a un fenomeno letterario tutto sommato recente, il connettivismo. Puoi spiegarci in breve di cosa si tratta, e quali sono i tratti della tua opera per cui possiamo considerarti uno scrittore connettivista?

Francesco Verso: Il Connettivismo è una corrente letteraria che pone l’accento sulla connessione, sul legame spesso latente tra aree diverse e spesso distanti della nostra fenomenologia. Si può considerare come un’avanguardia fantascientifica, memore di altre avanguardie del secolo scorso (Futurismo, Cubofuturismo russo, Surrealismo, Crepuscolari e Cyberpunk) che esplora il rapporto col futuro da parte dell’umanita o postumanità. Al suo interno si uniscono le suggestioni della matematica del caos, della fisica quantistica e dell’esoterismo alla ricerca di un filo rosso capace di unire e connettere tutte queste discipline in un crogiuolo da cui può emergere una nuova condizione interiore della razza umana. Ad esempio nei miei romanzi, io cerco sempre di connettere elementi in apparenza molto distanti: in Antidoti umani c’è la Manna che cade dal cielo, ma da un cielo che richiama alla mente le strutture geodesiche di Buckminster Fuller, mentre in e-Doll analizzo il tabù del sangue femminile a partire dal vecchio Testamento, passando per la caccia alle streghe del Medioevo fino a giungere agli spot sull’igiene intima dei nostri tempi. L’ispirazione viene dal vedere le connessioni mancanti lungo un percorso che si costruisce a partire dalle suggestioni dal passato e dai miti dell’antichità per proiettarlo verso le icone del nuovo millennio e i costumi trasfigurati del tempo che verrà.

Tra i maggiori elementi di fascino del romanzo vi è la curatissima ambientazione moscovita. Puoi dirci il perché di questa scelta?

Francesco Verso: Conosco la Russia da molti anni. Ci sono vissuto anche per lunghi periodi. Gran parte del romanzo è stato scritto tra Mosca e San Pietroburgo. All’inizio avevo pensato a un’ambientazione europea o orientale. Ma poi, col trascorrere del tempo, la Russia mi ha convinto di possedere gli elementi socio-culturali giusti per basarvi il romanzo: una fame ingorda di novità e cambiamenti che a volte rasenta il ridicolo e più spesso l’eccesso, una propensione per gli esperimenti utopistici di massa, facilitata dalla naturale ingenuità e spontaneità della popolazione, uno sprezzo delle trasgressioni che i russi non hanno problemi ha compiere alla luce del giorno, a differenza degli europei che la storia e la religione hanno reso più coscienti e quindi pudichi.
La Mosca del romanzo è quella che sta emergendo in questi anni: una metropoli ricchissima, esterofila e all’avanguardia per molti aspetti ma ancora arretrata, rassegnata e sciovinista per altri. Il passaggio dal sistema comunista a quello capitalista, se ha lasciato profonde cicatrici nel tessuto sociale russo che va ricomponendosi, nella sfera psicologica dei giovani è stato uno shock tremendo. La generazione di passaggio è confusa, frastornata e sbandata mentre quella successiva ha rimosso ogni traccia del passato e vive delle suggestioni del momento e degli stereotipi fugaci di un presente frammentario. Il futuro, a Mosca, si riscrive ogni istante e proprio per questo mi è sembrato un luogo adatto.

Inserire nel romanzo androidi creati per soddisfare esigenze di natura sessuale, quali sono gli e-Doll, nonché luoghi trasgressivi come le sessoteche, può essere considerato un elemento di rottura rispetto alla tradizione, stando all’opinione di alcuni. Quali reazioni sta suscitando il tuo libro presso i lettori di Urania? C’è qualche aneddoto particolare che puoi raccontarci?

Francesco Verso: e-Doll ha scatenato accese polemiche che in parte avevo messo in conto, visto il tema delicato.  I lettori infatti si sono subito divisi in due schieramenti. C’è chi plaude al coraggio, alla carica innovativa dei personaggi e al tentativo di sdoganare il romanzo di SF da asfittici ambiti tecnofili o nostalgici e chi invece avrebbe preferito meno analisi psicologica, meno sesso e più azione, avventura ed elementi nel solco della SF classica. Di certo, ho trovato un po’ paradossale che tra i lettori di fantascienza, che per definizione dovrebbero essere aperti all’innovazione e alla scoperta di nuovi mondi, ci siano alcuni che vedano negli e-Doll delle noiose macchine sessuali.

