Poliziotti fuori

Poliziotti fuori

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Commedia sboccata, demenziale e provocatoria, Poliziotti fuori è perfettamente in linea con le caratteristiche peculiari del cinema di Kevin Smith, e di certo non è adatto a una platea di perbenisti con la puzza sotto il naso.

In nome della legge ridatemi quella figurina!

Due rudi detective del Dipartimento di Polizia di New York s’imbarcano in una rocambolesca indagine per rintracciare una rara figurina del baseball del 1952, trafugata da un gangster ossessionato dai vecchi cimeli e si ritrovano a dover salvare una bella ragazza messicana, che è la chiave per recuperare migliaia di soldi sporchi… [sinossi]

Quando ha cominciato a circolare la voce che Kevin Smith avrebbe diretto il film dal titolo Cop Out (da noi Poliziotti fuori – Due sbirri a piede libero) si è pensato subito a una notizia falsa e tendenziosa, nata per mettere in discussione e demolire la credibilità che si è così faticosamente costruito tra pubblico e critica, grazie ad una filmografia assolutamente fuori dagli schemi e lontana anni luce dalle logiche produttive e narrative delle major americane. A preoccupare non era ovviamente il fatto che tornasse dietro la macchina da presa, perché in tal caso si sarebbe trattato della nona pellicola da regista, a poca distanza dall’ultima fatica Zack and Miri Make a Porno, in sedici anni di carriera iniziata appunto nel 1994 con il travolgente cult Clerks, rivelazione del Sundance Film Festival e premiato alla Semaine de la Critique di Cannes. Piuttosto era l’idea che un cineasta come lui, da noi ancora inspiegabilmente oggetto più o meno misterioso, ma che in patria è considerato il guru della cinematografia indipendente, potesse all’improvviso gettare le armi, issare bandiera bianca e inginocchiarsi al cospetto del potere del Dio Dollaro. Insomma, un colpo al cuore e un vero e proprio tradimento da parte di Smith verso coloro che lo considerano l’ultimo vero baluardo eretto in difesa di una mentalità e di un modo di fare cinema anarchico e orgogliosamente indipendente.

Ma di fronte a Poliziotti fuori si è costretti a ricredersi e le spiegazioni ai mille perché legati ai motivi che hanno spinto il regista americano ad accettare di dirigere il suo primo film prodotto da una major hollywoodiana (la Warner) e soprattutto non scritto da lui (dai fratelli Robb e Mark Cullen), diventano improvvisamente chiare ed evidenti. Si tratta, infatti, di una commedia sboccata, demenziale e provocatoria, perfettamente in linea con le caratteristiche peculiari del suo cinema, di certo non adatto a una platea di perbenisti con la puzza sotto il naso. Quello di Poliziotti fuori è uno script esilarante, spesso volgare (basta pensare alla lunga sequenza nel quale i due protagonisti durante un appostamento notturno si lasciano andare a un dibattito sulla defecazione), a volte dissacrante (il quadro nella casa del cattivone di turno che raffigura Dio che aiuta una scimmia a ribattere una pallina con una mazza da baseball; cosa da niente rispetto a quello che è riuscito a combinare nel  1999 con Dogma), citazionistico dal primo all’ultimo fotogramma (la scena dell’interrogatorio allo spacciatore è da infarto), che sembra cucito su misura addosso a lui. Smith lo fa suo senza esitazione, adottandolo e plasmandolo a sua immagine e somiglianza, tanto che diventa quasi impossibile mettere in discussione la sua paternità, soprattutto quando ci si trova al cospetto delle strabordanti e irresistibili mitragliate di gag dialogiche intrugliate di goliardico brio senza mezze misure. Come sempre dimostra di saper variare i toni del grottesco con il malinconico e il paradossale, senza però prendersi troppo sul serio (guarda ad esempio il meno riuscito Generazione X oppure il funambolico In cerca di Amy). È lì che si vede il tocco inconfondibile di Smith e a giovarne sono sempre i protagonisti dei suoi film, chiamati a mettere in campo tutte le capacità comiche in loro possesso.

La coppia formata da Bruce Willis e Tracy Morgan ne sono la prova evidente. I due danno vita a un duetto di sbirri da antologia, calcati sull’impronta della classica coppia di poliziotti che animano i cosiddetti buddy movie, che dalla serie di Arma letale in poi ha visto macinare centinaia di action-comedy più o meno riuscite (uno su tutti Bad Boys).
Poliziotti fuori  è un mix misurato di azione e gag comiche, perfettamente bilanciate da uno script semplice nella narrazione (plot ridotto ai minimi termini che segue alla lettera lo schema tradizionale del genere al quale appartiene) ma efficace nella messa in scena. Nella filmografia del regista è senza ombra di dubbio l’opera più stabile e calibrata, anche dal punto di vista tecnico-stilistico. Non ci sono quei squilibri che hanno fatto vacillare film come Jay and Silent Bob… fermate Hollywood e Jersey Girl, ma una struttura e una concatenazione ben riuscita di ritmo travolgente, tempi comici perfetti, battute al fulmicotone e acrobazie verbali. Tuttavia non è il miglior Kevin Smith, quello folle e imprevedibile di Clerks, che tramuta in immagini in movimento e in suoni la sua passione per il fumetto. Forse anche per questo Poliziotti fuori  è da considerare una sorta di giro di boa per il regista del New Jersey, in attesa di vedere se si è trattato di una parentesi o di una vera e propria svolta.

Info
Il trailer di Poliziotti fuori.
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