Quick, Quick, Slow
di Ye Kai
Il cineasta cinese Ye Kai si lancia con Quick, Quick, Slow in una commedia danzante dagli echi agrodolci, tra prove di ballo e divertenti colpi di scena. In concorso al Far East 2010.
Per la gloria e per la panza!
Pechino: un gruppo di ultracinquantenni, già protagonisti della Rivoluzione Culturale, decidono di partecipare a una competizione di ballo per poter partecipare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2008, evento che li vedrebbe ancora una volta protagonisti della storia. [sinossi]
Prove di ballo estenuanti e divertenti colpi di scena sono gli ingredienti della commedia danzante in salsa agrodolce Quick, Quick, Slow. La pellicola diretta dal regista cinese Ye Kai, presentata in concorso alla dodicesima edizione del Far East Film Festival, è ascrivibile nella categoria della cosiddetta docu-fiction. Realizzato interamente in digitale, il film è, infatti, un mix calibrato di finzione e interviste, nel quale il regista racconta su piani differenti la scalata al successo di un gruppo scapestrato e fuori allenamento di ballerini in pensione. Ye Kai lascia che i due piani si contaminino a vicenda e il risultato è un’opera ibrida che riesce a colmare le mancanze tecniche e di budget con spunti narrativi e stilistici più che apprezzabili. Lo stile documentaristico “sporco” e di pedinamento dei personaggi caratterizza a pieno la parte di finzione, creando così un progetto registico chiaro e uniforme. La raccolta di interviste, realizzate dal regista con la tecnica tradizionale del confronto frontale, contribuisce aggiungendo elementi chiave al racconto filmico. Il merito dell’autore è quello di aver preservato una sorta di equilibrio, bilanciando i due registri senza che l’uno prenda mai il sopravvento sull’altro.
Sui piatti della bilancia ci sono, infatti, una parte drammaturgica retta su slanci comici e sullo schema classico del film a sfondo ballerino, del quale le filmografie occidentali e orientali (a tal proposito ci fa piacere ricordare un mediometraggio originale e sperimentale nella forma quanto nel contenuto, Dance with Farm Workers del connazionale Wu Wenguang datato 2001, che con Quick, Quick, Slow condivide la piena indipendenza produttiva e creativa) si cibano dall’alba dei tempi, e una parte altrettanto classica nella forma e nella sua realizzazione, ossia il documentario fatto di interviste.
Il reale si congiunge dunque con l’artefatto per dare vita ad una commediola semplice e senza pretese autoriali, ma efficace nella costruzione di sofisticate e spontanee gag come nel caso del prologo dei provini con il quale si apre il film e che riporta alla mente la demenzialità travolgente del primo Kitano (naturalmente con le debite distanze). La galleria di personaggi messa in vetrina da Ye Kai è un campionario di perfetti sconosciuti pronti a tutto pur di conquistare un posto al sole agli imminenti Giochi Olimpici; una galleria di “mostri” spassosi che sanno far sorridere e riflettere a random. Tali personaggi fanno dell’improvvisazione l’arma in più, consegnando al final cut dell’opera una piacevole imprevedibilità. Lo script fa sua questa improvvisazione, incastonandola in maniera pregevole in una trama che, poggiandosi sul filo conduttore del contest ballerino, trova persino spazio per interessanti e mai superficiali divagazioni legate a vicende amorose, eventi storici che hanno segnato la vita culturale e politica, rapporti conflittuali tra padri e figli.

Far East 2010 – Bilancio