L’illusionista

L’illusionista

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Raccontando del rapporto tra l’anziano illusionista Tatischeff e la giovane Alice, L’illusionista mette in scena la fine di un’epoca, la resa inevitabile di una generazione di artisti, schiacciati dalle nuove star, dai nuovi gusti, da altri ritmi. Senza bisogno di parole, senza ricorrere a inutili drammatizzazioni, Chomet riesce a descrivere un amore (paterno) che non conosce resa, anche di fronte all’impossibilità, al fallimento, all’evidente chimera. Un commovente omaggio all’arte di Jacques Tati.

Si spengono le luci

La fama di un illusionista viene oscurata dalle rock star emergenti della zona. Costretto ad accettare di esibirsi in situazioni precarie come piccoli teatri, feste in giardino e nightclub, l’insoddisfatto illusionista incontra un fan che cambierà la sua vita per sempre… [sinossi]

Un atteso ritorno. Sylvain Chomet, oramai tra i nomi di punta dell’animazione europea, può vantare una filmografia di assoluto spessore, nonostante l’esiguo numero di opere. Poche ma davvero ottime: il cortometraggio La vielle dame et les pigeons (1998), con cui conquistò una nomination all’Oscar, il lungometraggio d’esordio Appuntamento a Belleville (2003), che gli valse la notorietà internazionale e la seconda nomination, e l’episodio Tour Eiffel del film collettivo Paris, Je t’aime (2006). E adesso, a sette anni dal primo, arriva il secondo, sospirato e prezioso lungometraggio: L’illusionista, coproduzione anglo-francese, conferma l’abilità e, soprattutto, la sensibilità di un autore che sembra quasi fuori dal tempo, come i suoi personaggi. Nel cinema di  Sylvain Chomet, poetico e malinconico, possiamo scorgere con estrema facilità la profondità dello sguardo, l’ispirazione autoriale, la conoscenza del cinema del passato, la chiara volontà di realizzare seguendo la propria ispirazione e non le regole del mercato [1]. Ed ecco che appare più che naturale l’incontro con Jacques Tati (Jour de fête, Mon oncle, Play Time…), mostro sacro del cinema francese: L’illusionista, tratto da un progetto non realizzato dell’artista transalpino [2], è prima di tutto un riuscito e commovente omaggio a Tati e al suo cinema. E risulta fondamentale, in questo senso, lo stile utilizzato da Chomet, da sempre legato all’animazione imperfetta e stilizzata della Disney degli anni sessanta [3]: per riportare sullo schermo Jacques Tati, maschera inimitabile, qualsiasi scelta live action si sarebbe rivelata probabilmente fallimentare. Per non parlare della computer grafica, ma questa è un’altra storia [4].

L’illusionista, raccontando del rapporto tra l’anziano illusionista Tatischeff e la giovane Alice, mette in scena la fine di un’epoca, la resa inevitabile di una generazione di artisti, schiacciati dalle nuove star, dai nuovi gusti, da altri ritmi [5]. E l’ambientazione scozzese, soprattutto nella splendida Edimburgo, risulta fondamentale. Si respira magia nel lungometraggio di Chomet, nonostante l’allampanato Tatischeff sia solo un professionista dell’illusionismo: ma il coniglio nel cilindro, le monetine che spariscono e i fazzoletti che nascondono inattesi regali hanno ancora la forza di affascinare il cuore puro di Alice e gli occhi degli spettatori. Senza bisogno di parole, senza ricorrere a inutili drammatizzazioni, Chomet riesce a descrivere un amore (paterno) che non conosce resa, anche di fronte all’impossibilità, al fallimento, all’evidente chimera. Tatischeff, come il clown triste o il buffo ventriloquo, sta tramontando, sta svanendo tra le luci soffuse di Edimburgo: i colori autunnali, splendidi, della città scozzese accompagnano dolcemente i malandati artisti verso il loro destino.

L’illusionista, che regala numerose trovate comiche, è una storia sorprendente malinconica. Si ride del paradossale incidente in macchina tra le strade deserte della Scozia, del geniale tormentone dell’aggressivo coniglio, delle mancate entrate in scena di Tatischeff, oscurato dal gruppo rock The Britoons, dello scozzese sempre ubriaco, delle disavventure nel garage, dei gemelli saltimbanchi e via discorrendo. Si ride, ma si è già capito. E allora si ride con gli occhi lucidi, in attesa di un giovanotto baldanzoso e di una collina dei conigli. E delle luci che si spengono. Luci della ribalta.
Lo stile registico di Chomet, elegante, trattenuto, con misurati movimenti di macchina e piani sequenza che seguono il ritmo compassato del protagonista, il suo character design caricaturale, volutamente impreciso, i colori caldi, la colonna sonora mai invadente, la vivace comicità e l’attenzione ai personaggi secondari, ben caratterizzati già a livello grafico, si rivelano perfetti per riportare sullo schermo Jacques Tati.
“I maghi non esistono”. E noi aspettiamo, con ansia, la prossima illusione, nonostante il tempo che passa e le tante produzioni commerciali che affollano il grande schermo. Chiassose e fastidiose come i Britoons.

Note
1. Il mercato, appunto. Note dolenti. Si attende, ansiosi eppur fiduciosi, una degna distribuzione nel Bel Paese: il successo, anche se non proprio freschissimo, di Appuntamento a Belleville dovrebbe/potrebbe essere decisivo.
2. La sceneggiatura originale di Jacques Tati, scritta tra il 1956 e il 1959, era conservata, in attesa di realizzazione, dal CNC (Centre National de la Cinématographie) sotto la definizione di Film Tati N° 4.
3. Gli Aristogatti e, soprattutto, La carica dei 101 sono due dei punti di riferimento dell’animatore e cineasta di Maisons-Laffitte.
4. La proliferazione dell’animazione in computer grafica, rafforzata dal sovrastimato 3D, sta creando non pochi problemi all’animazione tradizionale: tra i tanti, quello non secondario di trovare manodopera specializzata. Bob Last, produttore della pellicola di Chomet, confida in un rilancio del 2D grazie al successo internazionale de La principessa e il ranocchio (“The time is right for worldwide audience to rediscover the classic pleasures of 2D animation”). La Casa del Topo, nel bene e nel male, è sempre un punto di riferimento.
5. Tatischeff è il vero cognome di Jacques Tati.
Info
Il sito ufficiale de L’illusionista.
L’illusionista su facebook.
Il trailer italiano de L’illusionista.
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