Caterpillar

Caterpillar

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Presentato alla Berlinale, Caterpillar è un angosciante e disturbante trattato sulla storia e sulla società giapponese, sulla propaganda che ha mandato al massacro un numero impressionante di giovani (e meno giovani) del Sol Levante, sul ruolo sacrificato e succube delle donne, sulla violenza umana, sugli istinti primari, sul distorto senso dell’onore e del dovere, sulla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. È la ferita che ha portato alla generazione delle contestazioni violente, è il prologo e la contestualizzazione di United Red Army.

Le eroiche imprese del soldato Kurokawa

Il film è tratto dal racconto breve omonimo del 1929 con cui lo scrittore nipponico Edogawa Rampo, celebrato autore di una miscela di noir, intrico di delitti ed erotismo del tutto particolare, incorse nella censura governativa. Caterpillar racconta di un veterano della Prima Guerra Mondiale impossibilitato a parlare o muoversi, tanto sfigurato da diventare una sorta di tronco-macchina, e come tale trattato dalla sua bellissima moglie… [sinossi]

La carriera di Kōji Wakamatsu, autore tra i più prolifici della storia del cinema e tra i protagonisti della nouvelle vague nipponica [1], sembrava oramai avviata verso l’inesorabile declino, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. E dopo un lungo silenzio [2], il ritorno sul grande schermo nel 2004 con Perfect Education 6 e Cycling Chronicles, passato al Festival di Torino 2005, non aveva convinto. Wakamatsu sembrava oramai aver smarrito lo smalto, la capacità di graffiare, di stupire. Anche visivamente. Il suo stile sembrava essersi normalizzato. Dopo tanti anni e tanti film sembrava quasi naturale: rinnovarsi, con decenni e decenni dietro la macchina da presa, è un miracolo riservato a pochi.
Con il monumentale United Red Army, presentato alla Berlinale 2008 e visto nel Bel Paese grazie al benemerito Torino Film Festival, arrivò invece l’insperata smentita – una lezione da rammentare! Con Caterpillar, presentato alla sessantesima edizione della Berlinale e già sotto il fuoco incrociato di parte della critica [3], abbiamo la conferma di una rinascita sorprendente, di una seconda giovinezza che vorremmo eterna [4]. Coraggioso, determinato e inarrestabile, Kōji Wakamatsu ha realizzato un film di notevole spessore storico e politico: Caterpillar è un angosciante e disturbante trattato sulla storia e sulla società giapponese, sulla propaganda che ha mandato al massacro un numero impressionante di giovani (e meno giovani) del Sol Levante, sul ruolo sacrificato e succube delle donne, sulla violenza umana, sugli istinti primari, sul distorto senso dell’onore e del dovere, sulla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. In soli ottantacinque minuti, Wakamatsu riesce a condensare, in un processo di stratificazione davvero complesso e con un linguaggio diretto e privo di ipocrisie, un’analisi spietata ma pienamente condivisibile della natura umana e delle abnormi contraddizioni che minano le nostre società, orientali e occidentali.

Wakamatsu, abituato a farsi beffe del buonsenso borghese già dagli anni sessanta (Su su per la seconda volta vergine, Embrione, Violent Virgin e via discorrendo), scaraventa in faccia agli spettatori l’Orrore della guerra, senza nessun possibile appiglio, senza speranza: le carni strappate, bruciate, maciullate, seviziate, la brutale violenza, le esplosioni, il fuoco e la morte, la morte, la morte… Caterpillar, liberamente tratto da un romanzo di Edogawa Rampo, nega volontariamente alla platea un protagonista positivo, un’ancora di salvezza: pur affine all’ottimo E Johnnie prese il fucile di Dalton Trumbo, datato 1971, il film di Wakamatsu mette in scena un uomo dall’animo oscuro che solo la grottesca propaganda e il distorto senso dell’onore potevano elevare a eroe, a sommo esempio per il popolo, a “Dio della guerra”. Il soldato Kyuzo Kurokawa, mostro/vittima, è l’emblema dell’ipocrisia, della stoltezza umana, della ferocia, della bassezza degli istinti: ridotto a torso umano, ma venerato solo per la sua divisa e per le fasulle medaglie e i ritagli di giornale, Kurokawa non può che condurre un’esistenza incentrata unicamente sulle pulsioni e sui bisogni primari. Kurokawa mangia. Kurokawa dorme. Kurokawa vuole fare sesso.

