Actresses

Actresses

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Sei fra le attrici più influenti dello star-system sudcoreano riunite nella redazione di Vogue Korea alla vigilia di Natale, in attesa di realizzare uno storico servizio fotografico per il più importante glamour-magazine del globo: sono questi gli ingredienti alla base di Actresses di E J-yong, presentato nelle giornate del Far East Film 12.

Sei personaggi in attesa di gioielli

La storia è ambientata a Seoul, nello studio fotografico di Vogue, la vigilia di Natale del 2008. Sei dive del cinema di diverse generazioni hanno firmato un contratto per essere fotografate insieme per la copertina della rivista… [sinossi]

Sei fra le attrici più influenti dello star-system sudcoreano riunite nella redazione di Vogue Korea alla vigilia di Natale, in attesa di realizzare uno storico servizio fotografico per il più importante glamour-magazine del globo: sono questi gli ingredienti alla base di Actresses di E J-yong, presentato nelle giornate del Far East Film 12. Il film, pregiata produzione low-budget, pone come proprio obiettivo la decostruzione dell’immagine di diva: il regista infatti punta a svincolare le sue protagoniste dall’aura di mistero che le avvolge, trasferendo sullo schermo l’umanità di donne la cui quotidianità viene spesso messa in ombra dall’onnipresenza mediatica. Kim Ok-vin, Kim Min-hee, Choi Ji-woo, Ko Hyun-jung, Lee Mi-sul e Youn Yuh-jung: sono loro il fulcro dell’azione del film che mescola l’approccio documentaristico alla sceneggiatura interamente costruita su elementi di finzione ed elaborata dal regista in collaborazione con le attrici. Ciò che infatti rende interessante Actresses è proprio il complesso lavoro di studio sui dialoghi e sulle situazioni proposte: attraverso uno script del tutto artificiale E J-yong cerca di restituire credibilità e tridimensionalità a donne la cui esperienza personale viene costantemente cannibalizzata dall’ingerenza delle dinamiche del mondo dello spettacolo. Un progetto articolato e rischioso come quello del film nasce dalla volontà del regista di trasferire in un lungometraggio l’energia trasmessagli dalle attrici sul set a videocamere spente: stimolato dal sempre crescente interesse del pubblico per gli approfondimenti dedicati ai backstage, E J-yong ha scelto di riprodurre la vitalità delle dive protagoniste del film (con le quali aveva già avuto modo di lavorare in precedenti collaborazioni), dando vita a una sperimentazione che pungola il confine fra realtà e fiction. 

Actresses è pressoché privo di trama: l’unico vero filo rosso che accompagna lo spettatore nello sviluppo del film è quello che lega le diverse personalità delle protagoniste, con il loro forte carisma, alle prese con i loro piccoli vizi, insicurezze, rivalità, affetti, simpatie. Il regista sud-coreano – noto soprattutto per aver diretto una fra le prime coproduzioni nippo-coreane con troupe mista Asako in Ruby Shoes – è abile nel tratteggiare un ritratto della femminilità rispettoso che però non rinuncia a un pizzico di ironia. Un pubblico alla ricerca di impianti narrativi forti rimarrà certamente deluso dalla staticità che caratterizza il film: soprattutto la seconda parte della pellicola infatti è dedicata esclusivamente allo sviluppo dei dialoghi fra le protagoniste che conversano fra loro in attesa che arrivino dei gioielli da indossare per lo shooting della copertina della rivista. Il pretesto che tiene riunite le attrici nella sede di Vogue infatti è il ritardo nella consegna di alcuni monili forniti da uno sponsor di Vogue che sono previsti nel look che le attrici devono presentare nel servizio fotografico, tutto giocato sul confronto fra la bellezza femminile e quella delle gemme. L’atmosfera natalizia e il desiderio di trascorrere con serenità la “prigionia” fra le mura dell’elegante set di Seoul stimola il confronto fra le artiste, che nel corso delle ore imparano a conoscersi meglio e scoprono un’inimmaginabile sintonia. 

Se la sceneggiatura scava in cerca di una lettura originale del ruolo dell’attrice, la regia non assorbe questa vena sperimentale limitandosi a riprodurre alcuni tratti caratteristici dell’approccio visivo del documentario low-budget (molto spesso l’inquadratura si fa decisamente traballante, enfatizzando l’effetto “presa-diretta”): Actresses è pertanto prettamente imperniato sull’esaltazione delle prestazioni interpretative delle protagoniste che contribuiscono non solo a colorare i loro personaggi ma anche a determinare l’atmosfera che abbraccia l’intero film. Malgrado le premesse incoraggianti però Actresses stenta a spiccare il volo, limitandosi a fornire un quadro che troppo spesso sembra pagare la carenza di un tessuto narrativo di base: fra make-up, fitting, tazze di caffè e flute di champagne E J-young in ogni caso sigla una novità nel campo della produzione cinematografica che, se da un lato apre uno scorcio sulla semplicità delle dive moderne, dall’altro consente al pubblico di affacciarsi nei “dietro le quinte” di uno dei più importanti fashion-magazine contemporanei, scontrandosi con alcuni aspetti del mondo della moda. Un viaggio nella femminilità, nello star-system, nel glamour: un percorso intricato che non sempre sembra svolgersi con fluidità, ma che regala comunque delle piacevoli incursioni in una quotidianità fuori dal comune.

Info
The Actresess, il trailer.

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