Amore liquido

Amore liquido

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Amore liquido è un viaggio che Marco Luca Cattaneo intraprende nella mente di Mario, un quarantenne operatore ecologico affetto da pornodipendenza. Un film disadorno e crudele, a volte troppo facile nella messa in scena del disagio, ma da non sottostimare.

Uomini soli

Mario è un quarantenne operatore ecologico della città di Bologna affetto da pornodipendenza. Vive nel centro storico della città con l’anziana madre costretta, dopo un ictus, su una sedia a rotelle e alle cure costanti di Olga, una badante polacca di cinquant’anni, che la accudisce quando Mario è al lavoro. Durante il mese di agosto, in una Bologna deserta, Mario incontra inaspettatamente Agata, una giovane ragazza madre. Fino a quel momento la vita di Mario è stata monotona e solitaria e Agata vi irrompe come un vero e proprio ciclone, risvegliando in lui affetti e sentimenti da tempo sopiti e con i quali sarà costretto a fare i conti… [sinossi]

La macchina da presa indugia su una Bologna svuotata, resa apatica e disabitata da un agosto afoso, che si attacca al corpo dei (pochi) protagonisti della vicenda e non li lascia respirare, non li lascia pensare, fino a impedir loro, forse, di vivere. Anche questo è Amore liquido, lungometraggio d’esordio del trentatreenne Marco Luca Cattaneo, che nella città felsinea vive e ha studiato, finendo per laurearsi al DAMS con una tesi su Marco Ferreri: non che del regista di Dillinger è morto sia a conti fatti possibile trovare tracce nel dipanarsi lento e ossessivo di Amore liquido, ma l’impressione è che lo scandaglio umano presentato al pubblico da Cattaneo – che ha portato a termine la sceneggiatura con l’aiuto di Marcomario Guadagni e Davide Turrini – non sarebbe dispiaciuto a Ferreri. Il perché è presto detto: Cattaneo scava un solco nell’immaginario cinematografico nazionale di questi ultimi anni e vi inserisce la tematica della pornodipendenza, dando vita a una riflessione sul desiderio collegato allo sguardo che solitamente rimane sottaciuta, e quando così non è viene utilizzata al mero scopo di rimarcare il carattere negativo di un personaggio.

Di tutt’altra qualità la ricerca portata avanti dal giovane regista di Carrara, che al contrario inserisce la dipendenza dal materiale pornografico di cui è succube il protagonista Mario (interpretato da uno Stefano Fregni davvero convincente, che rivedremo nei prossimi mesi nell’ammaliante Nelle fauci di Ubaldo Terzani di Gabriele Albanesi) proprio con l’intenzione di creare un contrasto che permetta di problematizzare l’intera vicenda. Figlio amorevole, lavoratore modello, persona disponibile e gentile, Mario relega il proprio apparato di piacere al fugace godimento procuratogli dai video amatoriali che scarica da internet; una realtà disadorna e crudele, che probabilmente fotografa l’Italia contemporanea meglio di molti film a tema. In un percorso che non prevede l’interrelazione, ma che al contrario si basa in forma esclusiva sull’autoerotismo, l’irrompere della figura chiave della giovane e bella Agata – brava anche Sara Sartini, che qualcuno forse ricorderà ne L’educazione sentimentale di Eugenie di Aurelio Grimaldi – equivale a una vera e propria deflagrazione. Ed è qui che il film di Cattaneo gioca con ogni probabilità le sue carte migliori, rischiando con coraggio un percorso tutt’altro che comodo o preordinato: laddove sarebbe stato facile ricondurre l’evento climatico sui canali di una “riabilitazione”, seguendo dunque una struttura narrativa standardizzata, Amore liquido sterza ulteriormente, inasprendo il conflitto. Non esiste rappacificazione, nel mondo di Amore liquido, perché i personaggi che lo abitano non si sono ancora resi conto di essere in guerra; una guerra che li vede sconfitti in partenza, perché inadeguati al vivere. È così ovviamente per Mario, figura debordante nella quale gioca un ruolo di primaria importanza la fisicità, goffa e decaduta, di Fregni; ed è così però anche per la sorella dello stesso, annoiata da un’esistenza di agi e asettiche perfezioni, e per Agata, che si trova a crescere da sola una figlia avuta da un compagno irresponsabile e infantile. Per sottolineare con forza questi aspetti della storia, Cattaneo sfrutta al meglio una produzione decisamente low budget, facendo di necessità virtù e lavorando con intelligenza sulla sottrazione, in una messa in scena scarna, essenziale, minimale, che sembra cristallizzare con dirompente forza il panorama umano sul quale si sofferma.

Tale è la volontà di agire in questo modo, che Cattaneo si fa addirittura prendere le mani, finendo in alcune circostanze per esasperare il contenuto, esagerando e forzando la mano (è così in un paio delle sequenze allucinatorie che accompagnano i voli pindarici erotici di Mario, e anche nella costruzione del personaggio del transessuale con cui il netturbino si incontra durante le pause notturne dal lavoro).
Ma si tratta di peccati veniali, naturalmente superati da un’opera piccola, fragile ma capace di insinuarsi nelle pieghe della psiche umana con arguzia, comprensione e senza cedere al ricatto di un’assoluzione che pretenderebbe, di fatto, una colpa di base. Ma l’unica colpa di Mario è quella di non sapere come confrontarsi col mondo, senza finire inesorabilmente schiacciati. Soli e sudati, con dei braccioli per evitare di annegare; ma forse anche riuscire a rimanere a galla, nella nostra contemporaneità, può essere doloroso.

Info
Il trailer di Amore liquido.
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