Il flauto a sei puffi

Il flauto a sei puffi

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Diretto nel 1976 da Peyo e Eddie Lateste, Il flauto a sei puffi è un lungometraggio dalle caratteristiche tecniche appena sufficienti ma dalla sorprendente vivacità, concentrata nella parte centrale, nel fondamentale incontro tra i protagonisti e i puffi: la sonnacchiosa trama, ridotta quasi a una superflua cornice narrativa, accelera improvvisamente grazie ai minuscoli esseri blu, all’anarchica follia del loro villaggio, ai numeri musicali, agli spassosi giochi di parole.

John, un giovane cavaliere, e Solfamì, il suo ingenuo scudiero, si imbattono in uno strano flauto a sei fori, dotato di magici poteri: il suono del flauto infatti costringe la gente a ballare fino a cadere addormentata. Il flauto purtroppo finisce nelle grinfie di Matteo Manolesta che, insieme al duca Gran Canaglia, pensa di utilizzarlo per detronizzare il re. John e Solfamì scoprono che solo i Puffi, creatori del magico strumento, possono aiutarli… [sinossi]
Chi siano non lo so
gli strani ometti blu
son alti su per giù
due mele o poco più…
da La canzone dei puffi (1982)

I puffi, piccole creature blu che abitano nei boschi, in funghi trasformati in comode casette, nascono dalla fantasia del fumettista belga Peyo, aka Pierre Culliford [1]. Il successo (planetario!) e l’impatto di questi saltellanti e canterini esseri è testimoniato non solo dalla serie cartacea e da quella televisiva, ma anche dall’insospettabile saggio di Umberto Eco Schtroumpf und Drang (in Sette anni di desiderio, Bompiani, 1983), sul linguaggio puffo, e dal progetto di un nuovo lungometraggio, previsto per il 2011: The Smurfs [2], prodotto dalla Sony Pictures Animation, è affidato a Raja Gosnell, già regista dei poco apprezzati Beverly Hills Chihuahua (2008), Scooby-Doo e relativo sequel (2002 e 2004) e di Mai stata baciata (1999). Cauto pessimismo.

Il flauto a sei puffi (La Flûte à six schtroumpfs), diretto nel 1976 da Peyo e Eddie Lateste, già regista di Tintin et le temple du soleil (1969), è un lungometraggio dalle caratteristiche tecniche appena sufficienti, ma dalla sorprendente vivacità, concentrata nella parte centrale, nel fondamentale incontro tra i protagonisti e i puffi: la sonnacchiosa trama, ridotta quasi a una superflua cornice narrativa, accelera improvvisamente grazie ai minuscoli esseri blu, all’anarchica follia del loro villaggio, ai numeri musicali, agli spassosi giochi di parole. La carrellata sulle varie personalità dei puffi e le difficoltà semantiche di Solfamì, ad esempio, sono lunghe gag, sostenute dall’allegra colonna sonora di Michel Legrand [3], che rimangono impresse per la loro comicità tanto naïf quanto efficace.

Destinato a un pubblico di giovanissimi, Il flauto a sei puffi rappresenta una sorta di insolito cult, nonostante evidenti limiti tecnico-artistici legati a un budget assai risicato. Sorvolando sui fondali poco curati e sulla scarsa fluidità delle animazioni, bisogna riconoscere all’operina di Peyo e Lateste la capacità di mettere in scena dei personaggi creati ad arte per conquistare le simpatie di bambini e genitori. I puffi, allegri e danzanti, sopravvivono oramai da decenni, attraverso vari media, senza contare il ricchissimo merchandising. In attesa del 2011, con tanto di 3D.

L’edizione in dvd de Il flauto a sei puffi, targata Cinehollywood, può vantare buone caratteristiche audio e video, ma non offre contenuti extra e, inoltre, è priva della versione originale. Ed è un peccato. Sarebbe stato interessante, infatti, almeno un contenuto dedicato alla genesi dei puffi, un excursus tra le varie versioni, dalle prime apparizioni cartacee, passando per il primo lungometraggio in bianco e nero, Les aventures des Schtroumpfs (1965) di Eddy Ryssack, fino alla arcinota serie televisiva e al fenomeno del collezionismo.

Note
1. I puffi, inizialmente, erano personaggi secondari del fumetto John & Solfamì (Johan & Pirlouit, 1954). La prima apparizione dei simpatici esserini blu risale all’albo La flûte à six trous (trad. Il flauto a sei fori, 1958), poi ribattezzato La flûte à six schtroumpfs.
2. Versione inglese del termine schtroumpfs (puffi). Tra le tante traduzioni, ricordiamo pitufos (spagnolo), smurfar (svedese), schlümpfe (tedesco) e estrumpfes (portoghese).
3. Della corposa filmografia del compositore francese, nato a Parigi nel 1932, ricordiamo almeno Il caso Thomas Crown (1969), Quell’estate del ’42 (1972) e Yentl (1984): tre partiture che hanno fruttato altrettanti premi Oscar.
Info
Una clip tratta da Il flauto a sei puffi.
Il flauto a sei puffi sul sito della CineHollywood.
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