Golden Slumber

Golden Slumber

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Con Golden Slumber Yoshihiro Nakamura traccia le linee di un thriller d’azione che si trasforma ben presto in riflessione sull’amicizia e sulla stolidità del potere. Al Far East 2010.

Un uomo in fuga

Aoyagi viene contattato per andare a pescare da un suo ex compagno di college, ma rimane spiazzato quando si rende conto che il suo amico non ha con sé l’attrezzatura. L’affare si ingarbuglia ulteriormente quando, dopo essersi svegliato nell’automobile del compare, quest’ultimo lo informa di essere stato costretto a tendergli una trappola, pena la sua stessa vita. Aoyagi non afferra il significato del discorso, ma un momento dopo un attentato uccide il primo ministro giapponese, proprio a poche centinaia di metri da loro. Il colpevole, per tutti, è Aoyagi… [sinossi]

Tra i nuovi volti del cinema contemporaneo giapponese, quello di Nakamura rischia di risultare come uno dei meno facilmente riconoscibili: l’iper-produttività che ha segnato gli ultimi cinque anni della sua cinematografia (nove titoli diretti a fronte di appena uno, l’esordio Local News, portato a termine nell’oramai lontano 1999) porta su di sé scorie di una poetica davvero ardua da classificare con esattezza. All’apparenza ben lontano dalle derive del cinema autoriale, e anzi abbarbicato al meccanismo industriale, come sembrerebbero confermare prodotti quali Booth, @babymail e il dittico thriller di ambientazione ospedaliera composto da The Glorious Team Batista e The Triumphant General Rouge, l’anno scorso Nakamura ha posto la firma in calce a uno dei film meno allineati che si siano visti nella terra del sol levante negli ultimi anni. Si sta parlando di Fish Story, anarchico viaggio apocalittico costruito su ritmiche e timbriche punkeggianti: un vero e proprio lampo improvviso, che anche molti appassionati videro come un “caso”, quasi si trattasse di un incidente di percorso sulla tabella di marcia, solitamente ben più standardizzata, della filmografia del quarantenne regista nativo di Ibaraki.
Un film come Golden Slumber serve dunque, almeno in parte, a smentire le intere schiere di scettici: per quanto spesso e volentieri si lasci asservire al meccanismo industriale, mettendo diligentemente a disposizione la propria professionalità, Nakamura ha una sua poetica da difendere, e tutt’altro che di facile lettura.

Costruito sul classico schema dell’innocente intrappolato in una rete troppo più grande di lui e costretto a combattere contro l’opinione pubblica, i media e le forze dell’ordine per dimostrare la propria estraneità ai fatti, Golden Slumber non segue la prammatica cui ci ha abituato la storia dell’action. A dimostrazione di quanto ciò che è stato appena affermato corrisponda a verità, basterà prendere l’incipit del film, in cui Aoyagi scopre che quella che pensava essere una divertente rimpatriata con giornata di pesca allegata da passare insieme a un ex compagno di corso altro non è che una trappola dai risvolti tragici: laddove molti cineasti avrebbero scelto di lavorare sulla tensione operando un crescendo continuo e pressoché inarrestabile di situazioni “d’azione”, Nakamura opta per una sequenza interamente girata dentro una macchina parcheggiata, in cui i due personaggi parlano amabilmente dei Beatles, dei vecchi tempi della scuola e di altre amenità prima di entrare in media res. Non è certo l’unico caso in cui la sceneggiatura si prende ampie libertà sulla prassi del genere per veleggiare via, in territori inesplorati e salvifici, ma quello appena citato è forse l’esempio più lampante della volontà di Nakamura di aggirare l’ovvio e negarlo con forza e coerenza. E non certo per mancanza di ambizione spettacolare: Golden Slumber ospita al suo interno anche sequenze d’azione perfettamente congegnate, corse al fulmicotone contro il tempo e lo spazio, attimi di tensione in grado di lasciare sempre lo spettatore con il fiato sospeso. Ma Golden Slumber non è il “solito” action: è qualcosa di diverso, ricognizione amorevole e toccante sul tema dell’amicizia, sguardo ironico sulla stupidità del potere e la sua aura di onnipotenza, critica selvaggia e priva di compromessi alla manipolazione dei mezzi di comunicazione, perfino accenno a una riflessione teorica sulla falsità congenita dell’immagine riprodotta. Insomma, un progetto ambizioso almeno quanto quello che agitava le acque del capolavoro Fish Story.

Rispetto al suo predecessore dell’anno scorso (visto sempre al Far East Film Festival), Golden Slumber appare leggermente più sfilacciato, meno inattaccabile dal punto di vista della scrittura e anche meno audace nel travolgere i paletti imposti solitamente dal cinema mainstream: ma resta comunque uno spettacolo pienamente convincente, diretto in stato di grazia e impreziosito da un cast di primissimo ordine, che mette insieme Masato Sakai, Yuko Takeuchi, Hidetaka Yoshioka e Gekidan Hitori.
E con una sorprendente sequenza conclusiva in cui tutto inizia un’altra volta, o forse finisce per sempre. Potere (illusorio) dell’immagine.

Info
Golden Slumber, il sito ufficiale.
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