Vi è una parte del romanzo in cui i protagonisti si incontrano al cinema, il che offre lo spunto per qualche gustosa citazione cinematografica. Se il riferimento a Blade Runner, per esempio, sembra quasi un gesto obbligato, si rimane maggiormente sorpresi di fronte alle altre scelte, in particolare Kim Ki-duk. Vuoi aggiungere qualcosa su ciò che ti ha spinto a citare determinati autori e pellicole?

Francesco Verso: L’arco di Kim Ki-Duk mi colpì molto per la sua crudezza ma anche per la poesia del finale. Dietro la scelta del pescatore (che non svelo per chi volesse godersi il film) si cela infatti ben altro intento. Proprio come dietro la vita degli e-Doll, si nascondono delle pulsioni molto diverse dalle apparenze. Oggetto d’amore invece mi pareva calzante per evidenziare il rapporto di dipendenza che si può instaurare tra un oggetto e il suo fruitore e insieme le pericolose ossessioni che ne possono derivare. Entrambe le pellicole indagano il concetto di proprietà sessuale e dunque riecheggiano il tema del romanzo.

Più in generale, quali sono gli esempi di fantascienza cinematografica e letteraria che ami di più?

Francesco Verso: Restando al cinema, ho apprezzato moltissimo titoli come Il tredicesimo piano, Dark City, Codice 46, Fino alla fine del mondo, pellicole che mostrano una certa profondità di analisi della realtà oltre che visionarietà. La fantascienza odierna al di là dell’esplorazione spaziale, del concetto di alieno e di robot, ha la possibilità di indagare delle prospettive molto interessanti che si vanno rapidamente affacciando al nostro presente. Mi riferisco alla trans e postumanità, alle bio e nano tecnologie e a un concetto emergente quale la Singolarità.

Tornando a e-Doll, si ha la sensazione che a una parte iniziale più riflessiva, dove i pensieri dei personaggi prevalgono sull’azione e sugli stessi dialoghi, subentri un epilogo dal ritmo più concitato, in cui le situazioni si evolvono con una diversa intensità. Dietro questa impressione c’è qualcosa che può riferirsi al tuo modo di scrivere?

Francesco Verso: Nella prima parte di e-Doll mi interessava gettare le basi psicologiche dei personaggi, mostrare l’ambiente entro cui si muovono, delineare i contorni delle loro personalità in modo che nella seconda parte, tutte queste connotazioni potessero creare un binario lungo il quale far scorrere l’azione. Forse è una mia cifra stilistica, un andamento (chissà se inconscio) che parte lento per poi prendere velocità fino al raggiungimento del climax finale. Ma queste interpretazioni le lascio volentieri a chi legge i miei romanzi.

Puoi dirci qualcosa del tuo primo romanzo, Antidoti umani?

Francesco Verso: Antidoti umani è un romanzo a cui sono molto legato. In parte perché mi ha impegnato per 4 anni, in parte perché grazie alla finale guadagnata al premio Urania 2004, mi ha permesso di credere nella scrittura al punto di scrivere e-Doll. La storia narra di Felix e Mona, due antidoti umani che incarnano una sorta di darwinismo al contrario. La teoria dell’evoluzionismo ci ha insegnato che il più adatto sopravvive all’ambiente che lo circonda. Ma se l’ambiente viene plasmato dall’uomo, dalle logiche di mercato, dalla realpolitik, chi è che opera la selezione della civiltà umana?
Gli antidoti umani quindi non adattandosi all’ambiente, rifiutando di appiattirsi sui paradigmi della società imperante e delle mode passeggere, riaffermano la propria individualità e inalienabile umanità. Ovviamente pagano un prezzo molto alto: la libertà si paga con l’ostracismo.
In ultima analisi è un’avventura in giro per il mondo del futuro, un romanzo dal sapore post-cyberpunk ma anche una lunga storia d’amore tra due personaggi speciali nella loro normalità.

E per finire, quali sono i progetti ai quali ti stai dedicando attualmente?

Francesco Verso: I progetti sono molti e di natura diversa: dalla stesura del terzo romanzo, Livido, che conto di finire tra qualche mese, alla collaborazione con la rivista di cultura connettivista NeXT diretta da Sandro Battisti per finire con la direzione editoriale, sempre insieme a Sandro, di una collana di fantascienza, fantastico e neo-noir, chiamata Avatar, all’interno di una piccola, benché storica, casa editrice di fantascienza come la Kipple Officina Libraria di Luka Kremo Baroncinij. Per gli aggiornamenti su tutto questo e altro ancora, vi invito quindi a visitare il mio sito web all’indirizzo: www.francescoverso.com oppure www.kipple.it.

Info
Il sito del Trieste Science+Fiction Festival 2009.
Il blog di Urania.

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