Lascars

Ritmo indiavolato, situazioni comiche mai stiracchiate, personaggi principali indovinati e caratterizzazioni di contorno gustose rendono un plot non originalissimo più che discreto. E il comparto animato, sia 2 che 3D, fa un bel servizio alla sarabanda di gag fracassone che insaporiscono Lascars.

Ceci n’est pas un Ghetto
Ovvero tutto il mondo è Banlieue

José Frelate e Tony Merguez, due lumpen transalpini di scarse speranze, pretendono una vacanza come si deve, in un paradiso postcoloniale per piccolo borghesi. La pecunia scarseggia e i due, vittime dello scherno della racaille, si ritroveranno chi a dover prestare mansioni servili presso anziani giudici gollisti, chi a spacciare per conto di culturisti slavofoni sessualmente insoddisfatti.  Complicazioni. Tranquilli, quella che apparentemente potrebbe risultare come la trama di un cinefeticcio stagionale a caso non viene risolta coi mezzi di un Neri Parenti. Ma anzi, e avreste dovuto capirlo già dal fatto che i protagonisti non siano loro stessi che degli emarginati [1], se ne distacca qualitativamente in maniera piuttosto imbarazzante (per la Filmauro).  E l’invidia verso i cugini cresce. Sì, lo so, non è proprio il modo più professionale per proseguire una recensione, ma questo è il sentimento che ho provato alla fine della proiezione di Lascars. Il perché è subito sciorinato: mentre “loro” riescono a imbastire un progetto animato del genere (ovvero serialità televisiva [2] che precipita copiosa in un buon lungometraggio), “noi” non ce la facciamo. Anzi perseveriamo diabolici con… (inserire stortura filmica nazionalpopolare dispreferita).

È desolante, ma risponde a verità. E mentre i Franzosi si divertono a mischiare animazione classica e discreto 3D, ottenendo un potabilissimo e movimentato intruglio, grottesco quanto la materia satirica trattata richiede, noi ci ritroviamo a bocca asciutta. Ma non certo per mancanza di periferie degradate da raccontare. Perché sì, sarà inquietante notare come gli sproloqui e le vicende “Ghetto” dei sottoproletari hip-hop d’oltralpe facciano ormai parte di una vulgata globale, tentativo di ironizzarci e meccanismi diegetici della narrazione animata compresi, ma ben peggio è constatare l’inerzia di una società che, investita dai cambiamenti al pari degli altri paesi del consumo avanzato, ha perso ogni capacità di raccontarsi tramite il Cinema. E quelli siamo noi, il paese di Pasolini e della Commedia all’Italiana, che dalle vette profetiche dell’Autore al prodotto medio e di cassetta quasi non riusciva a non raccontarsi/raccontarsela.

Comunque, motivi di sconforto a parte, Lascars merita la sua brava visione non solo perché “noi” non siamo capaci di farlo, ma soprattutto perché “loro” sono capaci a farlo bene: ritmo indiavolato, situazioni comiche mai stiracchiate, a volte di grana grossa ma spesso parecchio divertenti, personaggi principali indovinati e caratterizzazioni di contorno gustose [3], insieme a un character design discutibile ma funzionale rendono un plot non originalissimo più che discreto. E il comparto animato, sia 2 che 3D, fa un bel servizio alla sarabanda di gag fracassone che insaporiscono il tutto. Fra le musiche, infine, menzione speciale per l’ovvio-mica-tanto Rap ultimativo, una chiosa in linea con lo spirito dell’operazione come poche.

“Sarkozy? Non è quel tumore che viene ai sieropositivi?”
Carla Bruni, San Remo 2003.
Note
1. Il cinepanettone viene dato in pasto a masse indistinte, ma i suoi protagonisti non scendono mai sotto un certo status sociale (per quello, l’identificazione al ribasso, c’è il caratteristume).
2. La serie, creata da Boris “El Diablo” Dolivet, qui in veste di sceneggiatore, ha debuttato in patria nel pliocenico anno 2000 su canal Plus, con 30 episodi da un minuto l’uno. Una seconda stagione è stata prodotta solo nel 2007. Altri spin off: un pilota con venti volte il minutaggio degli skits originari e un fumetto.
3. Fra i quali mi preme ricordare la fascistissima famiglia in divisa della fidanzata sbirra di Tony, zio Adolf primus inter pares, e il ciccia bomba facile all’isteria Casimir.
Info
Il sito ufficiale di Lascars.
Lascars su facebook.
Il trailer originale di Lascars.
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