The Robber

The Robber

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Ai continui silenzi dell’impenetrabile protagonista, volto fisso e occhi glaciali, Heisenberg contrappone alcune sequenze dal ritmo elevato, con un montaggio e una colonna sonora che sembrano quasi negare tutto quello visto fino a un secondo prima. Le rapine sempre più frenetiche, e ossessivamente reiterate, e la lunga fuga dopo il quinto colpo in banca sconquassano letteralmente l’andamento compassato di The Robber. In concorso alla Berlinale 2010.

Corri ragazzo, corri

Il film è basato sul romanzo omonimo di Martin Prinz che racconta la storia vera, ambientata alla fine degli anni Ottanta, di “Pumpgun Ronnie” che ha combinato la sua carriera criminale di ladro seriale di banche con il suo talento di maratoneta, che ruppe diversi record… [sinossi]

Benjamin Heisenberg è un regista tedesco relativamente giovane (classe 1974), già a Cannes nel 2005 nella sezione Un Certain Regard con il lungometraggio d’esordio Sleeper (Schläfer). Diplomato in Belle Arti e con un buon numero di cortometraggi e mediometraggi alle spalle (Terremoto, At the Lake e via discorrendo), oltre alla scuola di cinema e televisione di Monaco, trova le porte aperte per il concorso della sessantesima Berlinale con The Robber (Der Räuber), l’opera seconda. Film discreto, selezione generosa. Tutto normale.

Tratto dall’omonimo romanzo di Martin Prinz, basato su una storia vera, il soggetto di The Robber è assai singolare e potenzialmente ricco di spunti: Johann Rettenberger (Andreas Lust) è un ottimo maratoneta e un rapinatore di banche. Quasi paradossale. Nonostante alcune scelte prossime al cinema autoriale, Heisenberg costruisce un film che rimane un po’ pericolosamente in bilico tra (mancata) introspezione psicologica e spettacolarità. Ai continui silenzi dell’impenetrabile protagonista, volto fisso e occhi glaciali, il regista teutonico contrappone alcune sequenze dal ritmo elevato, con un montaggio e una colonna sonora che sembrano quasi negare tutto quello visto fino a un secondo prima. Le rapine sempre più frenetiche, e ossessivamente reiterate, e la lunga fuga dopo il quinto colpo in banca sconquassano letteralmente l’andamento compassato della pellicola. Proprio questa lunga corsa, iniziata tra le vie della città, poi tra i palazzi e quindi in un parco, è la migliore sequenza di The Robber: la macchina da presa inizialmente incollata al fondista austriaco per enfatizzare la tensione dell’inseguimento si apre in un più arioso carrello laterale, perfetto per ammirare l’ampia falcata e la fisicità del protagonista lanciato verso un’effimera libertà. A sostenere questa scena concorrono un buon montaggio e soprattutto una colonna sonora tambureggiante.

In questa alternanza tra silenzi ed esplosioni di energia, oltre alle parentesi amorose, Heisenberg non cerca (o non trova) un’analisi psicologica del personaggio: The Robber non racconta Johann Rettenberger, non scava nel suo animo evidentemente tormentato, ma mette in scena l’impossibilità di capire, (ri)costruisce lo stesso muro che separava il maratoneta dal resto del mondo, affetti compresi. E questo, senza dubbio, potrà lasciare l’amaro in bocca a più di uno spettatore – probabilmente non italiano: difficile che un prodotto di questo tipo, discreto ma nulla più, possa godere di un’ampia distribuzione internazionale (salvo sorprese della giuria berlinese). The Robber è la cronaca di una vita e di un talento gettati al vento: Rettenberger deve continuare a correre, a scappare, a stare lontano da tutto e tutti. Non bastano i soldi della prima rapina, della seconda, della terza… non sarebbero mai bastati, non sarebbero mai serviti. Come non è bastato un prodigioso record nazionale. Come non è bastato l’amore di Erika (Franziska Weisz).
Heisenberg si limita alla fredda cronaca, senza nulla cercare e senza nulla aggiungere. Silenzio per il silenzio, corsa per la corsa. Come l’omicidio del tutore giudiziario, un’esplosione di violenza  apparentemente senza motivo: la macchina da presa pedina Rettenberger, la sua camminata svelta che sembra l’inizio di una nuova disperata corsa, e registra asetticamente, senza cercare di andare oltre la fredda maschera dell’atleta/rapinatore.

Info
Il trailer originale di The Robber.
La scheda di The Robber sul sito della Berliale.
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