Intervista a Pang Ho-cheung

Intervista a Pang Ho-cheung

Al Far East Film Festival di Udine abbiamo avuto modo di incontrare Pang Ho-cheung, enfant prodige del cinema hongkonghese arrivato in Friuli per presentare la sua ultima creatura, lo slasher movie Dream Home, un thriller/horror politico che abbonda in sangue ed efferatezze. All’interno della nuova generazione di registi hongkonghesi, quella svezzatasi a ridosso dell’handover del 1997, in seguito al quale Hong Kong tornò a essere dominio diretto della Cina dopo un secolo passato sotto il protettorato britannico, la figura di Pang Ho-cheung agisce come un vero e proprio elemento dinamitardo. Il suo cinema, perennemente in bilico tra il serio e il faceto, opera a balzelloni, passando dalla commedia al dramma, dalla goliardata allo slasher-movie, come dimostra l’ultimo, interessante, Dream Home, presentato in anteprima mondiale al FEFF. Si ringrazia Cheung Chui-yee per la preziosa traduzione dal cantonese all’italiano.

Dream Home mescola lo slasher movie a una riflessione sulla crisi abitativa a Hong Kong, muovendosi con sguardo critico sul panorama sociale e politico hongkonghese. Come ti è venuta l’idea del film, e in che modo l’hai poi sviluppata?

Pang Ho-cheung: Io credo che in realtà tutti i film che lavorano sul genere nascondano al loro interno la volontà di raccontare la società che li circonda; l’intento politico è sempre alla base del lavoro di questi registi, che hanno poi però la capacità di estremizzare il discorso fino a esasperarne il contenuto. L’idea è presto detta: il problema della casa a Hong Kong è davvero grave, e riguarda direttamente le fasce giovanili della popolazione. È un problema di cui si parla poco, e per questo ho voluto incentrarvi la storia.

Nel corso della tua carriera hai sempre sperimentato generi cinematografici diversi, approcci stilistici anche in antitesi tra loro. Quanto ti sei divertito a girare uno slasher movie?

Pang Ho-cheung: Di natura sono una persona molto impaziente, non amo ripetere troppo le cose che faccio; per questo trovo estremamente divertente provare nuove sensazioni, sperimentare il più possibile. Per esempio ho scritto anche dei libri, e molti editori mi hanno proposto di trasportare al cinema una delle storie che ho raccontato nei romanzi: ma non potrei mai farlo, il libro è già fatto. Mi sono divertito davvero tanto a girare il film, proprio per questi motivi.

Nel film si parla inevitabilmente dell’handover del 1997, il ritorno di Hong Kong sotto l’egida della Cina. Secondo te come si sta sviluppando la produzione cinematografica hongkonghese in seguito a questo evento di capitale importanza storica?

Pang Ho-cheung: Il ritorno alla Cina ha creato problemi enormi al cinema hongkonghese, perché ha portato con sé la censura di Stato. Hong Kong ha ovviamente un mercato molto piccolo, e i produttori volendo aumentare i profitti devono necessariamente fare riferimento alla Cina. Questo comporta una serie di problematiche molto serie per noi artisti, perché la censura cinese è forte: molti generi non vengono proprio più fatti, come per esempio i film di fantasmi. Ma non è neanche solo un problema di contenuto, perché anche singole immagini, come quelle riguardanti sangue, uccisioni o sesso, vengono vietate; si crea quindi anche un conflitto tra ciò che un regista vuole fare e ciò che può fare. Le scene che più amo, per esempio, sono quelle che riguardano sangue, uccisioni e sesso… E questo mi crea un enorme problema, ovviamente. Ma non rinuncio al cinema che amo, e non ho intenzione di farmi imporre ciò che devo o non devo fare.

A questo proposito, Dream Home ancora non è uscito in sala a Hong Kong. Quale credi che sarà la decisione del comitato di censura a riguardo?

Pang Ho-cheung: Il film come lo avete visto qui a Udine è nella sua durata integrale, senza nessuna scena tagliata. So già quanto e cosa verrà tagliato a Hong Kong, mentre in Cina non uscirà proprio. La censura taglierà il dettaglio della testa della donna incinta nella busta di plastica, e anche il pene eretto tagliato. Ho provato a spiegar loro che, non essendo più attaccato al corpo, è improprio parlare di pene eretto, ma non hanno sentito ragioni, rimproverandomi anzi di aver persino mostrato dello sperma. Ho cercato di intervenire di nuovo, ma non c’è stato nulla da fare. Il film sarà più corto di dieci secondi.

Come speri reagisca il pubblico hongkonghese di fronte a uno spettacolo così forte, estremo?

Pang Ho-cheung: Bè, ovviamente spero che lo apprezzi, ma mi piacerebbe anche che il film spingesse la gente a riflettere sul problema della casa e sulle aberrazioni cui gli ostacoli sociali possono condurre.

Su cosa stai lavorando attualmente? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Pang Ho-cheung: Non lo so neanche io con esattezza, ma visto che buona parte del mio pubblico è composto da giovani, e che questi spesso mi dicono “vorrei tanto poter vedere i tuoi film anche con i miei genitori, ma non posso per via di quello che mostri e racconti”, forse mi farebbe piacere dirigere una commedia per famiglie. Una cosa così…

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Il trailer di Dream Home.

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