Maga Martina e il libro magico del draghetto

Maga Martina e il libro magico del draghetto

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Con Maga Martina e il libro magico del draghetto Stefan Ruzowitzky porta sullo schermo la maga/bambina creata dalla penna di Knister.

Martina e il destino del mondo

Teodolinda è una strega buona che decide di ritirarsi, ma prima deve trovare la sua degna erede, colei che prenderà il titolo di superstrega. Affida la missione al drago Ettore che nella ricerca sarà guidato dal Libro degli Incantesimi. Ettore incontrerà così Martina, una bambina che dovrà dimostrare di essere all’altezza del compito, superando una prova di 99 ore. Martina si ritroverà a dover fronteggiare il perfido Geronimo e il suo “scagnozzo” Serafino, che cercheranno in tutti i modi di impossessarsi del Libro degli Incantesimi che gli permetterebbe di creare la Macchina per il Dominio del Mondo… [sinossi]

Se il compianto Rinus Michels, leggendario allenatore dell’Ajax e della nazionale olandese, si fosse trovato a disquisire del cinema di Stefan Ruzowitzky, con ogni probabilità ne avrebbe salutato le gesta come quelle di un regista “totale”. In effetti, a cercare di decifrare la parabola artistica del cineasta viennese, si corre il serio rischio di andare in confusione. Il perché è presto detto: dal suo esordio Tempo, lontano oramai quattordici anni, Ruzowitzky sembra aver intenzionalmente increspato le acque, fino a rendere quasi inintelleggibile il percorso svolto. Ruzowitzky è infatti passato da atmosfere debitrici del cinema indie a stelle e strisce (il già citato Tempo) al mystery rurale e angosciante (Die Siebtelbauern), per poi ricevere l’attenzione internazionale grazie alle digressioni horror di Anatomy e del suo seguito Anatomy 2 – entrambi con protagonista Franka Potente. Fra questi due successi commerciali e critici ha piazzato il suo esordio in lingua anglosassone, con l’incompiuta e sbalestrata commedia All the Queen’s Men, prima di tornare in patria per portare a termine Il falsario, film che l’ha definitivamente consacrato agli occhi del mondo, trascinandolo fino alla vittoria dell’Oscar come Miglior film straniero.

Questo cappello introduttivo era quantomai necessario, soprattutto per coloro che avessero avuto l’occasione di incontrare Ruzowitzky sulla propria strada solo in occasione de Il falsario: l’impatto con Maga Martina e il libro magico del draghetto altrimenti si sarebbe risolto in un frontale dal quale sarebbe stato arduo uscire indenni. Già, perché l’ultima fatica dell’autore austriaco segna un’ulteriore inversione di marcia nei confronti del suo cinema: incapace di smentirsi, Ruzowitzky abbandona il mood e lo stile che hanno contraddistinto il suo lavoro più (giustamente) celebrato e si getta a capofitto in un’avventura distante anni luce da quanto affrontato finora nel corso della sua carriera. Come oramai sanno anche i sassi la Maga Martina (Hexe Lilli il nome della piccola protagonista nella sua lingua d’origine) è una bambina rossa di capelli che si scopre, per l’appunto, maga: un accenno sinottico che ha fatto versare fiumi d’inchiostro su un ipotetito raffronto tra l’esuberante Martina e Harry Potter, il maghetto occhialuto creato dalla penna della scrittrice britannica J.K. Rowling, tanto più che entrambi i personaggi sono i protagonisti di una vera e propria saga letteraria di enorme successo (più “universale” il successo di Harry Potter, ma numericamente assai più ingente l’apporto letterario della maga creata da Knister, con una quarantina di volumi all’appello). In realtà fra le due avventure letterarie non c’è possibilità di paragone, visto e considerato soprattutto il pubblico di riferimento: Maga Martina è infatti un personaggio creato a uso e consumo di un uditorio all’inizio della propria scolarizzazione. Non si distacca da questo approccio neanche Maga Martina e il libro magico del draghetto: a suggerire la mancanza di uno scavo psicologico in grado di conquistare anche il pubblico adulto è l’assoluta mancanza di un reale climax drammatico. Per quanto si parli di tematiche tutt’altro che banali (l’assuefazione a una dittatura che passa, guarda caso, attraverso il potere del tubo catodico, tanto per dirne una), il tono non si distacca mai da quello di una commedia buffa: i cattivi di turno – un mago non troppo in forma e il suo assistente trasformato in un cane della razza carlino – sono da operetta, e la nostra eroina non corre mai un reale pericolo. A meno, e si torna al discorso affrontato in precedenza, di non essere al di sotto degli otto anni di età: Ruzowitzky, che pure si diverte a mettere in scena un mondo colorato, bislacco ed eternamente sopra le righe, edifica in tutto e per tutto un film per bambini. Che questo sia un difetto o meno, è materiale di scarso interesse: ciò che conta semmai è la pervicace volontà del cineasta austriaco di tenere gli adulti al di fuori del mondo di Martina. Film pedagogico prima ancora che d’avventure – con la critica al modernismo e alla macchina industriale che diventa difesa degli affetti familiari e della libertà – Maga Martina e il libro magico del draghetto è un onesto e gentile passatempo per le giovani generazioni. E l’ulteriore dimostrazione di come Stefan Ruzowitzky sia un regista inclassificabile. Totale, avrebbe detto Rinus Michels.

Info
Maga Martina e il libro magico del draghetto, trailer.
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