Fire of Conscience

Fire of Conscience

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Fire of Conscience è il nuovo action di Dante Lam: tanto mestiere, ma purtroppo il risultato è un lavoro profondamente sbilanciato e insoluto, apparentemente incapace di distinguersi dal resto della produzione action hongkongese.

L’anno del dragone

L’indagine sull’omicidio di una prostituta costringe il detective Manfred a un’improbabile collaborazione con Sly. Quando campioni di DNA di un funzionario di Manfred, vengono ritrovati sulla scena del crimine, facendolo salire in cima alla lista dei sospetti, Manfred deve andare oltre ciò che è ovvio, per arrivare alla verità. [sinossi]

Raffiche di proiettili si rincorrono nello spazio scenico, frantumando vetri, trivellando corpi umani: una successione di freeze-frames cristallizza il momento in cui la violenza irrompe nella quotidianità. È questo il suggestivo incipit di Fire of Conscience – ultimo lavoro di Dante Lam -, un action movie che ricalca i dettagli stilistici e formali del cinema di genere ‘made in Hong Kong’. Manfred è un poliziotto che ha trovato nel lavoro la propria ancora nei confronti della vita: l’agente infatti è un uomo corroso dal dolore per la perdita della moglie e del bambino che portava in grembo. Le indagini relative all’omicidio di una prostituta porteranno all’inserimento nella squadra del misterioso ispettore Kee,  destabilizzando gli equilibri nel team: il confine fra giusto e sbagliato si assottiglierà progressivamente, in una frenetica danza che riporta alla millenaria contrapposizione fra Bene e Male. Il “fuoco della coscienza” richiamato nel titolo è il fil-rouge del film che cerca di evidenziare il confronto fra “elemento umano” e “fatalità”: Lam infatti sceglie di mettere in scena un gioco di contrasti nel quale sfumature e ambiguità si trovano a ricoprire un ruolo cruciale.

Il regista di The Beast Stalker è abile nel gestire la mdp, dando vita a una rappresentazione visiva efficace e solida nel suo sviluppo, soprattutto quando affronta le numerosissime scene d’azione: le scelte tecniche infatti sono senz’altro apprezzabili (la lunga successione di inseguimenti e sparatorie arriva sul grande schermo con indiscussa efficacia), per quanto forse Lam scelga di non avventurarsi in letture personali dell’ “action”, limitandosi a riprodurre con maestria – talvolta quasi eccessivamente didascalica – gli stilemi del genere. All’accattivante approccio rappresentativo risponde però  una sceneggiatura troppo fragile e confusa, che mina la struttura del film: la narrazione è zoppicante, l’approfondimento sulla psicologia dei personaggi  è pressoché nullo, limitato a rapidi flash-back “esplicativi” ai quali è affidato anche l’annoso onere di riordinare il marasma di nomi e situazioni che vengono proposti allo spettatore senza essere stati presentati e contestualizzati. Fire of Conscience infatti non può contare su un’evoluzione prammatica che accompagna il pubblico nel suo sviluppo né si affida a dinamiche di frattura con il filo della coerenza lanciandosi in suggestioni sperimentali: il risultato è un lavoro profondamente sbilanciato e insoluto, apparentemente incapace di distinguersi dal resto della produzione action hongkongese.

Il film nasce come progetto di intrattenimento ma effettivamente Lam sembra non riuscire a suggerire quel senso di incalzante ritmicità che avrebbe potuto rendere certamente più appetibile la pellicola: al di là degli effetti pirotecnici di alcune sequenze, gli eventi che si susseguono nel film sono segnati da tempistiche discontinue che non facilitano l’approccio al disordinato script. Quasi come se potesse sopperire alle aritmie nello sviluppo della storia, il vero elemento insistente e ossessionante di Fire of Conscience è l’onnipresente e fastidiosamente rumorosa colonna sonora. Lam, cineasta dal curriculum altalenante, firma un’opera onesta ma che non rappresenta certo una delle punte di diamante della sua cinematografia: il disegno posto alle basi del progetto manca di pathos e non sembra possedere mai quel guizzo creativo che potrebbe meritargli un posto nell’empireo hongkonghese contemporaneo. Resta solo una regia attenta, in grado in pur minima parte di smussare gli spigoli più appuntiti di un progetto squilibrato, che si perde nell’inseguire atmosfere cupe prive di reale ispirazione.

Info
Il trailer di Fire of Conscience.

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