Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese

Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese

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Presentato fuori concorso a Cannes 63, Tamara Drewe è un film in (di) costume, oltre le parvenze della modernità. Una commedia che sembra attingere al classico, orchestrata con precisione millimetrica dalla sceneggiatura e dai dialoghi di Moira Buffini. Un congegno fragile eppur perfetto che attraversa, come una Mini, la placida campagna inglese, sempre magnificamente ancien régime, immobile e passata.

Il diavolo è ancora femmina

Una giovane giornalista, che lavora  per un noto quotidiano, torna nel suo paesino  natale nella campagna inglese, dove la sua casa d’infanzia è stata appena messa in vendita a seguito della morte della madre… [sinossi]

Con Chéri Frears aveva rispolverato la sua vecchia passione per i film in costume (Le relazioni pericolose). Ora cambia nuovamente rotta. Torna alla contemporaneità e sceglie di ispirarsi a un graphic novel di successo, firmato da Posy Simmonds. Ma, forse, si tratta di un falso movimento. Perché Tamara Drewe – presentato fuori concorso a Cannes 63 – è anch’esso un film in (di) costume, oltre le parvenze della modernità. Una commedia che sembra attingere al classico, orchestrata con precisione millimetrica dalla sceneggiatura e dai dialoghi di Moira Buffini. Un congegno fragile eppur perfetto che attraversa, come una Mini, la placida campagna inglese, sempre magnificamente ancien régime, immobile e passata. Scrittori in crisi, intellettuali costretti a rapportarsi con la working class, vecchie coppie logorate dagli anni e dalla noia, adolescenti inquieti. Le premesse del dramma ci sono tutte, ma occorre qualcosa che faccia da detonatore per far esplodere il conflitto. Ed ecco, appunto, Tamara: l’elemento catalizzante e perturbatore, il corpo che scatena desideri e gelosie e manda in subbuglio l’atavica staticità di una comunità rurale. In un modo o nell’altro, tutte le vicende passano attraverso di lei. Le coppie si fanno e si disfano. Il celebre scrittore Nicholas Hardiment, sin dalla prima occhiata verso quella seducente ragazza, che lascia intravedere le sue grazie dagli shorts ben attillati, ha la percezione del cataclisma che distruggerà il suo matrimonio senza passione. Tamara è la testimone della contemporaneità che irrompe, con la sua furia distruttiva e gioiosa, nel passo lento del tempo andato. È l’agente del cambiamento, perché ha vissuto la trasformazione sul suo stesso corpo. Un naso rifatto è sì una vittoria della società dell’immagine. Ma è anche il segno di un’apertura al nuovo, di un’assenza di timore nei confronti del cambiamento. Non è un caso che l’unica a ‘tenerle testa’ sia una terribile ragazzina, proiettata, per forza di cose, verso il presente e il futuro.

Ecco. Frears, si mette alla ricerca dei segni del cambiamento. E, nascondendosi sotto l’apparenza di una commedia di costume, racconta, implacabile, la definitiva perdita di potere da parte del maschio, incapace di controllare gli eventi, tanto meno di dominare i rapporti di coppia. Nonostante si tratti di illustri scrittori, benemeriti professori universitari, rock star, giovani forti e gagliardi, gli uomini sono alla mercé delle donne. Non ne interpretano i desideri (se non, in misura molto limitata, il timido Glen, invaghito della signora Hardiment) e non ne comprendono i sentimenti. Si atteggiano a ‘uomini’ (appunto), cacciatori in cerca di una preda. Ma è solo una posa, un’illusione alimentata dalle convenzioni sociali, a cui le donne fingono di adeguarsi. La loro posizione, all’interno delle dinamiche relazionali, è sempre passiva, quando non addirittura fallimentare. Hardiment gioca a fare il seduttore, ma rimane, immancabilmente e tragicamente, vittima della sua ipocrisia. Ben fa il figo, contando sul proprio status di sex symbol, ma è solo un povero idiota. E il giovane Andy non può fare a meno di accorrere a ogni piccolo richiamo di Tamara…

Frears ricostruisce un mondo da ‘comics’, un paesaggio di colori accesi e scintillanti, pervaso da una luminosità diffusa, irreale e attraversato da una musica impazzita e contagiosa. È un mondo artificiale, che manifesta, in tutta evidenza, il suo essere set, luogo di finzione, in cui i personaggi si muovono e parlano solo per aderire al loro ruolo. Ma questo luogo da favola è come il naso nuovo di Tamara: un’apparenza che non può modificare la sostanza delle cose. La ragazza, aspirante femme fatale, si riscopre fragile innamorata. Così l’universo dorato della campagna inglese vede, alla lunga, esplodere tutti i conflitti e le tensioni che si muovono sottopelle. È un’operazione di smascheramento condotta ad arte da Frears, che soffia sui nervi scoperti della società col suo humor nerissimo. Il suo sguardo non condanna apertamente, eppure non si mostra mai indulgente. Si muove con una libertà assoluta, che apre squarci di verità (e di imprevisto) in un meccanismo comico a orologeria. Lavora sul conflitto uomo-donna con un nitore e un’eleganza che rimanda alla commedia sofistica americana e gira a ritmi scatenati, come se fosse alle prese con una screwball comedy. Ma non si accontenta di cesellare un gioiello fuori tempo. Perché esplora le forme del desiderio, con un erotismo sottile eppur vibrante. E affonda le mani nel presente e nella vita con un’irriverenza che è, al tempo, un metodo di conoscenza e un atto morale.

Info
Il trailer italiano di Tamara Drewe.
Il trailer originale di Tamara Drewe.
La scheda di Tamara Drewe sul sito di Cannes.
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