Wakamatsu, che fin dalla prima sequenza di Caterpillar chiarisce la bassezza morale del suo protagonista, riesce a ricostruire, attraverso la grottesca storia di Kyuzo e della moglie Shigeko, il processo di esasperazione del popolo giapponese, mettendo in scena ripetutamente il ciclo sonno-cibo-sesso, via via minato da flashback di rara efficacia. La parabola autodistruttiva del soldato Kurokawa è la medesima parabola del Sol Levante, del mito dell’Imperatore, così bene descritto da Il Sole di Sokurov: la verità, devastante come le bombe di Hiroshima e Nagasaki, ridimensionerà un impero morente. E il nuovo Giappone dovrà pagare ancora col sangue.
Esasperazione è una delle parole chiave di Caterpillar. L’esasperazione di Shigeko, moglie costretta ad accudire un pezzo di carne, un marito che già odiava, un uomo violento. Costretta a soddisfarlo giorno dopo giorno, a pulirlo, a lavarlo, a sfamarlo. L’esasperazione dello stesso Kyuzo, prigioniero di un corpo oramai indifeso, mostro beffardamente venerato, uomo-monumento da portare in giro tra la gente. L’esasperazione di un villaggio (e, per estensione, di un popolo) costretto a sacrificare i suoi giovani, uno dopo l’altro. E l’esasperazione verso cui viene trascinato lo spettatore, inchiodato di fronte a questa potente, macabra, grottesca e dolorosa rappresentazione. Wakamatsu non percorre facili sentieri, non cerca fasulle riconciliazioni. Kōji Wakamatsu, splendido settantatreenne di Wakuya, mette in scena un’atroce e reiterata sconfitta: i tanti uomini morti durante la guerra, le tantissime donne costrette a una prigionia casalinga, a un’umiliazione fatta norma sociale. Eppoi la bomba. Hiroshima e Nagasaki. Il 6 e il 9 agosto 1945. Centoquarantamila morti a Hiroshima. Settantamila morti a Nagasaki. E tutti gli altri, milioni e milioni, sparsi per il mondo, amici e nemici, uomini e donne, comunque vittime.

Caterpillar inizia e finisce tra le fiamme, inizia e finisce con la morte. Dalle immagini di repertorio, che già avevano contraddistinto la messa in scena di United Red Army, alle sequenze nella casa della famiglia Kurokawa e poi nel villaggio e nei campi, per chiudere nuovamente con un calibratissimo e più che efficace utilizzo di found footage: il fungo atomico, la devastazione, i corpi, i numeri dell’orrore. Caterpillar ammutolisce, lascia basiti, può persino infastidire, respingere. E anche per questo è un’opera dannatamente necessaria. Un’opera che allarga ancor di più gli orizzonti e l’analisi di United Red Army, rileggendo la storia del Giappone, ferita dopo ferita. Caterpillar è una ferita nell’animo. È la ferita che ha portato alla generazione delle contestazioni violente, è il prologo e la contestualizzazione di United Red Army. Caterpillar è un uomo che striscia come un bruco verso il suo destino, è un amplesso rubato seguito da un amplesso rubato seguito da un amplesso rubato, è lo shock insistito dei flashback, della verità che non si vuole guardare, che il montaggio rende insopportabile come uno schiaffo.

Note
1. Kōji Wakamatsu fece la sua prima apparizione alla Berlinale nell’oramai lontanissimo 1965 con Secrets Behind the Wall (Kabe no naka no himegoto).
2. Dopo la frenetica produzione degli anni sessanta e settanta, Wakamatsu si assesta su ritmi quasi “umani” durante gli anni ottanta e, soprattutto, novanta. È inattivo dal 1997 al 2004.
3. Apprendiamo dal daily Screen, gentilmente distribuito alla Berlinale, che Caterpillar ha ottenuto una valutazione di 1.8 su 5. Ultimo tra i film già proiettati del Concorso. Mancano ancora due voti (London Evening e L’Unità) e gli unici giudizi positivi sono del brasiliano Escrevercinema.com e di Screen International.
4. Durante la presentazione torinese di United Red Army, Kōji Wakamatsu accennò alla possibilità di un ritiro dal mondo del cinema. Riutilizziamo parole già ben spese: “che questa sia o meno l’ultima sortita autoriale di uno dei più grandi eretici cinematografici, è un qualcosa che ci preoccupa poco: perché United Red Army è il testamento poetico che ogni singolo cineasta mondiale sogna di potersi permettere” (dalla recensione di Raffaele Meale). Calzante anche per Caterpillar.
Info
La scheda di Caterpillar sul sito della Berlinale.
Il sito ufficiale di Wakamatsu: wakamatsukoji.org
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