Phobia 2

Phobia 2 riesce nella non facile impresa di confermare la qualità e la vivacità di 4bia, aggiungendo al progetto originale una maggiore omogeneità di fondo, un filo conduttore, non solo narrativo ma anche estetico.

Bimbo a bordo e altre storie

Cinque storie. Primo episodio: il giovane delinquente Pe, dopo aver ucciso incidentalmente il padre, dovrà vedersela con uno spirito delle foreste, chiamato preta, alto più di un albero. Secondo episodio: il complice di Pe, dopo un incidente in motocicletta, viene ricoverato in ospedale, con entrambe le gambe fratturate. Passerà la notte accanto a un anziano in fin di vita, ma non sarà una notte tranquilla. Terzo episodio: due giovani saccopelisti giapponesi chiedono un passaggio al camion sbagliato: il carico, infatti, è decisamente fuori dal comune. Ed è affamato. Quarto episodio: Nuch, proprietaria di una concessionaria di automobili usate, truffa i suoi clienti, vendendo macchine incidentate. Una tremenda punizione è dietro l’angolo. Quinto episodio: una troupe cinematografica deve assolutamente finire le riprese di un film horror, nonostante l’improvviso malore dell’attrice che interpreta il fantasma… [sinossi]

Pur diffidenti nei confronti dei sequel (per non parlare dei remake), non eravamo troppo preoccupati per Phobia 2, brillante seguito di 4bia, pellicola thailandese a episodi che aveva risollevato le sorti dell’Horror Day dell’Udine Far East Film 2009. Come se nulla fosse cambiato, ci siamo ritrovati a saltare (e poi a ridere di gusto) sulle poltroncine del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, all’Horror Day della dodicesima edizione della kermesse friulana: stessa formula a episodi, passati da quattro a cinque, e conferma, a eccezione di Youngyooth Thongkonthun (regista del sopravvalutato The Iron Ladies, che aveva diretto il più che interessante episodio Happiness), della squadra originale, con l’aggiunta di Visute Poolvoralaks e Songyos Sugmakanan (Dorm).
Dello stato di salute del cinema thailandese abbiamo già ampiamente parlato. La lista di film, commerciali o autoriali che siano, di buona o ottima qualità inizia a essere davvero lunga: dagli scatenati muay thai agli eleganti e spietati horror, fino alle vette artistiche di Apichatpong Weerasethakul e via discorrendo. Phobia 2 conferma, oltre alla qualità tecnica elevata, la capacità di scrittura dei cineasti thailandesi e la vivacità dell’industria locale, che nel giro di pochi anni è cresciuta in maniera esponenziale, nonostante i disordini interni e la fragilità di molte case di produzione.

Paween Purijitnaya (Novice), Visute Poolvoralaks (Ward), Songyos Sugmakanan (Backpackers), Parkpoom Wongpoom (Salvage) e Banjong Pisanthanakun (In The End) hanno confezionato una pellicola che, pur mettendo in scena cinque possibili declinazioni del genere horror, non soffre delle programmatica suddivisione in episodi: Phobia 2 riesce nella non facile impresa di confermare la qualità e la vivacità di 4bia, aggiungendo al progetto originale una maggiore omogeneità di fondo, un filo conduttore, non solo narrativo ma anche estetico. E anche l’episodio forse più debole, Salvage di Wongpoom, storia di macchine usate e fantasmi vendicativi, offre un momento memorabile, con una buona dose di cinismo e crudeltà: la morte del giocoso bimbetto, fuori campo ma sottolineata da un sadico effetto sonoro, ci ha infatti ricordato, almeno in parte, la straordinaria e affine sequenza del misconosciuto Uninvited (4 Inyong shiktak, 2003) di Lee Soo-youn, elegantissimo horror coreano che riecheggia anche nelle rarefatte atmosfere di Possessed, altra positiva proposta dell’Horror Day 2010.
Il dittico formato dal primo e dal secondo episodio, Novice di Purijitnaya e Ward di Poolvoralaks, oltre agli apprezzabili effetti speciali dello spirito affamato, ha il merito di sfruttare al meglio gli spazi scenici a disposizione, diametralmente opposti: in Novice, ambientato in uno spazio aperto, Purijitnaya amplifica l’atmosfera orrorifica che aleggia nella foresta, grazie alla mobilità della macchina da presa e al lavoro sul sonoro, mentre Poolvoralaks, nello spazio assai limitato di una stanza di un ospedale, gioca sulla staticità del protagonista, costretto a letto, con calibrati movimenti della mdp e inquadrature fisse.

Il terzo episodio, Backpackers di Sugmakanan, il migliore con In The End, è un avvincente zombie movie, privo di qualsiasi scrupolo nei confronti dei malcapitati protagonisti, due simpatici saccopelisti nipponici. Oltre all’inquietante distesa di cadaveri che si rialzano, corrono e divorano, Sugmakanan, anche sceneggiatore col supporto di Sopana Chaowwiwatkul, dimostra di avere un perfetto controllo dei meccanismi e dei tempi narrativi – per i fan degli zombi e affini, spesso delusi da maldestri lungometraggi, consigliamo caldamente la visione del cortometraggio australiano I Love Sarah Jane (2008) di Spencer Susser.
Phobia 2 si chiude con un colpo di genio, In The End, felicissima contaminazione di orrore e umorismo: Banjong Pisanthanakun, già regista dell’episodio In The Middle (il terzo di 4bia), di Alone (2007) e di Shutter (2004), mette in scena un set cinematografico in preda al panico, tra gag irresistibili e cliché del genere horror che riescono a generare brividi e, soprattutto, risate. Sembra quasi, a tratti, di essere sul set di Boris. Assolutamente da recuperare.

Info
Il trailer originale di Phobia 2.
Phobia 2 sul sito del Far East.
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