Lo strano caso di Angelica

Lo strano caso di Angelica

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Lo strano caso di Angelica è l’ennesima lezione di cinema del maestro portoghese Manoel de Oliveira, ormai ultra-centenario eppure ancora costantemente in grado di ri-scrivere le meccaniche del suo cinema.

Angelica e il Maestro

Un fotografo ebreo che si trova in un hotel per lavoro, una notte viene svegliato dai proprietari, i quali vogliono che scatti l’ultima foto alla figlia Angelica, morta da pochi minuti… [sinossi]

Presentato in Un certain regard a Cannes 63, Lo strano caso di Angelica è l’ennesima lezione di cinema del maestro portoghese Manoel de Oliveira, ormai ultra-centenario eppure ancora costantemente in grado di riscrivere le meccaniche del suo cinema. Questo suo nuovo lavoro lo si potrebbe far rientrare nella schiera dei “film minori”, come Belle toujours ad esempio, non certo per qualità artistiche inferiori rispetto ad altri titoli quanto per l’argomento affrontato e per il modo con cui lo si affronta, allo stesso tempo intimista e divertito. In effetti si può catalogare Lo strano caso di Angelica come un sublime divertissment, dove con sottile ironia si affrontano temi quali la riproducibilità tecnica dell’immagine (la foto che ossessiona il protagonista e la detection che ne nasce ha un che del Blow up antonioniano), la contrapposizione tra la fantasmaticità del sentimento amoroso e la poetica fisicità del lavoro manuale, la crisi economica mondiale e via discorrendo.

Nato da un vecchissimo progetto risalente addirittura al 1952, il nuovo film di de Oliveira è costruito sulla figura della circolarità: la ciclicità degli incontri che il protagonista ha con i personaggi secondari, i dialoghi costruiti su ripetizioni e piccoli variazioni sempre fondamentali, la costruzione di alcune sequenze esemplari (in particolare la prima che parte e ritorna ad un esterno urbano piovoso e semibuio), persino l’obiettivo della macchina fotografica; in realtà tutto ciò poi si esplicita come una sorta di vertigo, di spirale che allontana sempre più il protagonista dal reale per trasportarlo e trascinarlo nell’altrove, il luogo impalpabile in cui si muove il fantasma di Angelica.
La figura del cerchio viene poi accompagnata e/o contrapposta alla frontalità della macchina da presa che, tratto distintivo del cinema di de Oliveira da almeno vent’anni a questa parte, qui assume dei nuovi significati: c’è è vero il rimando esplicito alla teatralità della quarta parete, ma questa assume anche un significato ulteriore nel continuo lavoro di profondità (grazie anche alla solita straordinaria fotografia di Sabine Lancelin) che tende alla finestra e dunque all’esterno, ambiguamente connotato allo stesso tempo come realtà e come sogno (il luogo in cui cercare o ritrovare Angelica). Ma non si pensi con ciò ad un’opera oscura e ombrosa; il nuovo film di de Oliveira ha una semplicità e una immediatezza invidiabili e non si può non ricordare la scena più divertente (e più concettuale) del film in cui l’evenemenziale fa la sua improvvisa apparizione sullo schermo: un gatto entra nella camera del protagonista e comincia a fissare un uccellino chiuso in gabbia, viene distratto per un momento dall’abbaiare del cane e poi torna imperterrito a scrutare con curiosità e ingordigia il povero volatile. Questo momento così inaspettato ha comunque la forza di inserirsi appieno nel discorso del film: il gatto altri non è che il riflesso del protagonista, prigioniero dello sguardo di una gabbietta/foto, perché fisicamente impossibilitato ad avvicinarsi ulteriormente.

Lo strano caso di Angelica è tutto ciò, ma è anche un omaggio e una rilettura che de Oliveira fa del suo cinema e della sua lunghissima vicenda biografica. Si pensi agli “effetti speciali” che, con quelle apparizioni di Angelica allo stesso tempo fantasmatiche e materiche, non possono non rimandare a un effetto da cinema muto e si pensi anche al discorso sul lavoro della terra: quest’ultimo, incarnato dai contadini che lavorano ai bordi del fiume Douro, è senz’altro un rimando al primo film di de Oliveira, quel lontano Douro lavoro fluvial del 1928, e la canzone popolare che i contadini dedicano sui titoli di coda al fiume stesso è un momento insieme malinconico e gioioso: in quei versi pare di leggere l’immutabilità dei tempi, la millenaria tradizione di una cultura, di cui de Oliveira con grande modestia vuole ricordarci di non essere altro che un cantore tra i tanti.

Info
Il sito ufficiale americano de Lo strano caso di Angelica.
Il trailer originale de Lo strano caso di Angelica.
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