Videocracy – Basta apparire

Videocracy – Basta apparire

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Dunque, cosa rimane di Videocracy – Basta apparire? Cos’è rimasto di questo film considerato talmente eversivo che la RAI, la nostra tv di stato, ha deciso di non mandare in onda il trailer? Provano a spiegarcelo i vari personaggi che sono stati interpellati da Andrea Salerno, curatore del libricino che accompagna l’edizione dvd, targata Fandango e CGHV.

Dopo aver (più o meno) lasciato il segno nel panorama cinematografico italiano, con un discreto successo di pubblico in sala ed un codazzo di polemiche davvero  niente male, arriva in dvd l’edizione del film che consentirà di capire e approfondire un fenomeno filmico che in pochi, davvero pochi, hanno provato a interpretare. Si è dedicato ampio spazio a Videocracy – Basta apparire, cercando di analizzare criticamente il film ma anche ascoltando Erik Gandini, intervistato a Venezia nei giorni “caldi” della presentazione alla stampa e al pubblico, lasciando che le sue parole chiarissero alcuni concetti che altrove sono stati mal interpretati. Tutto ciò per dire che, arrivati ormai all’ultimo passaggio per la creatura di Gandini, ci limiteremo esclusivamente ad analizzare il “fenomeno Videocracy”, in relazione appunto al tempo ormai trascorso dalla sua presentazione veneziana, evitando dunque analisi critiche sull’opera che non ci sembra giusto riaprire.

Dunque, cosa rimane di Videocracy? Cos’è rimasto di questo film considerato talmente eversivo che la RAI, la nostra tv di stato, ha deciso di non mandare in onda il trailer? Provano a spiegarcelo i vari personaggi che sono stati interpellati da Andrea Salerno, curatore del libricino che accompagna l’edizione dvd del film. Premessa fondamentale è che i personaggi intervenuti non sono propriamente esperti di cinema, o meglio teorici della materia, quanto piuttosto esponenti della società civile, intellettuali e giornalisti. Certo, non manca chi lavora nel campo (soprattutto quello della sceneggiatura) eppure si avverte una lontananza “teorica” piuttosto evidente. Manca infatti l’analisi critica dell’opera, visto che tutti sembrano essere interessati piuttosto all’aspetto mediatico e sociologico della pellicola. Una scelta forte, perseguita con tenacia e che ha dato alcuni frutti davvero interessanti.

Francesco Piccolo, sceneggiatore di lungo corso che dopo qualche sbandata (Ovunque sei) ha inanellato una serie di grandi film (Il caimano, La prima cosa bella), è tra quelli che ha forse meglio interpretato il film, come fosse uno specchio nel quale guardarsi, o meglio nel quale costringere gli italiani a guardarsi. Ne La grande scorciatoia, questo il titolo del saggio di Piccolo, l’autore trova alcune formule piuttosto azzeccate («Nel suo aspetto migliore, il Grande Fratello è una evoluzione (o anche una involuzione in sintonia con la sintassi dei tempi) dei film positivi di (o alla) Frank Capra: l’uomo medio, il cittadino medio che si prende carico di rappresentare tutti noi»), incentrando – in un tentativo comunque interessante – la propria analisi sul reality più famoso della storia della tv, allacciandosi dunque ad alcuni filamenti, diciamo così, che si dipanavano da Videocracy. Superato il saggio prettamente cronachistico, seppur preciso e puntale come di consueto, di Curzio Maltese, un’altra interessante riflessione la fornisce Mario Desiati nel suo Tarantocracy, storia tutta italiana di uno dei piccoli ducetti che si aggirano per il paese (dietro ovviamente a sua Maestà Silvio): siamo a Taranto a inizio anni Novanta e un alfiere della televisione locale passa film pornografici in prima serata. Lui è Gianfranco Cito, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ora deputato della fantomatica Lega d’Azione Meridionale: un altro rampollo, forse meno noto del capetto, della Videocrazia italiaca. Punta giustamente tutto sulla Grande Illusione (televisiva) invece Susanna Nicchiarelli, autrice del bel Cosmonauta: partendo dalla vicenda di Alessandra Canale, annunciatrice RAI che all’epoca del “taglio” salutò il pubblico in lacrime, l’autrice indovina quella che (a nostro modesto avviso) è la vera chiave di volta di Videocracy, tutta rinchiusa nel finale ermetico e lancinante del film: «Non ci mettiamo a lanciare anatemi contro le veline e i loro stacchetti, piuttosto preoccupiamoci non del problema morale ma di quello culturale e sociale che denuncia la folla di ragazze che si agita davanti alla telecamera in una delle inquadrature finali di Videocracy».

Ma non è (solo) nel libretto che si ritrova il meglio di questa confezione accurata che la Fandango ha realizzato su Videocracy. C’è infatti un ricco corollario di extra contenuti nel dvd che, come di consueto, alternano interesse e approfondimento ad altri momenti semplicemente illustrativi. In particolare merita una certa attenzione il commento audio al film del regista Erik Gandini, il quale racconta molti aspetti apparentemente secondari del film e soprattutto esprime alcuni dei suoi convincimenti registici più importanti. Dunque un contributo fondamentale per capire e avvicinarsi a questo interessantissimo regista, autore di pellicole stupefacenti (un titolo su tutti, Surplus). Sorvolabili, invece, le scene tagliate (giustamente, vien da dire). Sono solo la conferma della vacuità del mondo televisivo, e di alcuni personaggi in particolare. Lasciamo a voi la scoperta di chi stiamo parlando.

Info
Il trailer italiano di Videocracy – Basta apparire.
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