Himmelskibet

Himmelskibet

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Himmelskibet di Holger-Madsen, conosciuto anche con il titolo internazionale A Trip to Mars, è uno dei primissimi esempi di fantascienza della storia del cinema. Un messaggio pacifista che viene dallo spazio, e per l’esattezza da Marte…

(Scandi)navi in partenza per lo spazio

Il professor Planetarius costruisce un’astronave, la Excelsior, che viene destinata a compiere un viaggio verso il pianeta Marte, al comando del figlio del professore, il capitano Avanti Planetaros. Decollata da Copenaghen, l’astronave giunge sul Pianeta rosso. L’atmosfera di Marte risulta respirabile, così gli astronauti possono muoversi senza respiratore fuori della navicella spaziale. Temendo di incontrare marziani aggressivi, l’equipaggio è pesantemente armato, ma viene accolto da miti e festosi marziani, pacifisti e vegetariani… [sinossi]

Rullo di tamburi all’inizio di Himmelskibet. Una delle prime navi spaziali che la storia del cinema ricordi, ribattezzata Excelsior, partì per la sua avventura da una nazione che potrebbe anche risultare esotica, per chi ha in mente soltanto le coordinate geografiche della science fiction attuale: la Danimarca. Eppure agli inizi del Novecento i rapporti di forza, a livello produttivo, erano alquanto diversi da oggi. Il cinema danese grazie ad un’ottima organizzazione e a tanti artisti ispirati stazionava ai vertici del mercato mondiale. Specialmente negli anni ’10, quando il paese poté anche approfittare di una condizione di relativa quiete, dovuta al fatto di non essere direttamente impegnato sui fronti della Prima Guerra Mondiale. Al termine del conflitto, però, il periodo d’oro poteva dirsi concluso, considerando poi che la Germania, principale valvola di sfogo per l’industria cinematografica danese, era economicamente in ginocchio.

Questo tentativo senz’altro parziale di contestualizzare storicamente Himmelskibet (La nave del cielo, il film è conosciuto da molti con il titolo internazionale A Trip to Mars), pellicola realizzata nel 1918 dall’allora prolifico Holger-Madsen, vuole avvalersi peraltro delle indicazioni offerte dal Dr. Karlheinz Steinmüller, futurologo berlinese in trasferta a Genova. Il film è stato infatti riproposto nel corso della più recente edizione di X_Science, manifestazione cinematografica all’incrocio tra science fiction e pensiero scientifico, che si tiene già da qualche anno nel capoluogo ligure. E il poliedrico berlinese, con alle spalle studi di fisica come anche libri di fantascienza, è stato chiamato ad introdurre il film, autentica chicca per gli appassionati del genere in quanto aurorale, primitiva space opera orientata verso la possibilità dei viaggi su Marte. Steinmüller si è soffermato innanzitutto sul confluire nel progetto di rilevanti contributi artistici e tecnici, ponendo in evidenza alcune figure: in primis Sophus Michaelis, eccentrico scrittore di Odense che lavorò alla sceneggiatura adattando per lo schermo un suo precedente romanzo, senza dimenticare poi Ole Olsen, produttore all’epoca lanciatissimo, ma che andò incontro proprio con Himmelskibet ad un flop commerciale praticamente irreparabile. Bisogna infatti considerare, lo accennavamo poc’anzi, che le più costose produzioni danesi erano pensate anche in funzione di un mercato internazionale, per cui il solo fatto che la Germania usciva a pezzi dalla Prima Guerra Mondiale sottrasse al film un bacino potenziale di pubblico dalle considerevoli dimensioni. A latere del discorso prettamente finanziario, il momento in cui è stato realizzato il film sembra riflettere anche una determinata impostazione ideologica: 1918 significa anche stanchezza, rifiuto di una guerra che aveva già causato milioni di morti, nonché l’aspirazione, condivisa da molti, ad una futura evoluzione pacifica della razza umana. Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente nel carattere idilliaco dato all’incontro tra Terrestri e Marziani, nonostante gli umani sembrino esportare in un primo momento il loro atteggiamento diffidente, paranoico e violento persino sul remoto pianeta rosso. Marte però è immaginato come un’Arcadia. Un’Arcadia dagli echi classici capace di assorbire, riconvertendole in energie positive, le tensioni giunte con gli abitanti della Terra. “Flower Power”, così si era espresso con un sorriso sornione il già citato Steinmüller, nel presentare il film. Ed effettivamente gli umanoidi che popolano il pianeta vengono descritti con modalità tali, da farli sembrare antesignani della cultura hippie. Vedendoli verrebbe da dire “Vegani”, più che Marziani! Difatti non mangiano carne, rifiutano la violenza, vivono armoniosamente tra loro in ampie e laboriose comunità.

Un altro elemento proposto dal plot di Himmleskibet che può esemplificare il carattere fondamentalmente ingenuo, nel suo idealismo, di questa declinazione del genere, è lo sbocciare di un tenero sentimento tra rappresentanti decisamente illustri delle due razze: trattasi di Avanti Planetaros, l’eroico capitano della nave spaziale arrivata dalla Terra, cui si lega quasi subito la dolcissima Marya, figlia del saggio e comprensivo leader marziano. Interessante notare come per interpretare tali ruoli siano stati scelti due attori assai popolari in quel periodo. Il norvegese Gunnar Tolnæs e Lilly Jacobsen avevano già fatto coppia un anno prima in Maharadjahens yndlingshustru, esotica avventura dai risvolti romantici ambientata alla corte di un Maharaja. Anche di Lilly Jacobsen, che a livello di popolarità e capacità espressive se la giocava con la grande Asta Nielsen, si usa dire che l’avvento del sonoro ne abbia decretato la morte artistica.

Tornando più specificamente alle prerogative della rappresentazione, una certa ingenuità fa capolino anche qui. La costruzione dell’Excelsior e la partenza dalla Terra, pur conservando un fascino legato probabilmente alle rimembranze dei romanzi di Jules Verne ed Herbert  G. Welles, pongono al centro della messa in scena una curiosa aeronave più vicina agli albori stessi dell’aeronautica, che al concetto di nave spaziale sviluppato in seguito dal cinema di fantascienza. Sarebbe forse cavilloso contestare oggi la foggia del bizzarro mezzo di trasporto interplanetario. Eppure, di fronte agli stessi giochi di sovrimpressione presenti nella pellicola, come per i fulmini che alla buon’ora colpiscono l’antipatico Professor Dubius, si ha l’impressione che dai tempi delle immaginifiche creazioni di Melies non sia cambiato poi molto… In qualche modo tocca accontentarsi, catalogando magari i reperti più interessanti di uno scavo archeologico aperto nell’impervio terreno della storia del cinema. Si può pertanto apprezzare, accanto a soluzioni stilistiche non così sorprendenti come ci si aspetterebbe, l’emergere di qualche eccentrica trovata, dotata forse di valori seminali rispetto al continuo progredire del genere. Tale ci è sembrata, per la sua archetipica vitalità, la scena in cui Marya conduce l’impavido Avanti Planetarios in un angolo di vegetazione aliena, consigliandogli di dormire lì perché qualora l’avesse sognata sarebbe stata una prova del loro amore. Dalla realizzazione di un kolossal come Avatar ci separano ancora diverse decadi. Poco meno di un secolo, a ben vedere. Ciò nondimeno la pittoresca sequenza di Himmelskibet che auspica, nel segno della natura, l’unione dei due innamorati appartenenti a stirpi diverse, acquista quasi il sapore di una premonizione.

Info
Himmelskibet in visione gratuita su Youtube.
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