Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di fulmini

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di fulmini

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Dai romanzi Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo dello statunitense Rick Riordan prende il via una nuova saga fantasy, destinata al fallimento cinematografico.

Sulla cima dell’Olimpo c’è una magica città…

Percy Jackson è un ragazzo incline a cacciarsi nei guai e con difficoltà a scuola, eppure questo è solo il minore dei suoi problemi. Siamo nel XXI secolo, ma sembra proprio che gli dei dell’Olimpo abbiano deciso di lasciare le pagine dei libri di mitologia greca per entrare nella vita di Percy: il ragazzo viene a sapere che il suo vero padre è Poseidone, dio del mare, e ciò fa di lui un semidio, per metà umano e per metà divino. Nel frattempo, Zeus, supremo sovrano di tutti gli dei, accusa Percy del furto dei suoi fulmini… la prima arma di distruzione di massa. Ora il ragazzo deve prepararsi ad affrontare l’avventura di una vita, la cui posta in gioco non potrebbe essere più alta. Mentre si addensano minacciose nubi sul pianeta e la vita di Percy è ormai in pericolo, il ragazzo si reca in un’enclave chiamata Camp Half Blood, dove viene addestrato a sfruttare i nuovi poteri che ha scoperto di possedere per evitare una guerra devastante tra divinità… [sinossi]
È innegabile che in tempi recenti di solito si siano scritte o “adattate” fiabe per bambini. Ma lo stesso potrebbe accadere con la musica, la poesia, la storia, i manuali scientifici. Si tratta di un procedimento pericoloso, anche ammettendone la necessità, e a garantirlo dal disastro è unicamente il fatto che le arti e le scienze non sono, nel complesso, relegate nella stanza dei bambini; alla stanza dei bambini e all’aula scolastica vengono semplicemente concessi quegli assaggi, quei barlumi del mondo adulto che, nell’opinione dei grandi (spesso assai errata), sono adatti ai bambini stessi. Una qualsiasi di queste materie, se lasciata in esclusiva nella stanza dei bambini, si deteriora gravemente.
Sulle fiabe di J.R.R. Tolkien [1].

Sarebbe davvero ora che a Hollywood e dintorni qualcuno si rendesse realmente conto del rispetto e della cura che merita un genere come il fantasy: l’impressione, con il passare degli anni, è infatti di una naiveté (per usare un termine gentile) completa nell’approcciarsi al mondo del fantastico. Fu probabilmente colpa di Peter Jackson e del suo ottimo adattamento de Il signore degli anelli, un progetto mastodontico gestito con acume e intelligenza, e dotato di una classe e di un respiro epico per i quali è davvero difficile trovare una pietra di paragone, che fece abituare male il pubblico. Assaporato il successo mondiale dell’epopea tolkeniana, le major capirono di avere per le mani una vera e propria gallina d’oro… Peccato che non avessero alcuna dimestichezza con la materia, per cui non fecero altro che assoggettare il fantasy alle regole auree di generi cinematografici differenti, pretendendo che si muovessero secondo le stesse movenze e che, crimine ancor più grave, avessero il compito di rivolgersi in particolar modo al pubblico più giovane. Non vale forse neanche la pena di star qui a citare la grande messe di ottimo materiale fiabesco mandato alla rovina per seguire le linee direttrici appena enunciate (un titolo su tutti? La splendida trilogia letteraria di Queste oscure materie, tradotta sullo schermo – e solo per il primo capitolo, La bussola d’oro – in modo del tutto inappropriato e sciatto), anche perché basterebbe soffermarsi sul disastroso Alice in Wonderland di Tim Burton, approdato da poco nelle sale sbaragliando in lungo e in largo la concorrenza. Anche l’esordio nelle sale statunitensi di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini sembrava preludere a un vero e proprio successo annunciato: più di trenta milioni di dollari d’incasso nel primo fine settimana (quello dello scorso San Valentino), ai quali si sono però aggiunti nel corso dell’ultimo mese solo altri quaranta milioni, con la media per sala che è passata da quasi diecimila a neanche duemila dollari. Dati che segnano in modo incontrovertibile un profondo insuccesso di pubblico. La maggior parte della critica statunitense ne ha approfittato per scagliarsi contro il fantasy, accusandolo di fatto di essere “poco cinematografico” (a tutt’oggi, solo Il signore degli anelli e la saga di Harry Potter sembrano davvero aver fatto breccia nel cuore degli spettatori), senza però accorgersi del vero motivo per il quale il primo episodio delle avventure del semidio Percy Jackson hanno finito per determinarsi come flop commerciale, vale a dire la rabberciata messa in scena visiva e narrativa.

