Edison & Leo

Edison & Leo

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Pur durando solamente un ora e diciannove minuti, soprattutto nella parte centrale Edison & Leo gira a vuoto con una tale forza da alterare più che sensibilmente la percezione del tempo, disarticolando ogni buon proposito dello spettatore di appassionarsi alla vicenda.

Avrebbe fatto meglio a continuare a giustiziare elettricamente elefanti [1]

Edison è un inventore il cui motto è “lo farò” e crede di poter inventare una soluzione per qualsiasi problema, che si tratti di salvare la propria moglie, rendere più forte Faraday, il figlio maggiore, o di cercare una nuova madre per i suoi figli. Il figlio sedicenne di Edison, Leo, deve imparare a controllare i propri impulsi elettrici al fine di risolvere la situazione, riprendersi la sua ragazza e andarsene per sempre dalla città. Questa relazione padre/figlio ben presto porta alla conclusione che è possibile “tutto e il contrario di tutto”… [sinossi – Future Film Festival]

Un po’ di bizzarria, tanta noia. Il bilancio di questo lungometraggio in stop motion diretto da Neil Burns [2] è presto fatto: pur durando solamente un ora e 19 minuti, soprattutto nella parte centrale Edison & Leo gira a vuoto con una tale forza da alterare più che sensibilmente la percezione del tempo, disarticolando ogni buon proposito dello spettatore di appassionarsi alla vicenda. La quale  è “una favola che non funziona”, come riporta il catalogo del Future Film Festival, ma purtroppo letteralmente, prosaicamente. E non funziona in special modo per problemi nella sceneggiatura, che comprime passaggi importanti e dilata momenti che si vorrebbero comici, ma sono talora solo imbarazzanti – la “crescita” dei due figli di Edison dopo la morte della madre viene risolta sbrigativamente, mentre a gag poco riuscite come “la colonna del letto” [3] viene concesso il bis. Non solo: anche  i personaggi hanno qualche problema, e non sto parlando del character design o dell’animazione, che  pur potendo non piacere non meritano un’insufficienza, bensì proprio in sede di sviluppo drammaturgico [4]. Un esempio chiarificatore è il fratellone del protagonista Leo, Faraday. Costui è la macchietta di un bamboccione viziato e impotente, però non riesce a muovere nemmeno un sorriso, ne tantomeno a indurre emozioni di antipatia e/o rabbia. E’ scritto così sciattamente che neppure un tormentone facile come la sua umiliazione paramasochista per mano di una domestica doppiogiochista, femme fatale anzianotta della situazione, strappa una sola risata. Insomma, ci siamo capiti, se anche il plot ed alcune trovate potevano dirsi non del tutto trite in un prodotto del genere (le indiane proto femministe, la crudezza di certe scene o il comportamento da completo “asshole” di Edison Sr.), il modo in cui sono state portate a compimento è pedestre, quasi svogliato, certamente pochissimo raffinato.

In più, non giova a Edison & Leo il confronto impietoso con altri due lavori a passo uno presenti in concorso al Future Film Festival, ovvero Panique au Village e In The Attic: Who Has a Birthday Today? Se, preso da solo, il lavoro in stop motion che muove questa produzione canadese è tutt’altro che da buttare, in presenza della follia belga sfigura come mediocre e poco ispirato, mentre svanisce in preda alle fiamme all’apparire di una sola sequenza dell’opera di Jirí  Barta. Non è una questione di quantità, giacché in Edison & Leo di cose che si muovono, e molto, ce ne sono, ma in primo luogo di esprit de finesse; quanto sono meglio i giocattoli cechi dei pupazzi di Burns, caricature degli  uomini legnose e infinitamente meno espressive anche delle blatte di In the Attic, perché mal caratterizzati! Per quanto riguarda invece la regia e il montaggio, nessuna delle due lampeggia di genio, eppure entrambe sembrano sollevarsi un pochino dai lidi mediocri in cui sguazzano contenti doppiaggio e colonna sonora. Ma non basta. Così, allo spettatore resta l’idea che, come Leo ripete continuamente al padre, questa non sia per Neil Burns “His Greatest Invention!” Più che una stroncatura, un augurio.

Forse non tutti sanno che…
l’ascesa delle lampadine a basso consumo energetico ha molto a che fare con il misterioso “suicidio” di Edi.
Note
1. Ah, già, quello era Thomas Alva, non ‘sto George T.!
2. In verità non proprio un Carneade totale, vista la sua vittoria col corto animato Grace Eternal dell’Award of Merit al Chicago International Film Festival ‘97. Io, comunque, non ho trovato granché del suo lavoro in rete…
3. Ovvero il pene del fedifrago Edison Sr. Sì, lo so…
4. Che David Mamet mi perdoni.
Info
Il trailer di Edison & Leo.
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