Notte folle a Manhattan

Notte folle a Manhattan

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Shawn Levy con Notte folle a Manhattan dirige una rocambolesca commedia degli equivoci, sospesa tra vecchi cliché e notevole inventiva, con un’ottima coppia di interpreti: Steve Carrel e Tina Fey.

Una sola notte può cambiare la vita?

Quando la noia sembrava aver peso il sopravento sulla vita matrimoniale di Claire e Phil, un banalissimo scambio di identità al ristorante, catapulta i due coniugi in un turbine di emozioni, anche pericolose, che contribuirà a movimentare il loro rapporto… [sinossi]

Dopo aver ricevuto la consacrazione al box office con Una notte al museo, il quarantenne Shawn Levy ritenta il colpaccio con Notte folle a Manhattan (Date Night) e sfodera in campo due fuoriclasse della nuova commedia d’oltreoceano, Steve Carrel (vincitore del Golden Globe nel 2006 come miglior attore in una serie televisiva brillante per The Office) e Tina Fey (due Golden Globe e due Emmy Awards per le serie televisive 30 rock e mattatrice del Saturday Night Live), in coppia qui per la prima volta, ma talmente affiatati nei tempi comici – nonostante il doppiaggio nostrano – da offrire l’impressione di un sodalizio di lunga vita.

L’avventura notturna di Notte folle a Manhattan ha inizio dalle note più semplici e comuni: un marito (Steve Carrel) e una moglie (Tina Fey) sono imbrigliati nella routine meccanica dei propri compiti lavorativi e genitoriali. La loro è una vita costruita sull’abitudine, con occupazioni nella norma (lui consulente finanziario, lei agente immobiliare), figli vincolanti e diversivi che si trasformano anche loro in rituali come l’incontro cadenzato di lettura tra amici e la cena di coppia settimanale, in cui si diventa “piccioncini” a comando. Impauriti entrambi dalla crisi matrimoniale di due amici, si adoperano per riaccendere la miccia ormai affievolita. Così Phil torna a far l’uomo ed invita Claire non alla solita cena a base del solito menù (salmone con bucce di patate al forno), ma ad una fuga nel quartiere romantico di Manhattan. Piccolo particolare: non ha provveduto a prenotare un tavolo nel bistrot più in voga del momento. Il lampo di genio dello sceneggiatore Josh Klausner consiste, a questo punto, nell’attingere all’invenzione dello scambio di identità, un tòpos del teatro classico, generatore di equivoci sospesi tra il prevedibile e – per fortuna – il sorprendente. Il marito, animato dal desiderio di stupire la consorte, risponde infatti ad una chiamata di prenotazione a nome dei coniugi Tripplehorn, e la sostituzione ha così inizio, con le relative, spassose e avventurose, conseguenze.

Si innesca così un intrigo notturno tra surrealismo ed action movie, dove due persone normali si ritrovano ad essere inseguite da poliziotti corrotti per via di una pen drive. La fuga in barca di bondiana memoria (seppur rivisitata ad hoc, vista la velocità da pedalò) prende il posto con felice variazione dell’archetipo cinematografico dell’inseguimento in macchina  e si passa poi per night club, sobborghi metropolitani e un ex cliente di Claire, Holbrooke Grant (Mark Wahlberg), che guarda caso lavorava nel campo della sorveglianza privata.

Torna ancora una volta la notte come sfondo e co-protagonista di momenti rocamboleschi, ai limiti  della verosimiglianza, a cui fanno da contraltare i realistici personaggi di supporto come il gangster Joe Miletto (Ray Liotta), lo spacciatore Taste (James Franco) – il vero Tripplehorn – e la detective Arroyo del NYPD (Taraji P. Henson, nominata all’Oscar per il suo ruolo in Il curioso caso di Benjamin Button). Ma Notte folle a Manhattan non è un film prettamente formato famiglia come i precedenti lavori di Levy, si propone piuttosto di analizzare ciò che potrebbe avvenire quando i bambini vanno a letto e due coniugi si ritrovano ad essere semplicemente un uomo e una donna innamorati, prima di essere un padre e una madre.

Inutile nascondere che Notte folle a Manhattan strizza l’occhio all’indimenticabile Tutto in una notte di John Landis (1985). I clichè, si sa, son difficili da abbattere, ma il merito del regista e del gioco di squadra (artistico e tecnico) risiede qui nell’aver realizzato un film godibile, giocato sulla comicità di situazione, ora più sottile ora più canonica, senza volgarità e con un ritmo tale da non far cadere lo spettatore nel torpore a cui purtroppo ultimamente è assuefatto. Si spera, però, che per rinvigorire un rapporto non sia necessario ricorrere a prove “estreme” in cui si rischi la pelle, anche se sicuramente la magia del cinema può anche essere un toccasana catartico, quando ci porta ad assistere a questo genere di  mission impossible in chiave di commedia rocambolesca.

Info
Il trailer di Notte folle a Manhattan.
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