Zero Focus

Zero Focus

di

L’elemento peculiare attorno al quale ruota Zero Focus è la brillante agilità con la quale Inudō attraversa generi diversi e distanti fra loro, passando dal dramma intimista alla denuncia sociale, dal melò al thriller: il film si trasforma in un affascinante melting pot stilistico nel quale si fondono estetiche spesso in antitesi. Il confronto fra vicenda umana e contesto sociale anima la pellicola, che punta i riflettori sul Giappone del dopoguerra e sulle problematiche connesse al riassorbimento dei traumi bellici.

La signora in rosso

Teiko e Keinici sono sposati da solo una settimana quando lui è costretto per un viaggio d’affari a lasciare Tokyo per qualche giorno: i due di salutano alla stazione e quello sarà il loro ultimo incontro. La trasferta dell’uomo a Kanazawa infatti coinciderà con la sua misteriosa scomparsa: Teiko decide di ripercorrere le orme del marito alla ricerca della verità. Il viaggio della donna riporterà a galla la vera identità di Kenichi e degli ambienti da lui frequentati e ben presto Teiko si accorgerà di non aver mai davvero conosciuto colui con il quale aveva deciso di condividere la propria vita… [sinossi]

L’innevato Giappone della regione di Kanazawa è un teatro freddo, immerso in un candore quasi surreale, schiaffeggiato dalla vivida violenza cromatica dei centri urbani. È qui che prende forma la vicenda al centro di Zero Focus, secondo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Seicho Matstumoto (il primo lungometraggio risale al 1961 ed è annoverato nella filmografia di Yoshitaro Nomura). Il film, diretto da Inudō Isshin, trasferisce sulla pellicola un intricato gomitolo di situazioni, un puzzle di umanità sofferente che introduce a una riflessione che si dedica al quadro storico-sociale degli anni ’50.

Strutturato con vigore sul prismatico script adattato dal regista e da Kenji Nakazono, Zero Focus può contare su un affidabile impianto narrativo-descrittivo: questo stabile background consente a Inudō di concentrarsi sulla resa formale e rappresentativa del progetto. Il dipanarsi del film è accompagnato da una certosina selezione e attenzione per i dettagli stilistici al quale si aggiunge un preciso percorso di creazione e sostegno delle atmosfere: non è casuale pertanto l’accostamento da molti avvalorato fra Zero Focus è l’allure tipico della cinematografia hitchkochiana. Ciò che però rende autonome le scelte filmiche di Inudō rispetto ai modelli del regista di Intrigo internazionale risiede nella lettura degli eventi affidata a una sensibilità tutta femminile. La presenza delle donne nel film acquisisce un ruolo cruciale non solo ai fini della ricostruzione del puzzle degli eventi ma anche (per non dire soprattutto) una centralità connessa al filtro attraverso il quale le vicende della narrazione vengono interpretate e riproposte. Così mentre scoloriscono i rimandi diretti a Hitchcock  diventa più corposa la presenza di vaghe assonanze con Douglas Sirk, limitate non solo ad alcuni dati della ritrattistica femminile delle protagoniste, ma anche all’utilizzo contestualizzato del melodramma.

L’elemento peculiare attorno al quale ruota il film è infatti la brillante agilità con la quale Inudō attraversa generi diversi e distanti fra loro, passando dal dramma intimista alla denuncia sociale, dal melò al thriller: Zero Focus si trasforma quindi in un affascinante melting pot stilistico nel quale si fondono estetiche spesso in antitesi. Il confronto fra vicenda umana e contesto sociale anima la pellicola, che punta i riflettori sul Giappone del dopoguerra e sulle problematiche connesse al riassorbimento dei traumi bellici: il regista, pur senza avventurarsi in una visione spiccatamente politica degli eventi, tratteggia il contorni di un popolo sconvolto dalla violenza della  distruttrice Seconda Guerra Mondiale e in seguito imbrigliato nel controllo statunitense. Gli anni ’50 nella terra del Sol Levante, rivissuti tramite il filtro della mdp di Inudō, riacquistano tutta la loro carica rivoluzionaria e di rottura: con l’economia in rilancio il Giappone appariva ormai pronto per svincolarsi dalla tare del passato per riaffermarsi come nuova potenza occidentale.
Zero Focus non manca di evidenziare alcuni dei segni più marcati dell’evoluzione in atto, segnalando i primi casi di emancipazione femminile in posizioni di comando e/o rappresentanza (se eletta la candidata sindaco di Kanazawa sarebbe la prima donna a ricoprire una carica politica di prestigio) e il progressivo smobilitazione delle truppe di Washington.

Inudō si addentra in un’operazione assai complessa, che rischia di trasformarsi in un ipertrofico affresco socio-politico dalla vacua sottotraccia narrativa: il film in realtà si mantiene sempre coerente e non dimentica di sviluppare con compiutezza il carattere più strettamente legato alle dinamiche del thriller. A dispetto della ragguardevole mole della pellicola (131 minuti), Zero Focus riesce a non risultare sconfitto nella lotta con la ritmicità, mantenendo comunque piuttosto vivace il percorso nel labirintico scorrere della narrazione: probabilmente il film avrebbe giovato di un vago progetto di riassetto nella fase centrale dello sviluppo, quando il dipanarsi del film appare forse rallentato in funzione degli spaccati rappresentativi del Giappone di Kanazawa.
Zero Focus è il racconto di una fuga: un allontanamento dal proprio passato – umano e politico –, un’evasione (irrisolta e irrisolvibile) rispetto ai canoni dettati dal perbenismo. Le protagoniste del film sono schiacciate dall’ipocrisia, dalla necessità di apparire impeccabili e incorruttibili di fronte allo sguardo imperioso di chi giudica senza sforzarsi di conoscere a 360° la materia sulla quale si esprime. Inudō racconta un disagio di mezzo secolo fa che però si adatta facilmente anche alla contemporaneità, messa in crisi dal super-potere mediatico e dalla morale plasmata dai nuovi modelli educativi legati al consumismo e alla società di massa. La rivoluzione Giapponese vista dagli occhi di tre donne tanto legate al loro tempo quanto fortemente proiettate verso il futuro, una porta verso l’avvenire fatta di timori, di incertezze, di gelosie, di speranze e con un sottile filo conduttore: la follia della guerra.

Info
Il trailer originale di Zero Focus.
La scheda di Zero Focus sul sito del FEFF.
  • Zero-Focus-2009-Isshin-Inudo-01.jpg
  • Zero-Focus-2009-Isshin-Inudo-02.jpg
  • Zero-Focus-2009-Isshin-Inudo-03.jpg
  • Zero-Focus-2009-Isshin-Inudo-04.jpg
  • Zero-Focus-2009-Isshin-Inudo-05.jpg

Articoli correlati

Array