La regina dei castelli di carta
di Daniel Alfredson
Nel terzo capitolo della trilogia tratta da Stieg Larsson, La regina dei castelli di carta, i nodi vengono al pettine e, grazie anche a un ritmo più incalzante rispetto ai titoli precedenti, le atmosfere thriller non sono inficiate dalla necessità di condurre al tanto agognato ristabilimento della verità.
Tra immagini, parole e sguardi al vetriolo
La giovane hacker Lisbeth Salander è immobilizzata in un letto d’ospedale, ma questa volta non sono le cinghie di cuoio a trattenerla, bensì una pallottola in testa ricevuta durante lo scontro con Zala. È diventata una minaccia: se qualcuno scava nella sua vita e ascolta quello che ha da dire, potenti organismi segreti crolleranno come castelli di carta… [sinossi]
Lisbeth Salander (Noomi Rapace), sopravvissuta a una morte in vita – prima sepolta viva e poi colpita con un’arma da fuoco – apre, immobile in una stanza d’ospedale, il capitolo conclusivo della trilogia di Stieg Larsson. La regina dei castelli di carta (Luftslottet som sprängdes) ricomincia dal punto, palesemente con finale irrisolto, del precedente La ragazza che giocava con il fuoco, sempre diretto da Daniel Alfredson. Sarebbe, infatti, ostico sia per i lettori che per gli spettatori seguire la trama così diramata su diverse piste senza aver letto/visto i due prequel; e questo è sicuramente un punto a favore per l’autore svedese, abile nel mantenere una coerenza e un’evoluzione nel disegno architettonico della trilogia. Ma questa volta nulla resta in sospeso, il filo si raggomitola su se stesso riportandoci alla ferita originaria, causa del mutamento in amazzone man mano che Lisbeth cresce e parallelamente effetto di tutti gli eventi successivi che la coinvolgono, ora espressi come sottotesto ora sbattuti violentemente come cruda realtà.
Solo due stanze più in là è ricoverato suo padre, Alexander Zalachenko, ferito a colpi di ascia – per legittima difesa – da sua figlia. In questa carrellata sul male, l’occhio accusatorio della macchina da presa viene puntato sullo Stato svedese e in particolare su una cellula marcia all’interno della Säpo, vale a dire i servizi segreti nazionali. Quasi come una tragedia greca dei nostri tempi, Lisbeth sin da Uomini che odiano le donne ci è stata presentata come il capro espiatorio, ma di certo non si può affermare che assurga ai canoni dell’eroina classica, o forse bisognerebbe dire dell’eroe, visti i suoi tratti androgini.
Ora, ferita gravemente, appare debilitata e quasi arresa al suo destino e ai suoi fantasmi. Il contatto con il dottore che la cura e il sostegno sempre presente del giornalista Mikael Blomkvist (Michael Nyqvist), ma soprattutto il suo odio verso gli uomini che odiano le donne alimenteranno il desiderio della ragazza di farsi giustizia.
In misura maggiore rispetto ai titoli precedenti della trilogia, la scrittura ha un ruolo chiave in La regina dei castelli di carta. Non ci si riferisce meramente al testo di partenza – sempre accattivante e minuzioso nella narrazione thriller – ma agli elementi diegetici del plot: da un lato scrivere per denunciare la verità rispetto a quanto accaduto (vedi la carta stampata con Millennium, capitanato da Blomkvist, e l’autobiografia di Lisbeth), dall’altro indagare la truffa camuffata in alcuni documenti (vedi le perizie psichiatriche di Teleborian). Tecnicamente perciò il tribunale non è solo banalmente l’aula giudiziaria, ma il suo concetto si allarga anche al numero speciale di Millenium in cui Mikael rende pubblici i fragili castelli di carta della Säpo, riabilitando la persona di Lisbeth, vittima di un’infanzia mai vissuta, violata dall’efferatezza di un “padre” e di colui che avrebbe dovuto essere il suo tutore, Bjurman.
Daniel Alfredson, così, prosegue e accelera la scia incalzante già messa in opera con La ragazza che giocava con il fuoco (mentre il primo capitolo della trilogia era diretto da Niels Arden Oplev): dopo due ore, il ritmo non scema, lo spettatore viene trascinato dal desiderio sempre maggiore di vedere come i tasselli andranno al proprio posto, pur trovandosi hitchcockianamente in una posizione di sguardo superiore rispetto al singolo protagonista. Noomi Rapace supera le interpretazioni precedenti, evolvendosi fisicamente con il suo personaggio (da semi-inferma a decisa punk-hacker dietro il banco degli imputati, fino alle acrobazie nel corpo a corpo risolutivo), comunicando ancor più con i suoi occhi, neri e ombrosi, e l’intensità del suo essere ontologicamente laconica. Michael Nyqvist, alter ego dello scrittore, con impeccabile credibilità porta avanti la sua inchiesta a rischio ancora una volta di se stesso, e non solo, tanto da spingerci a interpellarci sui confini morali verso cui ci si può spingere per far venire a galla gli scheletri del passato.
Si sa, trasporre un romanzo è sempre un’impresa che implica rischi, Alfredson sembra però aver preso maggiore confidenza con il mondo di Larsson. Il gelo svedese è espresso attraverso i colori cupi e ombrosi degli interni – in pieno stile grottesco – simboleggiando a pieno l’anima della Salander. Il cerchio si chiude: gli uomini persecutori delle donne vengono giustiziati dalla forza di reazione di Lisbeth e grazie agli aiutanti, altri uomini (l’amico hacker di Lisbeth, oltre ai già citati Mikael e al medico), che amano le donne e inseguono la verità.
Info
Il trailer italiano de La regina dei castelli di carta.
Il trailer originale de La regina dei castelli di carta.
Il sito ufficiale de La regina dei castelli di carta.
- Genere: crime, drammatico, thriller
- Titolo originale: Luftslottet som sprängdes
- Paese/Anno: Danimarca, Germania, Svezia | 2009
- Regia: Daniel Alfredson
- Sceneggiatura: Jonas Frykberg
- Fotografia: Peter Mokrosinski
- Montaggio: Håkan Karlsson
- Interpreti: Anders Ahlbom, Annika Hallin, Donald Högberg, Georgi Staykov, Hans Alfredson, Jacob Ericksson, Jan Holmquist, Johan Kylén, Lena Endre, Lennart Hjulström, Magnus Krepper, Michael Nyqvist, Michalis Koutsogiannakis, Micke Spreitz, Mirja Turestedt, Niklas Falk, Niklas Hjulström, Noomi Rapace, Sofia Ledarp, Tanja Lorentzon
- Colonna sonora: Jacob Groth
- Produzione: Film i Väst, Nordisk Film, Sveriges Television (SVT), Yellow Bird Film, ZDF Enterprises
- Distribuzione: Bim Distribuzione
- Durata: 148'
- Data di uscita: 28/05/2010


















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