Non abbiamo una conoscenza diretta dei libri (finora cinque) partoriti dal professore statunitense Rick Riordan e incentrati sulle peripezie del giovane figlio di Poseidone, e non dubitiamo che la produzione abbia ampiamente rimaneggiato i contenuti, ma il risultato è a dir poco sconcertante: non si sta qui ragionando solo sull’incapacità del film di gestire un ritmo omogeneo, né c’è intenzione di puntare l’accento esclusivamente sulle evidenti mancanze in fase di sceneggiatura, con alcuni passaggi che fanno davvero gridare allo scandalo (si veda, su tutte, l’abominevole gestione del lutto per la morte della madre di Percy, racchiusa in un breve fraseggio nel dialogo e subito dimenticata a favore della nascente attrazione tra Percy e la figlia di Atena Annabeth) e un’annaspante ricerca della logica. Il problema de Il ladro di fulmini è proprio nel manico: rubacchiando a destra e a manca dall’immaginario fantasy contemporaneo, e in particolar modo dal  maghetto Harry Potter frutto dell’intuizione di J.K. Rowling, il mondo in cui dovrebbe crescere Percy Jackson non ha nulla di magico o di “supernaturale” – per usare un altro termine che non sarebbe dispiaciuto a Tolkien. Da un lato questo è dovuto senza dubbio alla scarsa vena di Chris Columbus (che fu regista proprio dei primi due episodi di Harry Potter, con risultati decisamente differenti), che addobba il campo in cui si forgiano i giovani semidei come se stesse girando un war-movie sui marines, ma anche e sopratutto dalla becera scelta morale e “politica” della pellicola: quello che dovrebbe essere un classico romanzo di formazione si trasforma in un elogio del più forte, in cui l’intelletto passa clamorosamente in secondo piano e in cui non c’è davvero necessità di una ricerca personale sulla propria indole, perché gli eletti e i figli degli dei sono automaticamente più forti dei loro avversari. Un mondo che divide in modo netto e para-fascista tra creature di serie A e di serie B (esemplare in questo il combattimento tra Annabeth e Percy), e che fa della violenza gratuita il proprio verbo, come sintetizzato nell’agghiacciante sottofinale. Elementi questi che fanno passare in secondo piano persino veri e propri stupri del Mito e appropriazioni indebite, come l’ingresso dell’Olimpo raggiungibile solo dalla cima del newyorchese Empire State Building, Hermes che vola su Converse alate e via discorrendo: dimostrazioni di una vacuità intellettuale e di un’aridità culturale che non possono non preoccupare. Perché, come si è detto in più di un’occasione e si è avuto modo di ribadire anche nell’incipit di questa disamina, il fantasy è una materia seria, che meriterebbe davvero un trattamento meno superficiale.

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo è un prodotto senza capo né coda, che non a caso ha strettamente bisogno di un’inutile e pesante parata di star in libera uscita e che fa risorgere dal mondo dei morti le creature che attraversarono la cosmogonia dell’Ellade solo per il gusto di usarle come antagonisti – creature che, paradosso tra i paradossi, vengono uccise proprio grazie alla conoscenza del mito da parte dei protagonisti – ma che davvero non va da nessuna parte. Epica, divertimento, intrattenimento ed empatia sono concetti del tutto estranei alle quasi due ore durante le quali si svolge il destino di questo nuovo “eroe” dell’infanzia. Infanzia che non cade però nell’inghippo, almeno a giudicare dai box office d’oltre oceano: se le major avessero l’occhio lungo, capirebbero all’istante il perché di un insuccesso di questo tipo. Ma è più facile che ancora una volta si getti la croce addosso al genere, approfittando di una comoda scappatoia dalle proprie responsabilità. In attesa di una nuova saga letteraria da rovinare…

Note
1. Contenuto in Albero e foglia, Bompiani Milano, 2000. Traduzione dall’inglese di Francesco Saba Sardi.
Info
Il trailer di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di fulmini.

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