The Twilight Saga: Eclipse

The Twilight Saga: Eclipse

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Patinato fino alle estreme conseguenze, The Twilight Saga: Eclipse finisce ben presto per prendere le forme di una love story prevedibile e scontata, abbarbicata inutilmente alla sua supposta “diversità”.

Assassini Neonati

La vampira Victoria ha creato un esercito di succhiasangue “neonati” pronti a combattere la famiglia Cullen per uccidere Bella. Inoltre la ragazza è costretta a scegliere tra la sua relazione sentimentale con Edward e l’amicizia con Jacob… [sinossi]

Fra tutte le saghe fantasy proliferate all’interno del mercato editoriale nel corso degli ultimi anni, quella partorita dalla mente di Stephanie Meyer da Hartford, Connecticut, è senza dubbio una delle meno affascinanti. Non ce ne vogliano le schiere di idolatranti fan di Twilight e dei suoi seguiti, ma i quattro volumi che raccontano le disavventure sentimentali e umane di Isabella Swan e del suo amato vampiro Edward (cinque, considerando anche lo spin-off di Eclipse, La breve seconda vita di Bree Tanner, dato alle stampe dai tipi della Fazi proprio in questi giorni) sembrano in più di un’occasione versioni vagamente orrorifiche di classici della Harmony.

Non c’è in fin dei conti molto da stupirsi dunque se le trasposizioni cinematografiche puntualmente portate a termine dagli sforzi della Temple Hill non hanno finora avuto modo di segnalarsi per la loro originalità o per la potenza visionaria. Il problema è infatti alla base dell’intero progetto: la saga di Twilight, prima sulla carta e poi nella sua versione in celluloide, non possiede infatti la capacità e l’intelligenza necessarie per lavorare a una profonda e coraggiosa palingenesi delle forme e della prassi del genere. Nella sua spinta, persino ansiogena, all’inseguimento di un pubblico cresciuto a pane e MTV, l’opera perde di vista fin troppo presto le sue potenzialità espressive per accontentarsi di una monocorde e stantia riflessione sulle più basilari regole delle storie d’innamoramento e seduzione. In questo terzo capitolo, nonostante si faccia sempre più pressante la minaccia di Victoria, decisa a vendicarsi del suo compagno di (non) vita ucciso dai Cullen nel primo episodio, tutta l’attenzione viene costantemente rivolta al prevedibile triangolo amoroso che vede Bella divisa tra il vampiro Edward e il licantropo Jacob. Così, mentre a Seattle un’orda di vampiri “neonati” fa scempio della cittadinanza – in rigoroso fuori campo, ça va sans dire – la macchina da presa rimane incollata a situazioni che ben presto iniziano francamente a mostrare la corda: non solo per la sempre più annichilente deficienza espressiva del trio di protagonisti (messi in posa prima ancora che in scena), evidenziata ulteriormente dallo scontro con una pletora di cameo più o meno prestigiosi, ma per un vuoto sinottico che risulta davvero arduo colmare. Nelle due ore in cui si svolge il film, sono davvero pochi i passaggi essenziali della storia. E questo non perché The Twilight Saga: Eclipse risulti particolarmente bolso, sia chiaro: il film ha un ritmo interno piuttosto sostenuto, un montaggio fluido, un’ottima fotografia affidata alle cure di Javier Aguirresarobe (un passato a fianco di Pedro Almodóvar e Alejandro Amenábar). Ma a parte questo? Sradicato, come è stato detto poc’anzi, dal suo primigenio istinto horror, ripulito da qualsivoglia sporcizia – sangue, terriccio, sudore, ogni umore viene poco per volta prosciugato, neanche dovessimo trasformarci noi stessi negli algidi membri immortali della famiglia Cullen –, svuotato di ogni possibile riallaccio ideale con l’epos di stampo classico, patinato fino alle estreme conseguenze, The Twilight Saga: Eclipse finisce ben presto per prendere le forme di una love story prevedibile e scontata, abbarbicata inutilmente alla sua supposta “diversità”. Una diversità misurabile solo nei limiti della lunghezza anomala dei canini, nel colore degli occhi, nella sovrabbondante peluria dei licantropi e nell’imbestialita sete di sangue dei neonati: per il resto, materiale buono per uno sceneggiato di second’ordine, o per una telenovela pensata a uso e consumo di un pubblico adolescente. Non c’è dubbio alcuno che la ricetta abbia funzionato, così com’è certo che colpirà nel segno anche stavolta e nel conclusivo Breaking Dawn diviso, com’è oramai prassi, in due parti: il fenomeno Twilight colpisce nel segno non tanto perché le giovani generazioni si stiano improvvisamente avvicinando al genere fantasy e horror, quanto piuttosto perché all’interno del mondo creato da Stephanie Meyer ritrovano la stessa semplicità di linguaggio e il medesimo approfondimento psicanalitico sulle relazioni interpersonali che inchiostra le pagine dei vari Cioè e fa capolino dai format televisivi pomeridiani.

Ciò che piuttosto preoccupa, semmai, è la deriva spudoratamente reazionaria e bigotta che prende la pellicola diretta da David Slade (che delusione la carriera di questo quarantenne, iniziata nel lungometraggio con il bel Hard Candy e naufragata, prima ancora che con il film in questione, con l’altrettanto vampiresco 30 giorni di buio, tratto dalla celebre serie a fumetti 30 giorni di notte di Steve Niles e Ben Templesmith): la versione dell’amore che ci dà The Twilight Saga: Eclipse è quella di una completa abnegazione femminile tesa alla soddisfazione dei voleri del compagno, in cui il libero arbitrio perde forza ed efficacia a favore di un’accettazione totale e indiscutibile dell’amato e il sesso si trasforma in una sorta di tabù cui solo il matrimonio può porre rimedio. Più che una rilettura contemporanea dell’ideale romantico ottocentesco, a noi sembra una retrograda restaurazione dei più biechi cliché del maschilismo sciovinista: nel quarto episodio letterario la Meyer ha proposto la sua visione conservatrice su temi quali la violenza domestica e l’aborto, vedremo in che modo troveranno spazio sul grande schermo. Per ora, a parte tutto, l’unica reazione che abbiamo di fronte al clamoroso successo dei libri e dei film, è una risata sorta spontaneamente al pensiero di coloro che hanno elevato il nome della Meyer accanto a quelli di J.R.R. Tolkien, Philip Pullman, J.K. Rowling e Ursula K. Le Guin: come si affermava in un celeberrimo film degli anni novanta “non è lo stesso campo da gioco, non è lo stesso campionato, e non è nemmeno lo stesso sport”.

Info
Il trailer di The Twilight Saga: Eclipse.
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