Codice Genesi

Codice Genesi

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Codice Genesi, brutto titolo italiano per l’originale e più suggestivo The Book of Eli, andrebbe visto e analizzato dopo la visione di due lungometraggi assai prossimi, lo spettacolare ma oltraggioso Io sono leggenda di Francis Lawrence e l’ottimo ma sfortunato The Road di John Hillcoat.

Il Signore è il mio pastore

In un futuro non troppo lontano, circa 30 anni dopo l’ultima guerra, un uomo attraversa in completa solitudine la terra desolata che un tempo era l’America. Intorno a lui città abbandonate, autostrade interrotte, campi inariditi: i segni di una catastrofica distruzione. Non c’è civiltà né traccia di legge. Le strade sono nelle mani di bande spietate. Ma non possono far nulla contro Eli, guerriero che cerca solo la pace ed elimina gli avversari che lo intralciano. Quello che difende così ferocemente è la speranza per il futuro, una speranza che porta con sé e protegge da 30 anni ed è determinato a realizzare. Spinto da questo impegno e guidato dalla fede in qualcosa più grande di lui, Eli fa quello che deve per sopravvivere e va avanti… [sinossi]

Il terreno su cui si muove Eli, aka Denzel Washington, è ricco di insidie, paludoso, minato. E non ci riferiamo alle lande desertiche che dominano quel poco che resta dell’America, ma alla sbandierata dimensione spirituale, alle evidenti connotazioni religiose, alla netta presa di posizione ideologica. Codice Genesi, brutto titolo italiano per l’originale e più suggestivo The Book of Eli, andrebbe visto e analizzato dopo la visione di due lungometraggi assai prossimi, lo spettacolare ma oltraggioso Io sono leggenda (2007) di Francis Lawrence e l’ottimo ma sfortunato The Road (2009) di John Hillcoat [1]. Il patinato film dei fratelli Hughes, noti soprattutto per La vera storia di Jack lo squartatore (2001), trasposizione non troppo ispirata del capolavoro From Hell di Alan Moore, sembra quasi una prosecuzione delle messianiche disavventure di Will Smith – ci risulta difficile, se non impossibile, dimenticare il pessimo servizio reso dal suddetto Francis Lawrence e dagli sceneggiatori Mark Protosevich e Akiva Goldsman al favoloso romanzo I Am Legend di Richard Matheson [2]. Siamo ancora, insomma, dalle parti della religiosità a buon mercato made in Hollywood: sia il farlocco Robert Neville, interpretato da Will Smith, sia l’inarrestabile guerriero di Dio Eli (un buon Denzel Washington) si rivelano portatori non troppo sani di una spicciola filosofia teocon [3]. Il bene è a Ovest, la fede è l’unica via, la parola di Dio è la salvezza, i buoni trionferanno, guidati dalla luce del Signore, i cattivi sono brutti e via discorrendo. C’è nel declinante Codice Genesi un ricorso sistematico e ben poco soddisfacente a troppi cliché. E qui torniamo a The Road, che mette in scena uno scenario post-apocalittico di tutt’altro spessore: nessun preconfezionato ottimismo, ma una rappresentazione della natura umana sfaccettata, giustamente impietosa – ed ecco spiegata la difficoltosa avventura distributiva.

I cliché tornano prepotentemente, seppur perdonabili, anche nella messa in scena, alla lunga troppo schematica e priva di sussulti. L’ambientazione post-apocalittica risolta in tonalità grigiastre si riallaccia, tanto per sostenere la metafora neocon, al cinema western: il cavaliere senza nome implacabile e misterioso arriva nella polverosa città e ridicolizza i malcapitati, sfidando le ire del signore locale. Ci sono lo spaccio e il saloon, i cattivi analfabeti e la bella del luogo. E soprattutto c’è una sequenza che gioca con le luci e le ombre di Sentieri selvaggi: il primo scontro, una salutare esplosione di violenza, ripreso con macchina da presa frontale, sfruttando l’ombra del ponte e la luce accecante degli spazi aperti. È la nuova frontiera dove si muove l’eroe solitario Eli. È lo stile patinato, ma non sgradevole, dei fratelli Hughes: non è certo l’apparato visivo a difettare, nonostante qualche ralenti di troppo. Il lavoro sugli effetti sonori, nonostante una partitura musicale a tratti un po’ troppo invadente, aggiunge il giusto pathos. In fin dei conti, Codice Genesi si rivela un discreto prodotto d’intrattenimento che veicola maldestramente delle tematiche ad alto rischio.

Sommando Codice Genesi al precedente La vera storia di Jack lo squartatore, la notizia del coinvolgimento dei fratelli Hughes nel già rischiosissimo progetto Akira della Warner ci lascia quantomeno perplessi. Il capolavoro di Katsuhiro Ōtomo, sia nella versione cartacea che animata, è materiale da maneggiare con estrema cura. O, ancor meglio, da non maneggiare affatto. Disastro annunciato? Attendiamo con una certa ansia.

Note
1. Colpevolmente ignorato dalle grandi case di distribuzione del Bel Paese, The Road ha finalmente trovato un acquirente. Il film di John Hillcoat sarà distribuito dalla Video CDA. Merito anche del Mercato della Berlinale.
2. Molto meglio recuperare le precedenti trasposizioni di I Am Legend, ovvero la sorprendente coproduzione italo-americana L’ultimo uomo della Terra (1963) di Ubaldo Ragona e il cult anni settanta 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra (1971) di Boris Sagal.
3. Neologismo formato dall’unione del prefisso teo (da Theòs, Dio) col termine conservatorismo.
Info
Il trailer italiano di Codice Genesi.
Codice Genesi sul sito della Warner.
Codice Genesi su Rai Com.
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