Submarino

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Un fratello morto, una madre degenerata, alcolismo, tossicodipendenza, stupri, incesti, un bambino in orfanotrofio, una mano amputata, una depressione cronica. Con queste e altre amenità Thomas Vinterberg intrattiene il pubblico del suo nuovo film: Submarino, in Concorso alla Berlinale 2010.

Fratelli e dannati

Due fratelli ormai divenuti estranei saranno riavvicinati dalla vita e costretti ad affrontare drammatici ricordi d’infanzia… [sinossi]

Ormai dovevamo essere sufficientemente preparati per sapere che Thomas Vinterberg è un autore di melodrammi estremi e senza troppi spiragli di speranza. Dopo i traumi familiari snocciolati nel corso di una cena feroce nel suo film più celebre e premiato, Festen, nonché dopo aver assistito a una volteggiante (si parlava di pattinaggio artistico, tra le altre cose) tragedia d’amour fou nel maltrattato It’s All About Love, era lecito attendersi dal regista danese un’altra storia potente e drammatica. Ma a tutto eravamo pronti tranne che alla spirale di eventi che inghiotte il povero Nick in Submarino, presentato in Concorso alla Berlinale 60.

Nick è vessato da un trauma infantile imponderabile: la morte del fratellino neonato in seguito alla distrazione di una madre degenerata e alcolista nonché a una serata di sfrenato divertimento trascorsa da Nick insieme al fratello minore. Ormai adulto, Nick (Jacob Cedergren) trascorre la sua esistenza tra una birra e l’altra nel suo squallido e spoglio appartamento. La sua compagnia sono, oltre alle lattine di birra, un amico sessuomane incestuoso e una vicina di casa drop-out alla quale hanno portato via il figlioletto. Quanto al fratello minore (Peter Plaugborg), è ora un padre single eroinomane con bambino grazioso, dolce e ben educato, ma, naturalmente, assai trascurato.
Morte, violenza e devastazione continuano dunque a funestare l’esistenza di Nick, anche dopo il decesso liberatore della tremenda madre-megera.

A poco valgono lo stile fermo e asciutto, la fotografia livida e alcuni elaborati intrecci temporali che incastrano le storie dei due fratelli: Submarino è un melodramma eccessivo e sopra le righe, al quale avrebbe giovato certo una maggiore asciuttezza e una condensazione delle tragedie in cui incappa il malcapitato Nick. Una vita non basta, almeno così ci piace credere, aaccumulare un tale bagaglio di sfortuna, paragonabile solo a quello che colpisce nei cartoons della WB il simpatico Willy il Coyote, personaggi uscito dalla geniale matita di Chuck Jones. Anche Nick cercherà di resuscitare innumerevoli volte, proprio come il povero Willy, ma per lo spettatore, nel caso del film di Vinterberg non è prevista alcuna catarsi.

Un fratello morto, una madre degenerata, l’alcolismo, la tossicodipendenza, un milieu assai turbolento, amicizie sbagliate, stupri, incesti, fidanzate che si rifanno una vita, un fratello in prigione, un bambino in orfanotrofio, una mano amputata, una depressione cronica. Con queste e altre amenità Vinterberg intrattiene il proprio pubblico, senza un attimo di tregua. La quantità di nefasti eventi è tale che la narrazione del film assume una struttura quasi paratattica e perde tosto ogni coesione e direzione. Cosa in realtà l’autore danese abbia voluto dirci, dopo cotante e cotali disgrazie, sfugge al nostro pensiero. Ma forse Submarino è un monito a tutte le madri, affinché abbiano maggiore cura della propria prole, altrimenti essa incorrerà in una catena inscindibile di sfortune. Peccato che se questa è la profezia, di certo a Vintenberg manca la necessaria autorità per declamarla.

Info
La pagina dedicata a Submarino sul sito della Berlinale.
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