Haeundae

Haeundae

di

Prima ancora di inabissarsi in una sceneggiatura scontata e abbastanza disordinata, Haeundae mostra tutti i propri limiti nel comparto visivo: la computer grafica, infatti, nonostante il coinvolgimento della californiana Polygon Entertainment, è assai lontana dagli standard hollywoodiani, punto di riferimento per il genere.

Onda su onda

Un esperto di tsunami, Kim Hwi, scopre preoccupanti segni di attività del fondo oceanico tra la Corea e il Giappone, che hanno una certa somiglianza con quel che è accaduto nell’oceano Indiano durante lo tsunami del 2004. Cerca di dare l’allarme, ma il personale noncurante della protezione civile insiste che la Corea non è in pericolo… [sinossi – catalogo FEF]
Il mare mi porterà alla deriva,
in balia di una sorte bizzarra e cattiva…
Onda su onda,
mi sto allontanando ormai…
Paolo Conte – Onda su onda

Che disastro. Haeundae, diretto da Young Je-gyun (My Boss, My Hero, Sex Is Zero, Miracle On First Street) [1], porta sullo schermo la forza distruttiva dello tsunami, seguendo il tipico canovaccio del filone catastrofico: alla prima parte introduttiva, giocata tra il patchwork di personaggi e la consueta lentezza/cecità/stoltezza delle autorità, segue l’inevitabile messa in scena della devastazione, tra grattacieli che crollano, sovrastati da onde anomale, e personaggi che si salvano miracolosamente, vengono travolti, diventano eroi o codardi, ritrovano parenti e amici nel caos totale e via discorrendo. Eppoi la calma dopo la tempesta, con la conta dei sopravvissuti e la celebrazione di chi si è riscattato.
Insomma, tutto già visto: ma non è certo a un disaster movie che bisogna chiedere chissà quale originalità. Il cinema catastrofico, popolarissimo negli anni settanta [2] e tornato prepotentemente alla ribalta grazie alle magie della computer grafica [3], mantiene inalterato il suo fascino (la risposta del pubblico è quasi automatica) e, prendendo alla leggera realismo e verosimiglianza, offre invariabilmente il medesimo spettacolo, con la sola variante delle dimensioni: crolla un palazzo, crolla una città, crolla tutto il mondo. La messa in scena di un incendio, di un terremoto o di un maremoto, nella ferrea logica di un blockbuster e nelle pretese del pubblico, richiede solamente due componenti fondamentali: effetti speciali al passo coi tempi e un manipolo di personaggi da amareodiare. E Haeundae non soddisfa questi requisiti.Prima ancora di inabissarsi in una sceneggiatura scontata e abbastanza disordinata, Haeundae mostra tutti i propri limiti nel comparto visivo: la computer grafica, infatti, nonostante il coinvolgimento della californiana Polygon Entertainment, è assai lontana dagli standard hollywoodiani, unico punto di riferimento per il genere [4]. La resa grafica dell’oceano, in tempesta o meno, è purtroppo scadente: la definizione delle immagini e la dinamica delle onde sono, infatti, assai lontane dall’oramai fondamentale fotorealismo. E male si concilia l’utilizzo della computer grafica con le scene dell’inondazione delle strade cittadine, con attori e comparse alle prese con dell’acqua reale.

I limiti della CG si sommano, nel disastroso disaster, all’inconsistenza dell’intreccio, nonostante il tentativo di inserire varianti umoristiche – ad esempio, l’intera sequenza della nave da carico che perde i container – in un genere solitamente intriso di atmosfere drammatiche e melodrammatiche. I personaggi eccessivamente sopra le righe, la prevedibilità della trama e più di un inutile eccesso narrativo (povero baywatcher…) finiscono per raggelare qualsiasi coinvolgimento emotivo, nonostante i piccoli e grandi drammi familiari, gli eroici sacrifici e i (prevedibili) miracoli.

Haeundae, passato in orario mattutino al dodicesimo Udine Far East Film, contribuisce ben poco alle sorti artistiche della cinematografia coreana, da qualche anno meno ispirata ai piani alti del botteghino: siamo lontanissimi, infatti, dalla qualità dei film che hanno segnato, anche economicamente, la New Wave coreana.

Note
1. Tutte pellicole che hanno regalato notevoli soddisfazioni al regista coreano, già tra gli sceneggiatori di Memento Mori (1999): in un crescendo di incassi, a parte il flop di Romantic Assassins (2003), Young Je-gyun ha sbancato i botteghini proprio con Haeundae, trascinando nelle sale più di undici milioni di spettatori.
2. Tra i tanti titoli, ricordiamo almeno L’inferno di cristallo (The Towering Inferno, 1974) di John Guillermin e Irwin Allen, impreziosito da un cast davvero stellare (Steve McQueen, Paul Newman, William Holden, Faye Dunaway, Fred Astaire, Richard Chamberlain, Jennifer Jones, Robert Vaughn), e, in tema di onde marine, L’avventura del Poseidon (The Poseidon Adventure, 1972) di Ronald Neame (e, non accreditato, Irwin Allen), purtroppo malamente rifatto da Wolfgang Petersen nel 2006.
3. Pensiamo, ad esempio, al recente 2012 di Roland Emmerich, pessimo disaster movie che può però permettersi effetti visivi di notevole fattura. Nel film di Emmerich, infatti, non crollano palazzi, travolti da tsunami, ma l’intero globo collassa, inghiottito dalle acque…
4. Pescando fuori dagli Stati Uniti, con trama affine, troviamo il discreto Sinking of Japan (Nihon chinbotsu, 2006) di Shinji Higuchi, passato al Far East 2007. Ma a livello spettacolare, nonostante gli sforzi, siamo assai lontani dalla spettacolarità delle produzioni a stelle e strisce.
Info
Il trailer originale di Haeundae.
Haeundae sul sito del Far East.
Haeundae sul sito del Kofic.
  • Haeundae-2009-01.jpg
  • Haeundae-2009-02.jpg
  • Haeundae-2009-07.jpg
  • Haeundae-2009-03.jpg
  • Haeundae-2009-04.jpg
  • Haeundae-2009-05.jpg
  • Haeundae-2009-06.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    The Impossible RecensioneThe Impossible

    di Maria Bennett e il marito Henry, con i tre figli Lucas, Thomas e Simon, decidono di trascorrere le vacanze di Natale in un paradisiaco resort in Thailandia. Il loro soggiorno idilliaco viene però sconvolto dallo tsunami che si abbatte sul villaggio...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento