Castaway on the Moon

Castaway on the Moon

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Dopo aver conquistato critica e pubblico coreani, la surreale romantic comedy Castaway on the Moon ha sbancato la dodicesima edizione del Far East Film di Udine.

Nessun uomo è un’isola

Il signor Kim è un uomo che ha perso ogni speranza. Un giorno sale sul parapetto di uno dei famosi ponti di Seoul sul fiume Han e si getta nelle acque vorticose. Dissolvenza in nero. Kim si risveglia con il sole che lo abbaglia e la faccia affondata nella sabbia: è stato semplicemente portato dalla corrente su una delle isolette disabitate che si trovano al centro del fiume Han… [sinossi – catalogo Far East]

Le premesse per un ottimo film erano evidenti, a partire dal protagonista, il bravissimo Jung Jae-young. L’attore coreano, classe 1971, che ha segnato l’ultimo decennio dell’industria cinematografica della Corea del Sud, inanellando una serie davvero notevole di successi di critica e di pubblico, ha dimostrato per l’ennesima volta di poter reggere sulle proprie spalle un intero lungometraggio, passando senza esitazioni dai toni comici a quelli drammatici. Jung, già irresistibile nei vari Guns & Talks (2001) e Someone Special (2004) di Jang Jin, Going by the Book (2007) di Ra Hee-chan (con sceneggiatura di Jang Jin) e Righteous Ties (2006) del solito Jang Jin, ha talento e, senza dubbio, presenza scenica: capace di bucare lo schermo, si è rivelato interprete adatto per ogni genere cinematografico, tanto da vantare nel proprio curriculum, seppur in un ruolo secondario, lo spietato capolavoro Sympathy for Mr. Vengeance (2002) di Park Chan-wook [1].
Un altro indizio, rintracciabile nell’eccentrico script, tira nuovamente in ballo il nome dell’onnipresente Jang Jin, regista-sceneggiatore-produttore che, tra alti e bassi, ci ha regalato alcune delle pellicole più divertenti, vivaci e stravaganti della New Wave coreana. E Castaway on the Moon, scritto e diretto da Lee Hae-jun [2], sembra rifarsi a questa ispirata contaminazione di comico e drammatico, che tra personaggi e situazioni sui generis e sussulti poetici regala risate e qualche lacrimuccia. Castaway on the Moon (non) è un film di Jang Jin.

L’idea di partenza – un uomo, perse tutte le speranze, si butta nel fiume Han: trascinato dalla corrente su un isolotto, diventerà una sorta di novello Robinson Crusoe, nel centro di Seoul – è prossima all’intuizione geniale, ma è nello sviluppo narrativo, contrappuntato da irresistibili gag e da un calibrato sentimentalismo, e nell’accurata messa in scena che Lee Hae-jun si dimostra cineasta da seguire con particolare attenzione. Lunga, infatti, la lista delle sequenze da segnalare. Utilizzando spesso inquadrature fisse o ricorrendo, in ogni caso, a pochi movimenti di macchina, Lee offre a Jung Jae-young, già alle prese con un personaggio assai stimolante, abbondante materiale: il paradossale incontro con il ragazzo delle consegne (il simpatico Park Young-seo), il fallimentare tentativo di accendere un fuoco, il raffazzonato spaventapasseri, lo scambio di messaggi sulla sabbia, la dieta forzata e base di funghi e tutto quel che segue. Ma con Castaway on the Moon, come detto, ci si può anche commuovere: divertente e a tratti davvero spassoso, il film è soprattutto la storia di due solitudini – il signor Kim, naufrago per caso, e la signorina Kim, hikikomori [3] con l’hobby della fotografia – che riescono quasi miracolosamente a incontrarsi. Una storia d’amore messa in scena con estrema leggerezza e sensibilità, come il rapporto emotivo tra il naufrago Kim e gli oggetti (lo spaventapasseri, la meravigliosa casa-oca e via discorrendo) che contraddistinguono il suo nuovo stile di vita, finalmente libero dagli impietosi ingranaggi della società contemporanea.

Surreale romantic comedy, Castaway on the Moon aveva già conquistato critica e pubblico coreani e ha sbancato la dodicesima edizione dell’Udine Far East Film [4]. Vittoria meritatissima che – sperare non costa nulla – potrebbe contribuire alla distribuzione di questo gioiello nel Bel Paese. Molti altri, tra l’altro, sarebbero i titoli della benemerita kermesse friulana che vorremmo vedere nelle sale italiane.

Note
1. La filmografia di Jung Jae-young, come detto, è assai corposa. Ricordiamo, tra i tanti, anche The Quiet Family (1999), comedy-horror di Kim Ji-woon, No Blood No Tears (2002), action diretto da Ryu Seung-wan, Silmido (2003) di Kang Woo-Suk e Welcome to Dongmakgol (2005) di Park Kwang-Hyun (ancora una sceneggiatura di Jang Jin).
2. Lee Hae-jun, classe 1973, diplomato all’Institute of Arts di Seoul, ha iniziato la sua carriera come sceneggiatore, mettendo in mostra il proprio talento con i vari Conduct Zero (2002), Arahan (2003), Au Revoir, UFO (2004) e Antarctic Journal (2004). Ha esordito alla regia, insieme al compagno di studi Lee Hae-young, con Like A Virgin (2006), lungometraggio apprezzato da critica e pubblico.
3. Il termine giapponese hikikomori (trad. isolarsi) si riferisce sia al fenomeno di isolamento sociale volontario che ai singoli individui, spesso giovani, che decidono di rinchiudersi per lunghissimi periodi nella loro stanza, per mesi, anni o addirittura decenni.
4. Castaway on the Moon si è aggiudicato entrambi i premi del Far East: l’Audience Award 2010, con la vertiginosa media di 4.70 su 5, davanti al nipponico Accidental Kidnapper (2010) di Hideo Sakaki e all’indonesiano The Dreamer (2009) di Riri Riza, e il Black Dragon Audience Award 2010 (4.56 su 5), staccando ampiamente il cinese The City Of Life And Death (2009) di Lu Chuan e Accidental Kidnapper.
Info
Castaway on the Moon sul sito della CGHV.
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