Disco & Atomic War

Disco & Atomic War

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Non fosse per le interviste canoniche che di quando in quando si affacciano all’interno del film, in pochi probabilmente si ricorderebbero di star seguendo una narrazione del reale, inteso nel senso più stretto ed etimologico del termine: e invece ciò che racconta Disco & Atomic War, pur tra mille libertà e voli pindarici, è proprio la storia dell’Estonia tra la fine degli anni ’70 e la dichiarazione di indipendenza pronunciata nel 1991.

La guerra delle antenne

Il documentario di Jaak Kilmi e Kiur Aarma racconta la storia di una strana e particolare guerra dell’informazione, nella quale un regime totalitario si pone faccia a faccia con gli eroi della cultura popolare, e perde. La cultura popolare dell’occidente ha avuto un ruolo incomparabile, in certe epoche, nella formazione della visione del mondo dei bambini sovietici dell’Estonia, in modi che possono apparire oggi piuttosto bizzarri... [sinossi]

Possono Dallas, l’Emmanuelle di Just Jaeckin, Guerre stellari e una spruzzata di sana disco music erodere dall’interno una delle più importanti nazioni della storia umana recente? La prima risposta che risulta naturale, se non perfino immediato, dare è senz’ombra di dubbio un vigoroso e convinto no, ma così agendo si rischia di incappare in un errore di valutazione tutt’altro che trascurabile: a raccontarci la storia all’apparenza impossibile di come il tubo catodico mandò in rovina i piani dell’Unione Sovietica in Estonia sono Jaak Kilmi e Kiur Aarma, rispettivamente trentasette e trentacinque anni. Il primo, nonostante la giovane età, ha alle spalle un curriculum da non sottovalutare, il cui tassello fondamentale, prima di Disco & Atomic War, era rappresentato da un altro documentario, quel The Art of Selling grazie al quale il nome di Kilmi ha iniziato a fare il giro degli addetti ai lavori; il secondo è invece uno scritto prestato alla regia, e nelle vesti di sceneggiatore (e produttore) ha firmato l’altrettanto applaudito Greeting from Soviet Estonia!, documentario del 2007 che in qualche modo può essere considerato il seme da cui ha poi germinato Disco & Atomic War

Un universo cinematografico in fieri, quello estone, e almeno a prima vista decisamente interessato a confrontarsi con il reale: non solo in ambito documentario, verrebbe da dire, come avranno potuto constatare i (non molti) fortunati che hanno avuto in sorte nel corso degli ultimi due/tre anni un incontro con i film dei vari Veiko Õunpuu (Sügisball), Kadri Kõusaar (Magnus), Ilmar Raag (Klass) e Dirk Hoyer (Võõras). E anche Disco & Atomic War non è solo un documentario: per portare davanti alla videocamera la storia di come il pensiero imperialista occidentale si sia fatto via via largo tra i giovani estoni, letteralmente rapiti dall’opulenza che trasudava (e trasuda, ahinoi) dalle immagini televisive che venivano captate dalla vicina Finlandia, Kalmi e Aarma non si accontentano del solito tran-tran di esperti, storici, sociologici impegnarsi a lavorar di staffetta per donare una consistenza al discorso intrapreso. Non basta che l’intero excursus venga condotto con mano sicura dalla voice over di Kilmi, protagonista inconsapevole all’inizio degli anni ’80, ancora bambino, del fenomeno sopra citato: l’intera messa in scena viene messa a soqquadro, in un vero e proprio atto di teppismo volontario. Tra immagini di vita familiare del regista e folli immersioni in un blob multicolore abitato di telefilm (Dallas, ma anche Supercar con un giovane David Hasselhoff), programmi televisivi, talk show, tristi telegiornali di regime, found footage dell’Unione Sovietica dell’era capitanata da Leoníd Il’íč Bréžnev, il duo ha anche la capacità (o la sfrontatezza,dipende dai punti di vista) di andarsi a scontrare perfino con la fiction dura e pura. Perché Disco & Atomic War, per rendere con maggior forza e convinzione alcuni passaggi salienti, si trasforma in una vera e propria commedia nera, spy story sui generis, connotata da quella sottile follia eversiva, sardonica e disillusa, che rappresenta da sempre uno dei punti essenziali della poetica di Aki Kaurismäki. E proprio la filmografia del regista di Calamari Union, Leningrad Cowboys Meet Moses e Nuvole in viaggio sembra esser stata studiata con certosina attenzione da Kilmi e Aarma, pur venendo qui a mancare proprio l’elogio del mito socialista che serpeggia più d’una volta tra le pieghe delle opere di Kaurismäki: per il resto però il ritmo e lo spirito caustico con cui viene affrontata la storia ricordano da vicino l’humus culturale del cineasta nativo di Oromattila.

Non fosse per le interviste canoniche che di quando in quando si affacciano all’interno del film, in pochi probabilmente si ricorderebbero di star seguendo una narrazione del reale, inteso nel senso più stretto ed etimologico del termine: e invece ciò che racconta Disco & Atomic War, pur tra mille libertà e voli pindarici, è proprio la storia dell’Estonia tra la fine degli anni ’70 e la dichiarazione di indipendenza pronunciata nel 1991 – casualità tra le casualità, proprio l’anno in cui a Tallin fu trasmesso l’ultimo episodio di Dallas. Un viaggio magmatico, doloroso e ironico, beffardo e surreale, che rappresenta un grido di libertà assoluto, capace di attaccare tanto la macchina capitalistica quanto allo stesso tempo di sbeffeggiare proprio quei paladini dell’illusoria libertà del potere televisivo, tra i regimi più difficoltosi da combattere (e ne sappiamo qualcosa dalle nostre parti…). Quella riga finale, che ricorda come, una volta caduto l’URSS, un’altra Guerra Fredda sia cominciata, vale probabilmente di mille documentari d’inchiesta. 

Info
Il trailer di Disco & Atomic War.

  • Disco-and-Atomic-War-2009-Kilmi-Aarma-02.jpg
  • Disco-and-Atomic-War-2009-Kilmi-Aarma-01.jpg

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