Monga

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Attraverso lo sguardo talvolta ingenuo e talvolta smaliziato dei giovani protagonisti, Monga disegna un ritratto vivido, intenso, che segue la mirabolante ascesa nel mondo del crimine della gang senza mai dimenticare il tratto adolescenziale.

Mio fratello è figlio unico

Ambientato nel 1980, Monga ruota attorno a cinque ragazzi (Mosquito, Monk, Drago, Bianco Monkey e A-Lan) che formano la Banda dei Principi. Quando la loro banda diventa più potente, entrano in conflitto con le altre bande gelose del loro aumento di potere… [sinossi]

Monga è un microcosmo autonomo, dove vigono le leggi imposte dai clan e dove la guerra fra gangster è sottilmente intessuta alla quotidianità: il quartiere a luci rosse di Taipei, un po’ “città del sesso” un po’ “mercato coperto” mette a nudo la profonda umanità di chi vi vive e vi opera, immergendosi in un paese dei balocchi dove si respira l’odore di pietanze speziate, di metallo surriscaldato, di sudore. Il taiwanese Doze Niu sceglie questo piccolo regno dell’illegalità per ambientare il suo ultimo film, un gangster movie che si spinge nei territori della storica rappresentazione epica della malavita organizzata.
Ambientato negli anni ’80, Monga racconta la “discesa agli inferi” di Mosquito, liceale che da anni subisce le intimidazioni e i supplizi dei bulli delle molteplici scuole superiori che ha frequentato. La sua vita è destinata a cambiare quando incontra Dragon e i suoi amici che decidono dapprima di proteggerlo e poi di integrarlo nelle loro fila: i quattro giovani infatti non solo sono la gang più importante dell’istituto ma sono i “delfini” della mafia che governa Monga. Accecato dalla gratitudine e dal senso di fratellanza che lo lega ai suoi nuovi amici, Mosquito non coglie la pericolosità insita nell’ambiente nel quale si sta introducendo e ben presto si ritroverà coinvolto nelle complesse vicende del clan, verso un punto di non ritorno dove anche il vincolo di amicizia che lo lega ai suoi compari finirà per essere messo a dura prova.

Doze Niu scava nei “dietro le quinte” dell’esperienza malavitosa, trasportando sullo schermo una criminalità che pur nella sua spietatezza cerca di non dimenticare le scelte legate all’onore e al rispetto delle figure chiave della vita di un essere umano: la propria famiglia, i propri amici. Attraverso lo sguardo talvolta ingenuo e talvolta smaliziato dei giovani protagonisti, Monga disegna un ritratto vivido, intenso, che segue la mirabolante ascesa nel mondo del crimine della gang senza mai dimenticare il tratto adolescenziale dei protagonisti che malgrado le grandi responsabilità che gravano sulle loro spalle non sono esenti dai vari turbamenti e titubanze propri della loro età.
Niu firma un percorso di maturazione e al contempo di involuzione: il definitivo abbandono dell’innocenza coincide infatti con la presa di coscienza della difficoltà nel mantenere “puliti” e “sani” i rapporti con gli altri. Incisivo e lineare nella prima parte, il film perde una parte del suo vigore nella seconda metà, quando la narrazione inizia a subire i contraccolpi di un vago senso melodrammatico che permea soprattutto gli ultimi minuti. Lo script abbraccia a 360° la vita dei personaggi che animano lo schermo: tra vizi e virtù, amori e incomprensioni, Niu colleziona una serie di situazioni che contribuiscono a rendere più completo e armonico l’impianto generale del film che pure non appare sempre omogeneo nella sua estensione. Monga infatti pur mantenendo una sua coerenza narrativa e visiva non sembra riuscire a calibrare con efficacia costante il rapporto fra le diverse vicende che si intrecciano nel corso della storia: i tre cerchi concentrici all’interno dei quali è costruita la storia (dinamiche interne al gruppo di amici, mafia locale e mafia cinese “continentale”) risultano quindi talvolta sbilanciati nei rapporti intra-narrativi, salvo poi essere ricompensati in un complesso incastro a scacchiera che si risolve con la resa dei conti finali.
La fotografia che si anima dei mille volti delle luci al neon che squarciano la notte di Monga contribuisce a rendere l’atmosfera del film intensa e credibile ma è la regia – elaborata e al contempo naturale, lineare – a rendere giustizia ai presupposti del progetto: Niu infatti grazie a un utilizzo della mdp particolarmente consapevole riesce a evidenziare da un lato la vigorosa violenza gangsteriana, dall’altro scandaglia con attenzione il terreno emotivo, non sempre coinvolto nelle scelte registiche “di genere” del gangster-movie. Monga non dimentica di concedere spazio anche a momenti dedicati al puro intrattenimento e oltre a sviluppare nella prima parte una disimpegnata vena ironica, affronta con piglio deciso  i momenti dedicati alla spettacolarità legata ai caratteri dell’action: Niu soprattutto quando si confronta con i combattimenti corpo a corpo e con gli scontri armati dimostra di saper giocare con le inquadrature, realizzando delle sequenze estremamente curate sotto il profilo coreografico e dal considerevole impatto “scenografico” (segnaliamo a questo proposito, nei primissimi minuti del film, la grandiosa rissa che coinvolge l’intera Monga in un momento di ribellione rispetto alle leggi del clan).

Un progetto poliedrico, non sempre compatto nel suo sviluppo (soprattutto a metà del suo percorso il film sembra non mantenere la solidità iniziale, salvo poi riacquistare energia per il finale) ma comunque coerente e apprezzabile per le sue scelte: Monga è uno spaccato di vita malavitosa portato a termine con rigore, uno sguardo trasversale su un piccolo universo autonomo dove le leggi della sopravvivenza sono subordinate ai provvedimenti della criminalità. Niu punta i riflettori su dei giovani che ancora non hanno assorbito in toto la lezione dell’ambiente che li circonda: il risultato è una riflessione sull’amicizia, sulla fratellanza e sulla difficoltà nel mantenere vitale la fiducia verso il prossimo.

Info
La pagina facebook di Monga.
Il sito ufficiale di Monga.
La pagina di Monga sul sito della CGHV.
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